Ritorno alla Festa

“Non sono tornata al Sud per amore di questo luogo o della mia città natale. No, sono tornata al Sud per una delusione d’amore. A quasi 40 anni non sono riuscita a pensare a qualcosa di diverso che non fosse ritornare a Lucera da Milano.

Ho pensato alla mia città in un pomeriggio in cui tutto era buio, in cui anche le lacrime erano finite. È stato un pensiero istintivo, automatico, così feroce che non mi ha lasciato nei 5 mesi in cui ho vissuto a Milano da sola.

Il lavoro nella città lombarda ti avvolge e, se sei fortunata come lo sono stata io, vivi esperienze professionali che ti cambiano, ti arricchiscono e ti aiutano a crescere.

Sono tornata che era Natale, triste, tesa, ma più di tutto arrabbiata, con i pugni stretti ai lati del mio corpo.

Il trasferimento è coinciso con una nuova chiamata di lavoro a Foggia in un’associazione di categoria, sempre comunicazione, sempre ufficio stampa perché se la sensazione era che lui mi avesse tolto tutto che almeno mantenessi ciò che più mi caratterizza: la mia professione di giornalista.

Sono stati mesi in cui ho combattuto, in cui ho alzato più volte il sopracciglio perché le cose non andavano, non funzionavano, in cui mi sono chiesta tante volte perché non avessi resistito, perché non camminavo su quelle strade con i palazzi importanti in cui ormai ero abituata a passeggiare.

Sono passati i mesi e man mano ho sentito che i pugni si alleggerivano, che la rabbia scivolava via. Ho iniziato ad accorgermi che davanti a me avevo dei puntini che dovevo solo collegare perché sono andata via salutando degli amici, dei conoscenti e delle situazioni che si sono presentate in tutta la loro forza anche ora che sono tornata, come a dire: chiudi questo cerchio perché qui è il tuo posto.

Ho ripreso a vivere grazie a quelle stesse persone che 7 anni fa non mi sono bastate, ho ripreso a vivere facendo quelle cose che 7 anni fa sentivo non fossero alla mia altezza perché volevo di più. Eh sì, adesso so che il di più è bello, stimolante, appagante ma lo stare mi rende autentica, emozionata, forse addirittura felice, che, per una come me, che non crede alle definizioni assolute, è un grande passo in avanti.

Ho fatto cadere le mie difese di fronte a una città che credevo troppo piccola grazie a una tradizione che solo noi, uomini e donne del Sud, possiamo comprendere: le feste patronali.

Ho messo a disposizione le mie capacità, la mia scrittura e il mio essere di corsa e, insieme a un gruppo di ragazzi e giovani adulti, alcuni dei quali avevo lasciato 7 anni fa a un tavolino di un pub, abbiamo in meno di 50 giorni regalato alla nostra città, alla mia città, la Festa.

FestaLuceraBonghi

Scatto: Serena Checchia

Solo ora dopo quasi 10 mesi dal mio rientro inizio a pensare che davanti alla Fortezza federiciana di Lucera vorrei mettere radici. Anche le radici sono un altro tabù che cade: io non ci ho mai creduto. Sono troppo irrequieta per stare bene per sempre in un luogo. Invece, oggi penso che non si può vagare all’infinito e che a un certo punto devi fermarti in quel luogo e in quella situazione in cui ti senti più autentica anche se le cose non saranno sempre facili, ma bisogna resistere e piantarsi come un albero con le sue radici. Il Sud non sarà facile da vivere per me e tante volte sentirò ancora la voglia di scappare, ma so che è qui che il cerchio si chiuderà.”

Marianna Bonghi

Scatti: Serena Checchia

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Nicla Lattanzio

Nicla Lattanzio, Laurea Specialistica in Pedagogia. Lascia Sant’Arcangelo (Pz), a 18 anni, per studiare a Bologna. Torna a 28 anni nel suo “adorato paesello.”

 

nicla_lattanzioPer quale motivo sei tornata al Sud?
Una Madre ti dona le ali per poter volare ed esplorare il mondo ma aspetta sempre il tuo  ritorno.  Mi mancava tutto di Lei, la mia Terra, la mia Mamma: i suoi caldi abbracci al calare del sole, i suoi rimproveri talvolta ridondanti seguiti da ammonimenti non sempre facili da accettare; mi mancavano le tradizioni, i suoi odori, il suo vociare allegro. Partire per andare via, era ogni volta uno strazio che mi provocava troppo dolore paragonabile ad un lutto vero e proprio. Ho desiderato fortemente il mio rientro. Appena ho maturato la decisione, ho fatto le  valigie.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“… di tanta passione, esperienza, maturità. A Bologna devo molto, mi ha aiutata ad uscire dal mio piccolo bozzolo. Mi ha permesso di lavorare e studiare contemporaneamente, riuscendo a sopperire alle fatiche e ai costi universitari; sono felice, orgogliosa e soddisfatta dei miei risultati. Ho avuto la grande opportunità di conoscere numerose persone e di affrontare situazioni che, nel bene e nel male, mi hanno reso ciò che sono ovvero una donna intraprendente, dinamica, libera!  La mia è una valigia assai pesante.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Appena rientrata, ho avuto la fortuna di poter intraprendere nuove esperienze lavorative assai soddisfacenti, appagando così le mie aspettative personali. Non nascondo di aver ricevuto molte critiche  sia da amici che sono andati via dal Sud, sia da persone che vi risiedono attualmente. Hanno cercato in tanti di scoraggiarmi. La mia determinazione e il mio immenso attaccamento alla terra d’origine, hanno avuto il sopravvento! Non ho mai cambiato idea, un solo istante. Mai un ripensamento, nè un rimpianto… anzi uno: quello di non essere rientrata prima.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà ci sono state, indiscutibilmente! La maggiore è stata quella di ripristinare rapporti interrotti a causa della lontananza. Sono andata via a 18 anni  e non ho avuto modo di poter creare amicizie durature; quando sono rientrata non ho ritrovato gli stessi amici dell’adolescenza, poichè molti sono andati via come me e pochissimi hanno fatto ritorno. Devo ammettere che il lavoro mi ha aiutato molto nella ri-costruzione di relazioni sociali, certamente più mature rispetto a quelle di 15 anni fa! Mi sento realizzata anche in questo.”

Di cosa ti occupi?
“Io sono una Pedagogista e mi occupo di bambini, famiglie, adulti e scuola a trecentosessanta gradi. Credo (e spero) che i miei progetti futuri non possano prescindere da tutto ciò: è la mia vita!”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Non è facile rispondere a questa domanda perchè mi mancavano troppe cose. Sicuramente il profumo del mio mare, i colori della natura. Sembrerà assurdo ma ho sempre pensato che il sole fosse diverso a Bologna. Volevo il mio sole. Ricordo con tenerezza che cercavo nei volti delle persone estranee, facce paesane, amiche. Mi mancavano quelle cure e quelle attenzioni (a volte anche troppo pressanti, è vero!) che solo al Sud riesci a trovare. Dovevo tornare per forza, ero triste.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
Quando vivevo lontano, mi sentivo colpevole di aver abbandonato la ”mia Mamma”. La mia sofferenza era vissuta da me come una punizione per aver offeso e tradito ciò che in realtà amavo davvero. Non mi riconoscevo più e quando ho compreso questo mi sono sentita libera. Rientrare è stata la cosa migliore per me.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Si. Aiuta a confrontarsi e ad interiorizzare l’idea che scegliere il Sud non sia il male. E’ necessario capire che la nostra ”Mamma”, ha bisogno di noi figli per poter vivere e risplendere. E noi figli abbiamo bisogno dei suoi abbracci. Un grande amore insomma, ricco di rituali e cerimonie reciproche.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Infondere coraggio e sostenere sempre di più chi percorre la strada del ritorno o chi ha intenzione di farlo. BaS-ta emigrare. Siamo noi il futuro del nostro splendido Meridione.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
Teresa Allegretti, Francesco Schipani, Teo Pierro.

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Una bella e nuova conoscenza. Non vi abbandono più.”

Grazie Nicla, ci hai fatto emozionare con le tue parole piene di sincero e profondo Amore per la tua “Mamma” Terra! Hai perfettamente ragione: BaS – ta emigrare!!! 🙂 Questa te la rubiamo!! 😉

Marianna per BaS