Federica Costantini

Federica Costantini, Laurea Magistrale in Psicologia, Master in Criminologia e Specializzazione in Comunicazione e Marketing. A 18 anni lascia Zollino (LE) per studiare a Roma. Gira l’Europa e vive in Irlanda, Lettonia, Malta e Messico: “Vivere, scoprire me stessa e il mondo per poterlo presentare e raccontare.” Torna, dopo 11 anni, nel suo paese natale ma è alla ricerca della sua “base salentina”.

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Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Per scelta: per me tornare ‘alla base’ significa prendere la rincorsa per il prossimo volo.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Una collezione infinita di esperienze, ostacoli, abbracci, sberle in faccia, sorrisi e parti di me.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Non so da quale lato pende la bilancia. Qui, al Sud, come nei tanti posti in cui ho vissuto, ho la sensazione di essere costantemente sulle montagne russe: passo dall’arrancare in salita al ribaltare tutto e scendere con facilità in discesa in un attimo. Non esiste un ‘positivo/negativo’ globale per quanto mi riguarda: esistiamo NOI in tutte le nostre forme, modi, creazioni, nature e espressioni… OVUNQUE SIAMO. Ora sono qui e mi sto lanciando in questo nuovo ‘giro di giostra’.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Ogni fase nel mio percorso di vita ha trascinato con sé avventure e difficoltà, anche il rientro. Mi sono sentita, e delle volte continuo tutt’ora a sentirmi, “straniera in patria”: quando vivi 1/3 della tua vita altrove, torni e non ti riconosci più in ciò che pensavi di essere, in ciò che facevi e in ciò che hai lasciato quando sei partita. Sai qual è la cosa divertente? Che la stessa sensazione la provi quando arrivi in un posto per la prima volta! Con questo voglio dire che ovunque vai PORTI TE STESSA, le tue potenzialità, le tue contraddizioni, i tuoi talenti, i tuoi dubbi, le tue paure, la tua natura e le tue parti irrisolte. Se non le affronti nessuno lo farà al tuo posto: puoi cambiare lavoro, nazione, relazioni, partner e, nonostante tutto, non cambierà nulla. Al mio rientro (che non è detto sia definitivo, chi lo sa!) essere ONESTA CON ME STESSA è stato necessario: cosa voglio? Che ‘prezzo’ sono disposta a pagare? Cosa non ha funzionato prima? Quali scuse mi sto raccontando? Che cosa credo essere vero per me? Cosa so fare e cosa non so fare? Cosa ho bisogno di imparare? Queste sono le domande che mi sono fatta e a cui ho fatto seguire ricerche, risposte e azioni massicce. Non ho consigli, suggerimenti o dritte da dare: ognuno “si sana da solo” (come dice Jodorowsky) e, soprattutto, CREA LA PROPRIA REALTA’ perché LIBERO. Una cosa, però, è certa: credere senza agire non porta da nessuna parte.”

Di cosa ti occupi?
“Non amo le definizioni. Faccio ciò che mi piace attraverso ciò che sono. Adoro PRESENTARE IL MONDO NEL MONDO. Ovviamente, AL FEMMINILE.(www.federicacostantini.com).”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Non vivo di nostalgie. Il viaggio mi ha insegnato a valorizzare ciò che è presente in questo momento; quindi, ora che sono al Sud, faccio scorta di persone che amo, risate, abbracci, sole e tanti tanti zuccheri (per sopperire alle voglie di tutti i tipi quando sono lontana) 🙂 “

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“La cultura, le pippe mentali, la resistenza al cambiamento condizionano e bloccano anche i migliori progetti. Restare focalizzati su ciò che sentiamo essere AUTENTICO per noi e FARE DA SOLI, ovvero prendersi la TOTALE RESPONSABILITA’ delle nostre scelte, richiede ovaie ma VALE LA PENA. Le PERSONE FANNO IL CONTESTO, non il contrario. Adoro collaborare e condividere quando competenze, visioni e obiettivi sono orientate nella stessa traiettoria, in maniera naturale e fluida. Il mio motto, non a caso, è A GANAR (vinciamo, ndr) e “il mondo -come dico sempre- è di chi se lo va a prendere”. Magari un pezzettino alla volta. Meglio se INSIEME.

Ci lasci un pensiero per BaS…
Alle bambine ribelli di tutto il mondo: sognate più in grande, puntate più in alto, lottate con più energia. E, nel dubbio, ricordate: AVETE RAGIONE VOI.” In qualunque parte del mondo siate, ANCHE AL SUD :)”

Una rete tra tornati al Sud è d’aiuto e supporto a chi torna?
“Certo… è fondamentale!”

Cosa può fare la rete BaS?
“Iniziative per divertirsi, condividere, collaborare e fare networking.”

Grazie Federica, per aver condiviso con noi il tuo mondo… al femminile!!

Marianna per BaS

Stefania Ressa

Stefania Ressa, Laurea in Comunicazione Linguistica e multimediale. Master in Marketing e Comunicazione digitale. A 18 anni lascia Taranto per studiare e lavorare a Firenze. Nel 2012, vive a Londra. Torna nella sua città a 28 anni.

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Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Per amore, per la famiglia e per costruire qualcosa di mio.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Coraggio ed entusiasmo.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Perché, per quanto Taranto possa essere arretrata su alcuni aspetti, è una città estremamente fertile.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà sono legate alle opportunità che a volte mancano, anche a livello culturale, e al provincialismo che spesso dilaga. Il consiglio per superarle? Fare, fare e fare sapendo dove si vuole arrivare.”

Di cosa ti occupi?
“Sono giornalista e Copywriter. Ho messo su il progetto Se Dico Taranto quando sono tornata e amo raccontare storie. Mi piace il web (con moderazione) e da qualche anno mi occupo anche di social media. Attualmente, oltre alla gestione di alcuni uffici stampa, lavoro in un’agenzia di Web marketing.

Se mi chiedessero cosa vorrei fare da grande (sempre se a 30 anni sia concessa una domanda simile 😃) risponderei: “Certamente scrivere e organizzare occasioni di incontro per e nella mia città”. Non a caso, da quando sono rimpatriata, ho iniziato anche a dedicarmi ad eventi culturali grazie all’esperienza con il Teatro Orfeo e con altre importanti realtà territoriali che mi hanno arricchita umanamente e professionalmente.

Certo è che vivo questo ritorno al Sud con irrequietezza. Non parlo di irrequietezza negativa, eh… ma di quella tensione emotiva costante che ti spinge a superare i limiti che, erroneamente, ci poniamo.  Per questo, mi incuriosisce mettermi in gioco su più fronti, tutti legati in qualche modo a quello che più amo fare: comunicare.”

LogoSeDicoTaranto

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Il mare (strano, eh?) e i punti di riferimento (famiglia e amicizie).”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Di BaS mi piacciono le storie, che amo profondamente leggere; mi piace conoscere l’esperienza di chi è tornato e trarre un po’ di quel coraggio che a volte si smarrisce quando si torna (anche se la mia valigia l’ho riempita proprio con il coraggio).”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Si, per lasciarsi ispirare dalle storie di chi è tornato.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Potrebbe organizzare eventi con tutti i “BaS” 😀

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
“Un’amica: Rosanna Loconsole.”

Grazie Stefania, siamo sicuri che hai fatto bene a disfare la tua valigia del ritorno ed investire il coraggio, in essa contenuta, nella bellissima “Città dei due mari.”

Marianna per BaS

Marianna Natale

Marianna Natale, Laurea in Scienze Politiche, a 27 anni lascia Cosenza per lavorare a Milano. Torna a 36 anni. Consulente e Formatrice in Marketing e Comunicazione, sua grande passione è la moda e tutto ciò che riguarda la bellezza…

Foto2Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Per un’offerta di lavoro e per portare la mia esperienza e le mie competenze acquisite nella città dove sono nata.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
Sicuramente tante speranze, tanta voglia di fare, di creare e di portare il “nuovo” nella mia città. La Calabria è una Regione, oltre bellissima terra, ricca di risorse e potenzialità che devono essere valutate, considerate, stimolate. E queste risorse sono i giovani con le loro potenzialità. Quando ho lasciato il Sud, ero piena e carica, di motivazioni e voglia di fare. E così è stato! Ho lavorato e vissuto a Milano, città metropolitana, industrializzata e dove non ci si ferma un attimo. La vita viaggia a ritmi incessanti, ma al contempo si ha la possibilità di ammirare una città in continua evoluzione e trasformazione. Si dice che Milano o la ami o la odi. Io di certo non l’ho odiata, anzi, è iniziato tutto da quì. M sicuramente non posso amarla quanto amo la terra dove sono nata e dove ho le mie origini.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Complessivamente è stato un ritorno positivo, dato dall’offerta di lavoro che mi era stata proposta (utilizzo il passato, perchè poi tale offerta non si è concretizzata come doveva e da lì, tenace, ho trovato altro!). Positivo perchè sono tornata in questa calda ed accogliente terra di Calabria. Il buon cibo, la cordialità delle persone (non che al Nord non lo siano, ma si sà il Sud per certi versi è “un’isola felice!”).”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
Come ogni trasferimento o rientro che si rispetti, ci sono state anche delle difficoltà. Abituarsi ai ritmi di vita e di lavoro di questa città, delle persone, del contesto sociale. Ma da buona calabrese e con la testa dura, ho continuato e continuo tutt’ora a mantenere i miei ritmi quotidiani, nella vita privata e nel lavoro. Le lunghe pause pranzo, di due ore, quando io non ero abituata neppure alla pausa pranzo. Ma anche quì, la faccio da “padrona” e mantengo i miei standard lavorativi ed ordinari. Rispetto quello che mi è stato insegnato professionalmente, fiduciosa che possa essere di esempio per chi mi segue e lavora con me. Il traffico cittadino è mal gestito, ma nulla ci fa, sono una persona che viaggia bene anche con i mezzi pubblici. Bisogna sempre andare avanti e mai demordere ed avere degli obiettivi nella vita, tra cui anche quello di superare gli ostacoli che si presentano senza scoraggiarsi.”

Di cosa ti occupi?
Sono una Consulente Commerciale, e per scelta ( forse anche un pò dettata dal periodo storico che stiamo vivendo) ho deciso di intraprendere la libera professione. Collaboro principalmente con un’ Agenzia di Marketing e Comunicazione, curando l’aspetto pubblicitario / sales. E proprio perchè nella vita non mi faccio mancare nulla, quando mi si è presentata l’occasione di condurre una rubrica di moda e bellezza per una emittente locale, non mi sono rifiutata e via, catapultata anche nel mondo televisivo, dove tutt’ora continuo a collaborare. Tutto ciò mi ha dato la possibilità di realizzare un sogno nel cassetto, che da anni mi ha accompagnato ( e Milano lo ha incrementato ancor più), cioè quello di aprire un Blog come Fashion Blogger: MaNa So Glamour. Ed eccomi quì, apro il mio blog, la mia creatura, mi faccio conoscere e scopro con grande piacere che sono la prima, fino ad oggi, Fashion Blogger Cosentina. Inizialmente è sempre dura farsi strada, soprattutto se si intraprende un cammino “imprenditoriale” ma oggi, con grande piacere, posso confermare che il mio blog sta portando i sui frutti, certo con tanta costanza e dedizione nel non “abbandonarlo” mai. Ho sempre amato la moda, lo stile, l’abbigliamento, il buon gusto, la bellezza. Se avessi realizzato questo sogno in un mercato come Milano, sarei stata “una fra tante”  e mi sono detta:” E’ quì che voglio emergere, è quì che voglio portare il nuovo, è quì che voglio portare la mia esperienza e farla conoscere e dare speranza a chi crede che al Sud non è possibile, che invece è possibile!” Sono una persona solare, intraprendente, amo il contatto con il pubblico, sarà anche per deformazione professionale, sono una sportiva ed una a cui piace stare in “movimento”. La staticità è qualcosa che non mi appartiene.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
Contenta di avervi “incontrato” sulla mia strada e spero di incontravi ancora. Originalità e specialità sono parole che vi accompagnano.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
Si. Dando la possibilità di leggere le storie di quelle persone che ritornano ed hanno voglia di fare e riescono a fare. Essere da stimolo per chi crede e pensa che quì non si possa creare.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
Farsi conoscere sempre di più, perchè è bello sapere che c’è chi pensa a te ed in grande, dandoti la possibilità di raccontarti.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
Spero che la mia storia possa essere di esempio per tanti altri. Quando si ha lo spirito giusto, la voglia di voler fare, di realizzarsi non bisogna necessariamente trasferirsi al Nord. Abbiamo la fortuna di vivere in una bella terra come la Calabria, che sicuramente se hai i suoi pro ha anche i suoi contro, ma bisogna andare avanti e non fermarsi, non scoraggiarsi, perchè al Sud si può!”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Sicuramente il buon cibo calabrese, i sapori, i gusti alimentari calabresi, il mare, il caldo sole, poter vedere il verde e sicuramente gli affetti familiari.”

Grazie Marianna, è vero al Sud si può!!!

Marianna per BaS

Adriana Santanocito

Adriana Santanocito, formazione in Fashion Design e materiali innovativi per la moda presso l’AFOL MODA di Milano con specializzazione in materiali tessili e nuove tecnologie per la moda. A 27 anni parte da Catania alla volta di Milano per seguire il corso di studi prescelto. Torna nella sua città natale dopo 7 anni con l’obiettivo di trovare anche a Sud opportunità di sviluppo per Orange Fiber, il progetto di recupero e trasformazione degli scarti agrumicoli in fibra tessile portato avanti insieme ad Enrica Arena.

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Scatto: Negative Studio

Per quale motivo sei tornata al Sud?
Sono tornata a Catania perché volevo vivere accanto alla mia famiglia e agli amici e trovare opportunità per sviluppare Orange Fiber anche nella mia terra.”

La tua valigia del ritorno è piena di… ?”
“Nuove conoscenze e competenze, passione, determinazione e voglia di fare la differenza.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Positivo.E’ stato un ritorno positivo perché ho trovato la mia terra aperta e pronta ad accogliere l’innovazione e delle opportunità interessanti per sviluppare il progetto Orange Fiber anche in Sicilia.

Per i primi tempi ho continuato a fare la vita da pendolare, recandomi settimana dopo settimana a Milano per provare la fattibilità del progetto per l’estrazione e trasformazione della cellulosa da agrumi in tessuto con il Politecnico di Milano, con cui avevo già avviato un rapporto di collaborazione.

Nel 2013, la vittoria della menzione speciale di Working Capital – il programma di accelerazione di TIM che aiuta l’innovazione, le idee e il talento a trasformarsi in impresa – mi ha permesso di rientrare a Catania in maniera più stabile e avviare i primi contatti con le industrie di trasformazione agrumicola del territorio, offrendo così ad Orange Fiber la reale opportunità di crescere anche in Sicilia. Oggi a Catania c’è la sede legale dell’azienda e poco distante, a Caltagirone, nel dicembre 2015 è stato inaugurato il primo impianto pilota per l’estrazione della cellulosa dagli agrumi.

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
Per un progetto industriale come il nostro, che ha bisogno di ricerca applicata e di un percorso di scale up industriale, la difficoltà maggiore è sempre stata reperire i fondi sufficienti per sviluppare il progetto fino al suo ingresso nel mercato – sia a Milano che a Catania.

Armate di determinazione ed ottimismo – con la mia socia Enrica Arena – siamo riuscite ad andare oltre gli ostacoli e a prendere il buono del nostro Bel Paese, un’Italia pronta ad accogliere e supportare all’innovazione.

Con un mix di agevolazioni statali, capitale di rischio di business angel ed il supporto ricevuto da acceleratori ed incubatori che ci hanno messo a disposizione competenze e network professionali, siamo riuscite a finanziare il nostro progetto.

In particolare, con l’ingresso in società di alcuni imprenditori siciliani e l’incubazione e il finanziamento del bando FESR 1/2013 Seed Money di Trentino Sviluppo, siamo finalmente riuscite a produrre i primi prototipi di tessuto, e con l’accesso al finanziamento del bando Smart&Start di Invitalia, siamo riuscite ad inaugurare il nostro primo impianto per l’estrazione della cellulosa da agrumi.

Il mio consiglio è: lavorate per costruire relazioni ed opportunità di crescita, il supporto e la condivisione aiutano a superare ogni difficoltà.

Di cosa ti occupi?
La moda e il tessile sono sempre stati la mia passione, una passione forte che mi ha portata all’ideazione di Orange Fiber, di cui sono Co-Founder e per cui oggi mi occupo della gestione aziendale e dello sviluppo del prodotto.”

Da dove è nata l’idea di Orange Fiber? Quali sono state le tappe fondamentali del progetto?
Nel 2011, nel corso dei miei studi in Fashion Design e materiali innovativi all’AFOL Moda di Milano, ho intercettato il trend dei tessuti sostenibili e deciso di approfondire l’argomento nella mia tesi.

Parallelamente, entrando in contatto con i produttori di agrumi, sono rimasta molto colpita dalla sofferenza del settore – le cui arance faticano ad entrare sul mercato – e ho iniziato a ragionare sull’ipotesi di poter utilizzare gli agrumi per creare un tessuto innovativo.

Dalla teoria, sono riuscita ben presto ad arrivare alla pratica, e dopo aver provato la fattibilità del processo con il laboratorio di Chimica dei Materiali del Politecnico di Milano, ho depositato il brevetto italiano, esteso poi in PCT internazionale nel 2014.

E’ durante lo sviluppo del processo che sono venuta a conoscenza dell’altra grave questione che affligge il settore agrumicolo siciliano: lo smaltimento dei sottoprodotti della spremitura – ovvero di tutto quello che resta dopo la produzione industriale di succo – che vale circa 1 milione di tonnellate l’anno in Italia – e la cui gestione comporta ingenti costi economici per le industrie di trasformazione e impatta l’ambiente.

A quel tempo condividevo la casa a Milano con Enrica Arena, anche lei di origine catanese trasferitasi per studiare comunicazione e cooperazione internazionale, immaginando un futuro nell’imprenditoria sociale. Le parlai della mia idea e ne rimase colpita: la sostenibilità ci ha unite e da quel giorno lavoriamo fianco a fianco ad Orange Fiber.”

Come è stato accolto il rientro (in famiglia, dagli amici)?
La famiglia e gli amici sono stati felici del mio rientro e disponibili ad offrirmi l’aiuto necessario per realizzare il grande sogno: Orange Fiber.”

Cosa consiglieresti di fare a chi vorrebbe tornare per avviare un’attività imprenditoriale al Sud?
Trasformare un’idea in un’impresa reale non è semplice ovunque ci si trovi, è una strada complicata, costellata di intoppi e false partenze.

Il consiglio che mi sento di dare a chi vuole intraprendere la strada dell’autoimprenditorialità è: siate positivi e propositivi! “Never stop dreaming, mai smettere di sognare”, neanche di fronte alle sfide più dure. Se un’idea è buona e la si persegue con entusiasmo ed autocritica, prima o poi il successo arriverà.”

Orange Fiber è tra le altre cose anche un progetto di imprenditoria sociale per il Sud. Come è stato accolto dal mercato locale?
Sin dall’inizio il progetto è stato accolto con curiosità ed entusiasmo.

Ogni giorno il calore della gente ci arriva forte attraverso i numerosi messaggi sui social, le mail e le manifestazioni d’interesse; è la nostra energia ed una conferma che stiamo andando nella giusta direzione.

Il mio sogno è che Orange Fiber possa crescere abbastanza da diventare un motore di sviluppo e un esempio di riferimento per i giovani che vogliono investire in Sicilia e in Italia.”

Progetti per il futuro?
Attualmente con Orange Fiber stiamo lavorando all’ottimizzazione del processo di produzione industriale e alla prima commercializzazione del tessuto.

Entro pochi mesi contiamo di poter presentare al mercato i primi capi realizzati con il nostro esclusivo tessuto dagli agrumi da un brand di moda, che ne sposi i valori etici e dia forma al tessuto mostrandone le potenzialità.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti manchera.
La cosa che più mi mancava era il mare e la mia famiglia.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna? In che modo?
L’esperienza mi insegna che fare rete e mettere a sistema le eccellenze del territorio – come vi proponete di fare – può fare la differenza per chi sogna di trasformare un’idea in un progetto imprenditoriale di successo. Grazie al networking è possibile reperire le competenze necessarie a sviluppare il proprio progetto, acquisire partner affidabili e l’adeguata visibilità per emergere.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
Credo che BaS stia già facendo un buon lavoro e che per il futuro debba continuare a dare visibilità ai progetti made in Sud, creando una rete di persone ed aziende unite nel segno dell’eccellenza, della qualità e dell’innovazione.”

Ci lasci un pensiero per BaS… ?
Positività, entusiasmo e il potere della rete: continua così BaS!”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
Mosaicoon, Ganiza, Kanesis.”

Grazie Adriana per le tue parole piene di esperienza e passione e grazie anche ad Enrica per aver dato vita a un così grande progetto: che il vostro impegno sia d’esempio per chi ha un progetto imprenditoriale da sviluppare a Sud.

* Fotografie di Negative Studio e Stefano Sciuto.

Federica D’Amico per BaS

Evento: Pink Digital 2017 – Taranto

“This is a man’s world, but it would be nothing, nothing without a woman or a girl.” Cantava James Brown!

Marzo è il mese delle donne. Dallo scorso anno, il Miur ha lanciato “il mese delle STEM” per promuovere progetti che includano le ragazze nei settori scientifici (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).

Nella settimana, quella dell’ 8 marzo, dedicata a celebrare i diritti, le potenzialità e le risorse delle donne, sabato 11 marzo abbiamo partecipato al Pink Digital 2017 presso l’Aula Magna dell’Universtà degli Studi Bari – Facoltà di Giurisprudenza di Taranto, grazie all’invito del Referente maschile Puglia del movimento RosaDigitale: Luca Grillo. Organizzato da Pink Digital, l’evento è nato per raccontare il rapporto delle donne con il mondo del digitale e per  promuovere le pari opportunità in particolare in ambito tecnologico, mettendo in evidenza le possibilità offerte dalle nuove tecnologie.

In un mondo in cui i retaggi tradizionali hanno fatto in modo che solo il 30% della forza lavoro sia composta da donne (Agenda digitale 2016), percentuali  simili a quelle relative a molti altri ambiti occupazionali ancora tradizionalmente “maschili”, la parità di opportunità, di retribuzione, di accesso alle professioni è un principio fondamentale per lo sviluppo di tutti i settori.

L’incontro PinkDigital2017, dedicato al follow-up e all’affiancamento di cui le startup hanno bisogno per nascere e affermarsi sul mercato, ha visto, dopo i saluti di Gabriella Arcese – Docente Cicli Produttivi & Innovazione e Annalisa Turi – Knowledge Transfer Manager referenti dell’Università degli Studi di Bari “A.Moro”, alternarsi diverse professioniste in talk tecnici:

  • Crowdfunding – Marcella Loporchio
  • Social Media – Stefania Lobosco
  • Linkedin & Recruiting – Silvia Ligorio
  • Bandi, Finanziamenti & Aspetti Legali – Mariangela Palazzo e Mirella Casiello
  • Case History di progetti di vari settori:  Turistico – Family In, Chimico – BioInnoTech e Fashion – Into the Moon

Noi di Bentornati al Sud, con Marianna Pozzulo e Paola Muti, abbiamo illustrato la nascita di BaS, sottolineando quanto sia fondamentale la collaborazione tra donne e il supporto del digitale per realizzare e sviluppare i propri progetti, e dato spazio alle storie di alcune Bentornate che hanno raccontato la loro esperienza sul nostro blog, testimoniando che lo spirito d’iniziativa, la capacità di gestione, la forza di spirito, l’investimento su se stesse, sono risorse anche femminili!

Abbiamo parlato di:

Lorenza DadduzioBarletta. Nel mese dedicato alla scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM), Lorenza è stata scelta da StartupItalia, articolo di Carlotta Balena, tra le 10 rappresentanti dell’innovazione digitale femminile made in Italy per Cucina Mancina.

Sabrina BarbanteLecce. Traduttrice, Social Media Manager, Scrittrice. Ha un blog “In my Suitcase” in cui scrive, in modo semiserio, di viaggi, cibo vegano di tutto il mondo, vino locale e birre artigianali. Suo il libro: “Diversamente a Sud” che racconta un ritorno a Lecce.

Barbara Vaglio e Luciana Zompì Galatone (LE). Zazi è un brand nato dall’idea di due copywriter salentine. “Copy a Capo” è il loro appellativo, legato alla posizione geografica (Salento) e alla scrittura creativa che, per loro, è a capo di tutto. Mamma Zazi è un’insolita camicia da notte premaman. Un capo giovane, comodo, funzionale ed ironico.

Ines PesceFoggia. Settore marketing, comunicazione ed eventi. Fonda nel 2012 la prima Wedding Communication Agency, Daruma for Wedding, si occupa della brand identity e la pianificazione media per molti fornitori del matrimonio, con una particolare attenzione al mercato del Destination Wedding.

Mary Curatola Reggio Calabria. Ha trovato, online, due opportunità che le hanno cambiato la vita: Master in Social Media Marketing e il progetto “Eccellenze in Digitale” di Google e Unioncamere. Si occupa di marketing digitale. L’ultimo progetto: #StrettoSocial17 – Workshop Social Media Marketing & Comunicazione Digitale a Reggio Calabria.

Valentina Nesi e Luana Casalnuovo Metaponto (Matera). Luana, blogger e Valentina, giornalista, nel 2016, fondano e dirigono il mensile di approfondimento, attualità, cultura, economia, scienza e tecnologia, e tanto altro: Metis Magazine. Impegnate anche nella realizzazione di una Web TV e di una Radio.

Anna Laura Orrico – Cosenza. Project Manager in ambito sociale e culturale. Imprenditrice e co-founder di Talent Garden Cosenza Srl, il primo spazio di coworking in Calabria dedicato all’innovazione digitale. Suo il progetto: “Giovani & Futuro Comune” il cui obiettivo è stimolare i giovani nella costruzione di un modello sociale ed economico innovativo in Calabria.

Maria Rita Sciarrone – Reggio Calabria. Si occupa di social media marketing, oltre ad essere giornalista. Direttore editoriale di “Yes Calabria” in cui si racconta la Calabria positiva e le eccellenze del territorio. Promuove progetti legati al territorio e alle pari opportunità non solo di genere ma anche di religione, disabilità e origine etnica.

Federica D’AmicoCosenza. Lavora nel campo della comunicazione e del marketing. Nel 2011 crea il blog VirginiaMcFriend un contenitore semiserio in cui si parla di libri, disavventure lavorative, no profit e vita quotidiana. Dopo il ritorno a Sud, ha inserito la rubrica “La Calabria che r(E)siste“, in cui racconta storie di resistenza civile in Calabria.

Close-up Engineering Manfredonia (Foggia). Network di informazione sul mondo dell’Ingegneria, della Tecnologia, della Scienza  dell’Innovazione con oltre 2000 articoli ricchi di informazioni, curiosità e dettagli. Nel mese STEM, CUE è una nota positiva: il 40% del team è composto da donne: Valentina Casadei, Chiara Rizzo, Serena Soccio, Nica Conenna, Rita Capuano, Cinzia Ficco e Alice Gilardi.

…per saperne di più, cercate le loro storie di ritorno qui sul nostro blog!!

Bentornati al Sud

Federica D’Amico

Federica D’Amico classe 1985. Laurea in Scienze della Comunicazione e Master in Web Marketing. Vive in provincia di Vibo Valentia fino a 18 anni, quando si sposta a Cosenza per motivi di studio e lì resta fino al 2009 con una piccola pausa francese, un Erasmus a Montpellier. Nel 2009 va a Torino, un anno di Servizio Civile. Dopo un breve rientro a Cosenza, parte alla volta di Parigi con una borsa di ricerca dottorale durata sei mesi. Conclusa l’esperienza francese, inizia quella milanese, durata 4 anni, fino a maggio 2016. Torna a 31 anni.

federica_damico_cosenzaPer quale motivo sei tornata al Sud?
Ho diversi motivi. Uno è sentimentale: mi mancava il mare, la parmigiana di mia nonna, il profumo della zagara in cortile. Mio fratello avrebbe compiuto 18 anni e io ne avevo vissuti appena i primi 5 insieme a lui. Ogni rientro a Sud per le ferie mi portava via anni di vita. In 4 anni i capelli erano diventati bianchi. I miei genitori erano diventati grandi, la famiglia e gli amici cresciuti e io avevo perso momenti importanti delle loro vite, per cosa? Per un lavoro che avrei potuto benissimo svolgere nella mia terra, rimanendo vicino a loro. La separazione dalle cose e dalle persone che ami è dolorosa, soprattutto se forzata. Non la auguro a nessuno!

Poi ci sono anche delle ragioni ideologiche. Quando sono andata via la prima volta ho fatto le valigie piena di rabbia perché dopo decine di tentativi la mia terra mi aveva ripetutamente sbattuto le porte in faccia. Ci sono stati dei piccoli tentativi di ritorno ma tutti falliti. Un dottorato lasciato a metà perché senza borsa e senza futuro, ad esempio. Forse il primo dottorato interrotto della storia! Ma era insopportabile quel clima di baronaggio e raccomandazioni. Non potevo farne parte e sono scappata.

Oggi invece sono stufa di sentir raccontare sempre la stessa storia sulla mia terra e sono tornata per dire “no” a tutto quanto c’è di sbagliato qui. La piaga di questa terra sono le persone stesse, quelle che restano esclusivamente perché complici di un sistema mafioso, basato sull’ignoranza, la pigrizia e una furbizia cattiva che toglie opportunità a chi invece lavora ogni giorno per migliorare se stesso e chi ha intorno. La cosa peggiore è che tra queste persone ci sono i miei coetanei!

E poi… non ho mai amato Milano. Anche osservandola da lontano o attraverso i racconti di chi l’aveva vissuta e amata, non ho mai colto un segno o un particolare che la rendesse vicina alla mia persona. L’avevo sempre scartata dalle mie rotte, tenendola ben lontana da ogni progetto e invece – per puro caso – ci sono finita. Sono stati anni pieni di sofferenza, in cui non riuscivo a trovare pace perché non ho mai sentito “Casa” quella città. Ho cercato luoghi e persone affini a me ma nulla, ogni giorno sempre peggio. Così il mio compagno. Finché non ci siamo detti basta. Più lui che io. Io mi ero rassegnata. Alla fine dopo tanto cercare è arrivata una possibilità a Sud, prima per lui, poi per me. Siamo stati molto fortunati!”

La tua valigia del ritorno è piena di…
Esperienza, non ringrazierò mai abbastanza Milano per le opportunità che mi ha offerto. È di sicuro una delle poche città in Italia in cui oggi è possibile formarsi professionalmente. Non dovrebbe essere così, nel senso che ogni città dovrebbe offrire un certo contesto lavorativo, ma il merito di quella città è questo. E idee, tante. Idee balzane, per molti versi folli, ma sono piccoli sogni di felicità che sarebbe bello realizzare. Qui si può!

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Inizialmente negativo, oggi inizio a vederci del positivo! La verità è che non ero pronta a scontrarmi di nuovo con l’ignoranza dilagante, l’inciviltà, la mancanza di rispetto per la mia professionalità. Alcuni potenziali datori di lavoro mi hanno riso in faccia quando ho avanzato ragionevolissime richieste in termini di contratto e paga. Non c’è alcun rispetto per la professionalità altrui. Nonostante Cosenza sforni ogni anno centinaia di laureati, qui o sei un ingegnere o quel pezzo di carta puoi anche usarlo per altri scopi. Non ne faccio una questione di laurea o meno: è proprio una faccenda legata all’ignoranza di chi non ha minimamente idea di come si faccia il tuo mestiere, eppure sa perfettamente quanto NON deve essere retribuito. La scelta poi ricade sull’amica dell’amico, a cui ovviamente sarà proposto un contratto in nero. È così che si alimenta quel sistema balordo che mette in fuga i cervelli dal Sud!”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
Ho fatto una fatica enorme a riabituarmi alle logiche di pensiero calabresi. L’auto parcheggiata in terza fila, i pedoni che attraversano col rosso, l’immondizia buttata lì in mezzo alla strada, il datore di lavoro che fa il regalino alla collega, l’impiegato dell’ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) che non risponde al telefono.  Ma non me le faccio più scivolare addosso certe cose. Come reagisco? Abbasso il finestrino e urlo ai pedoni che esiste un semaforo da rispettare. Se vedo qualcuno buttar via una cartaccia per strada la raccolgo e gliela porgo, chiedendogli di gettarla nel cestino. Non lo so se queste persone cambieranno e io forse ho un pochino la Sindrome di Dio, ma se nessuno inizia a dire quali sono le cose sbagliate si finirà col creare un nuovo sistema di regole interamente basato sull’anarchia! I miei consigli sono una preghiera a chi è tornato, a chi tornerà ma soprattutto a chi non è mai andato via: non siate pecore, siate leoni! Dite sempre quel che non vi piace, protestate! In questa terra anche una visita medica deve essere conquistata ma voi conquistatevela seguendo la regola, non cercate altre scappatoie.”

Di cosa ti occupi?
Lavoro nel campo della comunicazione e del marketing, mi occupo di contenuti, ottimizzazione SEO e storytelling. Ho lavorato in tante aziende svolgendo ogni genere di attività, dall’ufficio stampa agli eventi, dal social media marketing alla redazione editoriale. Oggi lavoro per una Web Agency cosentina. Una cattedrale nel deserto! Mi piace molto poter cambiare e il mio mestiere mi consente di farlo, tuttavia il mio primo amore resta la scrittura. Nel 2011 è nato il blog VirginiaMcFriend.it, Virginia come il tabacco che fumavo al tempo, McFriend come il mio cognome se fossi nata anglofona. VMF è un contenitore semiserio in cui si parla di libri, disavventure lavorative, no profit e vita quotidiana. Ultimamente ha preso un’altra piega legata al ritorno a Sud, con la nascita della rubrica “La Calabria che r(E)siste“, in cui racconto storie di resistenza civile in Calabria. E poi fotografo un sacco, leggo e cucino. Sogno di avere un orto. Sono per la decrescita felice!”

Ci lasci un pensiero per BaS…
Auguro al progetto di crescere, tanto. Di diventare un punto di riferimento per chi torna e tornerà. Soprattutto per i secondi, che siano migliaia un giorno!”

Una rete tra tornati al Sud è d’aiuto e supporto a chi torna?
Sì. Fare rete è fondamentale a Sud. Conoscersi, scambiarsi idee, collaborare. Chi torna porta con sé esperienza e voglia di fare, gli ingredienti fondamentali per poter costruire guardando tutti nella stessa direzione.

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
Organizzare incontri tra “ritornati”, portare in giro l’esperienza dei BaS. Ad esempio nelle università e nelle scuole, per raccontare i progetti, le idee e gli ideali che ci hanno fatto tornare, motivando i cervelli a non fuggire!”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Della mia terra? Mi mancavano i colori e gli odori, la lentezza della vita, il sorriso della gente. Di Milano? Il ristornate giapponese sotto casa 🙂 No via, in generale niente, non rimpiango le cose che lascio ma me le porto dietro perché sono state fondamentali per essere qui oggi. In questo caso devo ammettere che un pezzo di cuore a Milano l’ho lasciato ed è rimasto in strada con le decine di persone senza dimora incontrate nei 4 anni vissuti lì. Ci sono stati momenti in cui l’amarezza d’essere nel posto sbagliato andava via ed erano quei giovedì sera trascorsi in strada. Mi mancano le uscite dell’unità di strada con Fondazione Progetto Arca, il gruppo, gli operatori, ma soprattutto mi mancano il dolcissimo Antonio, l’Avvocato, Michael, George, Ambrogio, Babbo Natale, Rocco e Lucia, Abdul Black & Decker, Valentino che amava leggere, le lettere d’amore di Salvatore. Loro mi mancano e sono state le persone migliori incontrate lì.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
Io direi proprio il mio compagno. Di mestiere fa l’ingegnere informatico e lavora per una grossa azienda che tra l’altro sta puntando molto sul Sud e sul rientro dei cervelli: NTT Data. Da bravo ingegnere da grande voleva fare lo scrittore (e dovrebbe!). Dunque lo trovi su Facebook e in giro per la rete con lo pseudonimo da scrittore, Jack Sky.”

Grazie Federica! Grazie per ogni tua singola parola!!

Marianna per BaS

Stefania Pastore

Stefania Pastore, lascia Canosa di Puglia (BAT) per studiare Lettere presso L’Università Sapienza di Roma. Obiettivo: diventare giornalista. Cambia idea e dopo varie esperienze di lavoro, Roma inizia a non dare più risposte adeguate alle sue domande. Dopo 7 anni, a gennaio, torna in Puglia. Da marzo lavora per Atres Factory, per loro realizza reportage raccontando “paesi a modo mio”.

Qui, il suo racconto….

stefania-pastore

“Il ritorno. Credo ci siano letterature infinite su i ritorni, reali, immaginati, sperati, auspicati, mancati, negati. Le radici. Si dice che un albero sia più forte quanto più siano forti e ben aggrappate al suolo le sue radici. Con una base solida l’albero riesce con più facilità ad espandersi, ad allungare le sue chiome, a crescere. Se non ci fossero quelle radici l’albero potrebbe tirare avanti per un po’, con l’inganno, l’illusione che l’aria possa bastargli. Ma non durerebbe molto. Quella tra l’albero e l’aria sarebbe una storia superficiale, destinata a fallire. Le radici, quelle si, belle, grosse, contorte, stravaganti, portanti. Alcune volte capita che però la terra si ammali, si distragga per un po’, troppi pensieri, troppe preoccupazioni. – Dai non ho tempo per pensare a te, dice all’albero. E l’albero che fa? L’albero se ne va, prova a trapiantarsi. -Si adesso sto con quest’altra, pensa l’albero. Niente di serio eh, però ci provo. E quello ci prova davvero a farsela andare bene la terra nuova, la sistema un po’ perché assomigli il più possibile alla sua. – Tanto la terra è terra ovunque, così pensa. -Niente, non va, prova a capirmi, ma niente. Mi manca la mia terra, l’odore, il colore, il modo in cui posso affondare le mie radici, mi manca arida, asciugata dal sole, mi manca morbida, quando piove. L’albero ci pensa un po’ su, pensa a quanta fatica deve fare per far si che possa dire: è la mia terra e ne vado fiero. Poi pensa che quella terra è sua madre, che è suo padre anche, sua sorella, sua nonna, sua nipote, sua zia, suo nonno. È sua e quando una cosa è tua devi occupartene. Ci devi almeno provare. L’albero decide di tornare, lui e la sua terra sono andati a convivere. I primi tempi, si sa, sono complicati. Discutono molto. Ma l’amore c’è. Tutto l’amore che c’è.

Questo, riassumendo, è quello che è successo a me e a tanti altri. Guardate, io proprio non me lo ricordavo che volesse dire sentirsi parte di un luogo. È strano, sai che non gli devi spiegazioni. Il tuo luogo se ne sta lì come un vecchietto dietro la vetrina in attesa dei nipotini. Parliamoci chiaro, quando si parla di ritorno e quando questo ritorno riguarda un paesino del Sud Italia, le cose si fanno complicate. Sapete qual è la cosa che più temo, la domanda che più mi mette a disagio, mi disorienta, mi disarma? E tu? Ecco, questo “e”, congiunzione, con “tu”, seconda persona singolare, seguito da punto interrogativo insinuante, è una di quelle cose che mi provoca dolore fisico quasi. Perché in quel -e tu- c’è un sacco di roba: e tu perché sei tornata? E tu il lavoro? E tu il fidanzato? E tu il matrimonio? E tu i figli? E tu la famiglia? E tu? Tu! Proprio tu, quando ti muovi? Eppur si muove! Diceva quello là. E io? Io ritorno e ci provo. Ci provo a dare un senso, a fidarmi dell’istinto, della mia natura. – Sei una tosta, con le palle. Così mi dicono. Ebbene cari, le palle non mi servono. E tu? Chi, io? Io voglio essere una femmina pugliese, con la vagina. La Puglia, d’altronde, è un gran bel pezzo di gnocca.”

Stefania Pastore per BaS