Laura Schirosi – Biologa molecolare di ritorno in Puglia.

Laura Schirosi, Laurea in Biotecnologie Mediche, dottorato di ricerca in Biotecnologie e Medicina Molecolare e specializzazione in Patologia clinica. A 19 anni lascia Nardò per studiare a Modena. Torna a 31 anni, vive a Lecce e lavora a Bari.

LauraSchirosiPer quale motivo sei tornata al Sud?
“Sono partita per Modena, come tanti ragazzi, subito dopo la maturità. Volevo studiare Biotecnologie Mediche, corso di laurea esistente, fino a quegli anni, in pochi atenei italiani e soprattutto con accesso a numero chiuso. Così dopo aver tentato i test d’ingresso in due atenei emiliani, nelle città di Modena e Bologna, i risultati del test hanno favorito il primo ateneo a discapito del secondo, forse più gettonato ed anche da me in un certo qual modo preferito, per questa prima esperienza lontano da casa. Con il senno di poi sono contenta sia andata così, perché l’esperienza di vita a Modena è stata bellissima, professionalmente ed umanamente. Dopo la laurea, sono rimasta per i 3 anni di dottorato di ricerca in Biotecnologie e Medicina Molecolare e per i 4 anni di assegno di ricerca che si sono susseguiti, durante i quali ho potuto fare anche la scuola di specializzazione in Patologia Clinica. Ma, per quanto potessi starci bene a Modena, era pur vero che non l’ho mai sentita realmente “casa mia” e non si sono mai create le condizioni perché diventasse tale. Negli ultimi tempi, poi, iniziava sempre di più a pesarmi il fatto di dover prendere quel treno, dopo i brevi o lunghi periodi di vacanza, che mi riportava ogni volta verso il nord, anche se per lavoro. Così appena l’Università, come spesso accade, non ha più avuto i fondi per rinnovare il mio contratto di ricerca, completato il mio percorso di studi e professionale, ho capito che era arrivato il momento di ricominciare. E dove, se non con un ritorno al sud?”

La tua valigia del ritorno è piena di…
La mia valigia del ritorno era piena di voglia di “ripartire”, di ricominciare, ma soprattutto di poter mettere a frutto tutta l’esperienza professionale acquisita in quegli anni, per il “mio” sud. Sì, perché, in fondo, ho sempre coltivato questo desiderio, di poter dare il mio piccolo contributo a quel sud così bistrattato, soprattutto nel campo della sanità, evitando magari i viaggi della speranza a chi doveva farsi curare, soprattutto, a chi doveva attendere l’esito di un esame per settimane o mesi perché il campione era stato mandato fuori per ulteriori accertamenti. Io qualcosa sapevo fare e forse si poteva fare, al sud. Ma la paura di scoprire che tutto ciò non fosse possibile c’era. Ricordo che durante il primo periodo, mentre inviavo il curriculum in vari centri e ricercavo il posto migliore dove l’esperienza acquisita potesse essere messa a frutto (e non essere gettata alle ortiche pur di restare a tutti i costi al sud), tenevo sempre e comunque mentalmente aperto uno spiraglio, pronta a ripartire di nuovo, con la mia valigia, verso altri posti, di nuovo al nord, se mi fossi resa conto che non potevo farcela.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Positivo sì. Ora a distanza di 7 anni lo posso dire. Perché finalmente si è realizzato pienamente il mio percorso professionale. Ho firmato da poco un contratto a tempo indeterminato come Dirigente Biologo presso l’IRCCS Istituto Tumori “G.Paolo II” di Bari. Ho ricreato una cerchia di amicizie, vivo a Lecce in un piccolo appartamento tutto mio, faccio la pendolare per scelta, almeno per ora… poi chissà. Godo del clima e del mare, due delle cose che mi mancavano di più quando ero al nord. Apprezzo la qualità della vita che il sud mi offre, nonostante i suoi limiti, perché non tutto è perfetto.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“All’inizio non è stato affatto facile. Ritornare, anche se nella terra in cui sei nata, vuol dire necessariamente ricominciare. Tutto si azzera, perché le persone che hai lasciato non è detto che siano quelle che credi, non è detto che siano disponibili a riaccoglierti, anche se nel tempo hai mantenuto i rapporti. Per me poi era quasi inevitabile la scelta di continuare a vivere fuori da casa, dopo tanti anni che già lo facevo, perciò non sono rientrata nel mio paese di origine ma ho scelto di vivere a Lecce, città che mi era sempre piaciuta ma in cui di fatto non avevo mai vissuto e che non conoscevo approfonditamente. Unico punto di riferimento incrollabile, soprattutto nelle difficoltà, ed imprescindibile è sempre stata la mia famiglia, i miei genitori. Non è stato facile neppure da un punto di vista professionale, perché subito è stato chiaro che lesperienza che avevo maturato ed acquisito negli anni serviva, era utile, ma ciò non si accompagnava ad un altrettanto adeguato inquadramento professionale. Molto “volontariato”, poche certezze. E poi ti scontri purtroppo con la mentalità di chi è sempre “rimasto al sud”, che vuol dire essere rimasto sempre chiuso in sé stesso e fermo nelle proprie convinzioni. Secondo me, questo è il vero “male” del sud. Ti senti un po’ come “Don Chisciotte contro i mulini a vento” e cerchi chi ha fatto la tua stessa esperienza, chi è andato via ed è ritornato, sperando che l’unione faccia la forza… ma a volte ciò non è sufficiente per sconfiggere un sistema così ben radicato. Nonostante tutto, ed un po’ di sconforto nei primi anni, neanche per un solo istante mi sono pentita di essere tornata. Mi piaceva la qualità di vita che potevo avere: il sole, il mare e poi avevo la mia famiglia, i primi amici ed un sogno in cui credere. Un sogno che volevo diventasse reale, a costo di fatica e sacrifici. Così ho iniziato a fare concorsi, in lungo ed in largo, finché non è arrivato prima un contratto a progetto a Bari come ricercatore, poi un incarico a tempo determinato come dirigente biologo ed infine la tanto attesa firma su un contratto che metteva finalmente definitivamente fine al lungo precariato.”

Di cosa ti occupi?
Sono una Biologa che esegue esami di biologia molecolare in ambito oncologico. Servono per la caratterizzazione diagnostica delle neoplasie maligne, tumori solidi ed ematologici, e per poter scegliere di conseguenza la terapia migliore per ogni paziente. E’ un campo in continuo sviluppo, perché per fortuna la medicina fa grossi passi in avanti in questo senso. Mi piace l’idea di poter essere utile, nel mio piccolo, a chi sta affrontando questo tipo di malattia, di far parte di un’equipe di professionisti che prendono in cura il paziente. L’idea di essere sempre aggiornati, al passo con i tempi, e di introdurre indagini diagnostiche innovative, in linea con le nuove “target therapy”, rappresenta uno degli stimoli principali del mio lavoro.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Sicuramente il clima ed il mare, perché queste due cose proprio a Modena non c’erano. Non ci si abitua mai al cielo grigio che a volte dura intere settimane, ed invece quando compare un raggio di sole in un cielo limpido è inevitabile pensare: “questa è proprio la giornata ideale per un giro a mare”… ma il tuo mare non c’è. E poi la famiglia, l’idea che i tuoi genitori diventando grandi possano aver bisogno di te… di non esserci. A Modena comunque ho trascorso anni bellissimi, quelli universitari, con la mia “seconda famiglia”, quella delle coinquiline, degli amici, che sono poi quasi tutti del sud, venuti, come me, a studiare al nord. Ed anche i pochi amici modenesi, quelli doc, scopri che amano il sud, che vengono in vacanza lì, dalle tue parti, per cui hai la certezza che continuerai a vederli, anche se meno, perché ciò che ha fatto parte di te non puoi dimenticarlo per sempre.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
Penso, ed ho sempre pensato, che bisogna “partire per poi ritornare”. Solo così si può apprezzare realmente da dove si viene, le proprie radici, e nel frattempo si percorre un viaggio, che fa parte della vita, fondamentale sia per la propria crescita umana che per quella professionale.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
E’ importante che chi torna non si senta solo, spaesato. Si possono creare opportunità di incontro e di condivisione tra chi torna, chi è già tornato, chi vuole farlo ed ha paura di farlo. A volte anche solo il parlarne aiuta.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Creare eventi sul territorio per permettere di conoscere sempre più l’esistenza di questa realtà. Creare motivi di incontro, per far capire che il ritorno è possibile, per essere d’aiuto a chi pensa di volerlo fare o deve scegliere se farlo.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Ringrazio Marianna, conosciuta come moderatrice alla presentazione del libro di un amico comune a Nardò, che mi ha permesso di conoscere l’esistenza di questa realtà. Siccome mi sono subito riconosciuta, come promesso, appena tutto si è concretizzato ho mantenuto la parola di scrivere, perciò eccomi qui… perché spero che possa essere realmente d’aiuto, perché io come voi credo nel sud e credo che il ritorno al sud sia possibile, perché il “Sud è molto più del semplice sud.”

Bentornati al Sud

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Rosanna Petruzzi

Rosanna Petruzzi, Laurea in Economia e Commercio. A 25 anni lascia Conversano (BA) per frequentare un corso a Bolzano. Successivamente si trasferisce a Roma per lavoro.  Torna a 33 anni nella sua città natale.

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Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Per realizzare il sogno di mettere a posto la casa di campagna e aprire un bed and breakfast.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Una nuova forma mentis, più aperta e orientata al risultato, che mi ha aiutato nel concretizzare gli obiettivi e che mi aiuta nella gestione attiva del mio lavoro.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Per lo stile di vita più tranquillo, per la possibilità di vivere più da vicino la famiglia e gli amici.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“La mancanza di servizi adeguati, la cattiva gestione della cosa pubblica, la mentalità più ristretta del paese. La Puglia sta crescendo tantissimo dal punto di vista turistico, ma c’è ancora tanto da fare. Dovremmo capire che la cura del territorio è importante se vogliamo continuare sulla strada dell’accoglienza e del turismo.”

Di cosa ti occupi?
“Sono riuscita nel mio progetto, vivo in campagna e gestisco un bed & breakfast nella casa in cui vivo con mio marito e il nostro piccolo Paolo: B&B Quattrolinari.

Mi piace camminare in campagna, ci vado con i mie due cani, coltivare l’orto, cucinare cibi sani in compagnia di mio figlio.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Io ho cambiato totalmente stile di vita, dai ritmi incalzanti della città e della vita da ufficio, mi occupavo di controllo di gestione in una grande azienda, sono passata alla vita in campagna a gestire una nuova attività prevalentemente stagionale, qual è quella di un B&B. All’inizio non è stato facile, ma col tempo ho capito che è stata la scelta giusta per me!”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancavano i colori e gli odori della mia terra, mi mancherà un po’ il caos di Roma! 🙂 “

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì. Sapere che altri hanno fatto la stessa scelta di vita, cioè quella di tornare nella propria terra, può essere stimolante e rassicurante al tempo stesso.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Vivere fuori ti va vedere, al ritorno, la tua terra con occhi diversi, e magari dal confronto con chi ha vissuto questa stessa esperienza, possono nascere idee costruttive.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
Credo che un’esperienza di studio o lavoro fuori casa sia necessaria per crescere e migliorare se stessi.

Bentornati al Sud

Asuncion Yanutolo Fernandez

Asuncion Yanutolo Fernandez, Laurea in Scienze della Formazione. A 27 anni si trasferisce in Calabria, da León in Spagna, per amore.

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Perché hai scelto il Sud?
“Io in realtà non ho scelto il Sud, ho scelto mio marito! E’ stato lui a scegliere il Sud, dalle Marche, per lavoro. Poi insieme abbiamo convenuto che sarebbe stato il posto adatto per creare una famiglia.”

La “valigia” che hai portato con te è piena di…
“Piena di esperienze lavorative e di vita da Nord a Sud della Spagna. Piena di illusione per l’inizio di una nuova avventura in una terra della quale poco tempo prima non avevo sentito quasi parlare. Non sapevo niente della Calabria tranne quello che mi raccontava il mio ragazzo, e le deliziose cose che avevo già assaggiato nella sua casa di studente, come la parmigiana della nonna…”

Ad oggi, il bilancio è positivo o negativo? Ci puoi spiegar il perché?
“Positivo.
Perché ho fatto delle scelte drammatiche delle quali sono totalmente soddisfatta: andare a vivere in campagna quando avevo sempre vissuto in città, lasciare la mia vecchia professione e dedicarmi per intero al nostro progetto, che mi dà tante soddisfazioni.
Perché ho un mare, una natura e un clima da sogno.
Perché abbiamo creato una famiglia, con due figli nati in Calabria.
Perché sono cresciuta come persona mettendomi sempre in gioco e confrontandomi per apportare del mio qua, e mi sono creata una mia “vita di spagnola” in Calabria.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà?
“Le difficoltà sono tante, quelle legate ad un sistema non troppo funzionante e le difficoltà legate al fare impresa. All’inizio la difficoltà maggiore era soprattutto quella di trovare la propria dimensione, questa si è risolta man a mano che passava il tempo. Davanti alle difficoltà, consiglierei di mettersi in gioco, cercare le persone che condividono le tue passioni, girare, muoversi, conoscere gente, provare a rompere insieme barriere e preconcetti e andare oltre, per trovare il proprio posto nella nuova terra.”

Di cosa ti occupi?
“Siamo imprenditori, mio marito ha un’azienda agricola e un agriturismo, Calabrialcubo. Io sono una delle socie del birrificio artigianale ‘A Magara.

Ho tante passioni legate al nostro lavoro: il cibo, la ristorazione, le birre artigianali, l’olio extravergine, il vino, i viaggi… In più lo yoga, ho organizzato un piccolo gruppo con un insegnante nel paese dove viviamo, da ormai quattro anni.”

Quali sono le differenze che reputi più importanti, tra la tua precedente città e quella attuale nel meridione?
La vita sociale nel meridione, almeno da queste parti, è molto legata alla famiglia e a gruppi abbastanza strutturati da tempo. Si esce poco per strada e si sta più a casa in famiglia. In Spagna la vita sociale è molto più attiva e si fa di fuori, si sta di fuori, per strada, nei parchi, nelle piazze, si vive di più la strada.”

Quale sarà la cosa che più ti mancherà?
“Ci sono momenti nei quali ovviamente mi manca la mia famiglia e mi manca la Spagna in generale, il casino, la gente…. a volte mi manca la città, la scelta culturale.. ma per fortuna vivo molto vicina all’aereoporto!”

Suggeriresti ai tuoi amici la tua città al Sud?
“Non potrei, ma perché è una scelta di vita la mia, non potrei consigliare a nessuno di farla. Ma certamente sì la suggerirei per farsi delle bellissime vacanze, e di fatto lo suggerisco a tutti quanti!”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Grazie al mio lavoro, io spagnola, sono diventata un buon ospite del Sud per le persone di tutte le nazionalità e del Nord d’Italia che scelgono di trascorrere le sue vacanze nel nostro agriturismo. Aiuto loro a scoprire le meraviglie di questa terra. E porto anche la Calabria e Nocera Terinese (CZ) in giro per il mondo, durante le fiere e i viaggi di lavoro, con i nostri prodotti e con i premi che riceviamo con le nostre birre.”

Una rete tra tornati e benvenuti al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi si trasferisce?
“Sì. Moltissime delle persone con le quali mi relaziono abitualmente sono tornate o trasferite, sono un appoggio costante nella mia vita per i tanti punti in comune.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Creare un gruppo dove poter conoscere persone in condizioni simili alla propria, e scoprire che sono anche vicine fisicamente. Lanciare degli argomenti di interesse generale per tutti i tornati e benvenuti.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Mi hanno, da poco, fatto notare che se sono qua da 12 anni sarà perché ho fatto la scelta giusta, in effetti non ci penso spesso, ma è così. Ho scelto il Sud e il Sud ormai è la mia casa. Non sono più una straniera in terra lontana, ma la straniera di casa. Per vivere bene scelte di questo tipo bisogna trovare la propria dimensione, prendere tutto il positivo che il nuovo paese ci può dare, e tirare fuori il meglio di se stessi se si pensa che qualcosa potrebbe migliorare, apportando la propria esperienza.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Benvenuti al Sud?
Tamara Marques Casey. Ares Guasch. Ana Benitez. Esperanza Martin Garcia.

Bentornati al Sud

Marianna Bonghi

Marianna Bonghi, Laurea vecchio ordinamento in Scienze Politiche indirizzo Politico Sociale presso l’Università degli Studi di Bari. A 30 anni lascia la Puglia, per motivi di lavoro, e si trasferisce a Milano. A 37 anni torna a Lucera (FG) sua città natale.

Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Perché solo partendo dalla mia terra potevo ricominciare.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Non ho aspettative. So solo che sono ripartita dalle cose e dalle persone che avevo lasciato e mi sono scoperta autentica. Qui ho la libertà di essere me stessa: imperfetta e con i piedi piantati sulle nuvole. Mi sento libera quindi di sbagliare. Ed è una grande conquista!”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Il mio rientro è stato difficile. Sono vissuta a Milano e fortunatamente ho sempre lavorato in realtà dinamiche e interessanti. Qui riscontro difficoltà sopratutto nel campo professionale, ma sono positiva sui cambiamenti che ci possono essere. C’è tanto fermento ed entusiasmo tra i giovani e i giovani adulti e questa sensazione mi carica molto. A livello personale però sto meglio, molto meglio: ho raggiunto traguardi che onestamente non avrei raggiunto a Milano. Sono contenta anche se consapevole delle difficoltà di vivere in una provincia, quella foggiana, che ha più freni rispetto alle altre province pugliesi.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà sono state nel lavoro. Sono una giornalista che si occupa di comunicazione istituzionale. Ora lavoro per un’associazione di categoria, ma trovo piccoli ostacoli proprio perché all’interno delle realtà lavorative la mia professione viene vista come qualcosa di non concreto dove ognuno può dire la sua. Invece è un mestiere e come tale si impara sul campo, facendo errori e sperimentando.

Come fare per superare le difficoltà del rientro? Ripartire dalle cose che si erano lasciate, anche dagli amici e scoprire quanto amore c’è ancora in loro. Personalmente il mio punto di svolta è stato l’incoraggiamento di un amico che, ahi lui! crede nelle mie capacità professionali, a collaborare alle Feste patronali della mia città. Ho usato le mie competenze e all’improvviso mi sono sentita di nuovo – dopo un periodo non proprio semplice per me – incoraggiata e felice. Alla fine, mentre guardavo lo spettacolo pirotecnico di chiusura con le persone che più mi erano state vicine durante la preparazione della festa, mi sono sentita nuovamente ridere dentro. Proprio per questo motivo la mia è stata un’estate da incorniciare e ho avuto la fortuna di collaborare con piccoli e grandi talenti, creativi e disponibili, che mi hanno donato una carica di buon umore.”

Di cosa ti occupi?
“Sono una giornalista e negli ultimi anni ho lavorato per importanti uffici stampa e tuttora lavoro nel campo della comunicazione istituzionale. Amo scrivere, raccontare ciò che vivo e confrontarmi sui temi della cittadinanza, della politica e del futuro. Il mio obiettivo? Vorrei provare, con il racconto o attraverso il mio spirito allegro, a far emergere ciò che di bello mi arriverà da questa inversione a U che ho fatto nemmeno un anno fa. Per esempio mi piacerebbe raccontarvi di una poetessa e di un librario. Chissà…”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancava la vita all’aria aperta, la facilità dell’incontro. Quello che mi manca di Milano è la sua capacità di funzionare e di realizzare anche l’impossibile, oltre che il suo dinamismo. Milano sarà sempre una parte importante del mio cuore: lì ho lasciato una grandissima amica e professionista che mi ha dato tanto. Grazie Veronica!”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Sono felice, nonostante tutto.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì. Farei più momenti di incontro. Ritrovarsi e anche farsi più coraggio perché in fondo ce ne vuole!”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Rafforzerei la parte in cui si comunicano le offerte di lavoro.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
Ritrovarsi è sempre un gran bel viaggio.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
“Mi trovo in difficoltà a darti questa risposta, purtroppo conosco tante persone capaci che però sono ancora al Nord. Riportiamole al Sud!”

Grazie Marianna!!

Bentornati al Sud

Marta Tardáguila del Castillo

Marta Tardáguila Del Castillo, 29 anni. Laureata in Storia dell’Arte, a 25 anni lascia Madrid e si trasferisce a Bari per iniziare una nuova vita.

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Perché hai scelto il Sud?
“Ho conosciuto Bari nel 2010 grazie ad una borsa di studio Erasmus. Sono sincera, non era stata la mia prima scelta. Non sapevo nemmeno dove fosse. Però il destino ha voluto che io mi trovassi qui, ed è stata una piacevolissima sorpresa. Ho trovato una realtà completamente diversa da quella in cui sono cresciuta. Penso che ogni persona cerchi sempre l’opposto di quello che già conosce, perché si sa, non ci accontentiamo mai. Per questo motivo, per me che sono nata a Madrid e ho sempre vissuto lì, trovare una realtà piccola e a misura d’uomo dove ci vuole molto poco per avere tanto, è stato molto importante. Poi è stata anche la città che all’età di 21 anni mi ha regalato quel pezzettino di “indipendenza” che significa l’Erasmus, e questo non si dimentica mai. Dopo essere stata per circa dieci mesi in questa città, sono tornata in Spagna anche se non me ne sono mai andata completamente perché a Bari ho anche trovato quello che è ancora oggi l’amore della mia vita. Quindi insieme ci siamo trasferiti a Madrid, io a malincuore e lui molto volentieri, ma le cose non sono andate come ci aspettavamo e alla fine nel 2013 siamo tornati qui.”

La “valigia” che hai portato con te è piena di…
“Potrei dire vuota. Vuota perché per me tornare qui è stato come una rinascita. Dopo aver provato a costruirci una vita a Madrid, ma senza successo, dopo due anni di continua lotta per poi ritrovarci sempre a mani vuote, quando finalmente abbiamo deciso di tornare mi sono lasciata tutto alle spalle per andare incontro a quello che più volevo: vivere serenamente la mia indipendenza, la mia vita. E sapevo bene che Bari mi avrebbe dato quello di cui avevo (avevamo) bisogno. Un attimo di respiro. So che molti penseranno che sono pazza (“da Madrid a Bari!”) ma a quel punto della mia vita avevo bisogno di questo.”

Ad oggi, il bilancio è positivo o negativo?
“Positivo ovviamente, altrimenti non sarei rimasta tutto questo tempo. Quando parti da zero non può che andare bene perché puoi soltanto crescere. Non avevo grandi pretese quando sono venuta. L’unico mio obiettivo era quello di vivere. Purtroppo o per fortuna io, come molti miei coetanei, sono cresciuta senza pensieri né preoccupazioni, e questo spesso ha portato a una certa mancanza di identità. Ecco cosa cercavo io: la mia identità. E l’ho trovata.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà?
“Le difficoltà ci sono state, soprattutto all’inizio, ma non più di tanto. Per fortuna non sono mai stata sola. Sia la mia famiglia che la famiglia del mio fidanzato ci hanno sempre sostenuti ed aiutati in tutti i modi e questo ha contribuito a rendere tutto più facile.”

Di cosa ti occupi?
“Ho avuto la fortuna di incontrare Antonella Sardelli (Antonella è una #BaS che abbiamo intervistato lo scorso anno: qui la sua storia), amante dello spagnolo nonché responsabile del Centro de Estudios Lingüísticos e presidente di DICUNT e dell’Associazione Italo-Spagnola (denominata ACIS BARI). Ho iniziato a collaborare con lei quasi da subito e attualmente mi occupo delle lezioni di spagnolo per italiani. A parte questo, sono sempre impegnata nelle diverse attività che organizziamo per la diffusione della cultura spagnola. Sono anche socia fondatrice dell’associazione culturale DICUNT, membro del suo coro, insomma, un sacco di belle cose. Poi nel mio tempo libero c’è sempre qualche vestito da cucire, qualche sciarpa da finire, o qualcosa da creare…”

 

Quali sono le differenze che reputi più importanti, tra la tua precedente città e quella attuale nel meridione?
“Innanzitutto le dimensioni. Io sono di Madrid, una grande città dove tutto è grande, lontano, impersonale. Per quanto sia una bella città, queste sono le cose che più mi rendevano difficile la vita lì, soprattutto dopo aver vissuto in una città come Bari, piccola, a misura d’uomo, dove tutti si conoscono, o quasi (anche se devo dire, a questa cosa non mi sono ancora abituata!!!). A Bari, lo dico e lo dirò sempre, la vita è più facile.”

Cosa ti manca maggiormente?
“Evidentemente la famiglia e gli amici, quelli più vicini. Anche se la maggior parte degli amici sono anche loro fuori dalla Spagna. Insomma, mi manca non avere vicino le persone più care, ma per il resto, non mi manca proprio niente.”

Suggeriresti ai tuoi amici la tua città al Sud?
Io sì, la suggerirei, a chi come me non riesce a trovare il suo posto nel mondo. Credo che questo sia un bel posto da dove iniziare, un bel punto di partenza. Poi qui c’è il mare, qualcosa che per noi madrileni è veramente un lusso. Anziché prendere la metro per andare in centro, ti fai una passeggiata sul lungomare. Cos’altro vuoi?”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Che dire, la mia storia a Bari è molto personale e capisco che non tutti la pensino come me. Ognuno di noi cerca cose diverse dalla vita, e quello che cercavo io l’ho trovato qui. Ciò non toglie che un domani ci siano altre domande ed altre città pronte a darmi una risposta… ¡Nunca se sabe!”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Bellissima iniziativa che ci dà l’opportunità di raccontare e condividere le nostre esperienze personali.”

Una rete tra tornati e benvenuti al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi si trasferisce?
“Per quanto mi riguarda, condividere le esperienze può fornire un sostegno morale a chi arriva, la prova che ce la si può fare.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Potrebbe mettere in contatto gli stranieri che vivono stabilmente a Bari e questo potrebbe essere l’inizio di tante belle cose.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Benvenuti al Sud?
Alberto De La Lama Carbajo

Grazie Marta!

Bentornati al Sud