Laura Schirosi – Biologa molecolare di ritorno in Puglia.

Laura Schirosi, Laurea in Biotecnologie Mediche, dottorato di ricerca in Biotecnologie e Medicina Molecolare e specializzazione in Patologia clinica. A 19 anni lascia Nardò per studiare a Modena. Torna a 31 anni, vive a Lecce e lavora a Bari.

LauraSchirosiPer quale motivo sei tornata al Sud?
“Sono partita per Modena, come tanti ragazzi, subito dopo la maturità. Volevo studiare Biotecnologie Mediche, corso di laurea esistente, fino a quegli anni, in pochi atenei italiani e soprattutto con accesso a numero chiuso. Così dopo aver tentato i test d’ingresso in due atenei emiliani, nelle città di Modena e Bologna, i risultati del test hanno favorito il primo ateneo a discapito del secondo, forse più gettonato ed anche da me in un certo qual modo preferito, per questa prima esperienza lontano da casa. Con il senno di poi sono contenta sia andata così, perché l’esperienza di vita a Modena è stata bellissima, professionalmente ed umanamente. Dopo la laurea, sono rimasta per i 3 anni di dottorato di ricerca in Biotecnologie e Medicina Molecolare e per i 4 anni di assegno di ricerca che si sono susseguiti, durante i quali ho potuto fare anche la scuola di specializzazione in Patologia Clinica. Ma, per quanto potessi starci bene a Modena, era pur vero che non l’ho mai sentita realmente “casa mia” e non si sono mai create le condizioni perché diventasse tale. Negli ultimi tempi, poi, iniziava sempre di più a pesarmi il fatto di dover prendere quel treno, dopo i brevi o lunghi periodi di vacanza, che mi riportava ogni volta verso il nord, anche se per lavoro. Così appena l’Università, come spesso accade, non ha più avuto i fondi per rinnovare il mio contratto di ricerca, completato il mio percorso di studi e professionale, ho capito che era arrivato il momento di ricominciare. E dove, se non con un ritorno al sud?”

La tua valigia del ritorno è piena di…
La mia valigia del ritorno era piena di voglia di “ripartire”, di ricominciare, ma soprattutto di poter mettere a frutto tutta l’esperienza professionale acquisita in quegli anni, per il “mio” sud. Sì, perché, in fondo, ho sempre coltivato questo desiderio, di poter dare il mio piccolo contributo a quel sud così bistrattato, soprattutto nel campo della sanità, evitando magari i viaggi della speranza a chi doveva farsi curare, soprattutto, a chi doveva attendere l’esito di un esame per settimane o mesi perché il campione era stato mandato fuori per ulteriori accertamenti. Io qualcosa sapevo fare e forse si poteva fare, al sud. Ma la paura di scoprire che tutto ciò non fosse possibile c’era. Ricordo che durante il primo periodo, mentre inviavo il curriculum in vari centri e ricercavo il posto migliore dove l’esperienza acquisita potesse essere messa a frutto (e non essere gettata alle ortiche pur di restare a tutti i costi al sud), tenevo sempre e comunque mentalmente aperto uno spiraglio, pronta a ripartire di nuovo, con la mia valigia, verso altri posti, di nuovo al nord, se mi fossi resa conto che non potevo farcela.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Positivo sì. Ora a distanza di 7 anni lo posso dire. Perché finalmente si è realizzato pienamente il mio percorso professionale. Ho firmato da poco un contratto a tempo indeterminato come Dirigente Biologo presso l’IRCCS Istituto Tumori “G.Paolo II” di Bari. Ho ricreato una cerchia di amicizie, vivo a Lecce in un piccolo appartamento tutto mio, faccio la pendolare per scelta, almeno per ora… poi chissà. Godo del clima e del mare, due delle cose che mi mancavano di più quando ero al nord. Apprezzo la qualità della vita che il sud mi offre, nonostante i suoi limiti, perché non tutto è perfetto.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“All’inizio non è stato affatto facile. Ritornare, anche se nella terra in cui sei nata, vuol dire necessariamente ricominciare. Tutto si azzera, perché le persone che hai lasciato non è detto che siano quelle che credi, non è detto che siano disponibili a riaccoglierti, anche se nel tempo hai mantenuto i rapporti. Per me poi era quasi inevitabile la scelta di continuare a vivere fuori da casa, dopo tanti anni che già lo facevo, perciò non sono rientrata nel mio paese di origine ma ho scelto di vivere a Lecce, città che mi era sempre piaciuta ma in cui di fatto non avevo mai vissuto e che non conoscevo approfonditamente. Unico punto di riferimento incrollabile, soprattutto nelle difficoltà, ed imprescindibile è sempre stata la mia famiglia, i miei genitori. Non è stato facile neppure da un punto di vista professionale, perché subito è stato chiaro che lesperienza che avevo maturato ed acquisito negli anni serviva, era utile, ma ciò non si accompagnava ad un altrettanto adeguato inquadramento professionale. Molto “volontariato”, poche certezze. E poi ti scontri purtroppo con la mentalità di chi è sempre “rimasto al sud”, che vuol dire essere rimasto sempre chiuso in sé stesso e fermo nelle proprie convinzioni. Secondo me, questo è il vero “male” del sud. Ti senti un po’ come “Don Chisciotte contro i mulini a vento” e cerchi chi ha fatto la tua stessa esperienza, chi è andato via ed è ritornato, sperando che l’unione faccia la forza… ma a volte ciò non è sufficiente per sconfiggere un sistema così ben radicato. Nonostante tutto, ed un po’ di sconforto nei primi anni, neanche per un solo istante mi sono pentita di essere tornata. Mi piaceva la qualità di vita che potevo avere: il sole, il mare e poi avevo la mia famiglia, i primi amici ed un sogno in cui credere. Un sogno che volevo diventasse reale, a costo di fatica e sacrifici. Così ho iniziato a fare concorsi, in lungo ed in largo, finché non è arrivato prima un contratto a progetto a Bari come ricercatore, poi un incarico a tempo determinato come dirigente biologo ed infine la tanto attesa firma su un contratto che metteva finalmente definitivamente fine al lungo precariato.”

Di cosa ti occupi?
Sono una Biologa che esegue esami di biologia molecolare in ambito oncologico. Servono per la caratterizzazione diagnostica delle neoplasie maligne, tumori solidi ed ematologici, e per poter scegliere di conseguenza la terapia migliore per ogni paziente. E’ un campo in continuo sviluppo, perché per fortuna la medicina fa grossi passi in avanti in questo senso. Mi piace l’idea di poter essere utile, nel mio piccolo, a chi sta affrontando questo tipo di malattia, di far parte di un’equipe di professionisti che prendono in cura il paziente. L’idea di essere sempre aggiornati, al passo con i tempi, e di introdurre indagini diagnostiche innovative, in linea con le nuove “target therapy”, rappresenta uno degli stimoli principali del mio lavoro.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Sicuramente il clima ed il mare, perché queste due cose proprio a Modena non c’erano. Non ci si abitua mai al cielo grigio che a volte dura intere settimane, ed invece quando compare un raggio di sole in un cielo limpido è inevitabile pensare: “questa è proprio la giornata ideale per un giro a mare”… ma il tuo mare non c’è. E poi la famiglia, l’idea che i tuoi genitori diventando grandi possano aver bisogno di te… di non esserci. A Modena comunque ho trascorso anni bellissimi, quelli universitari, con la mia “seconda famiglia”, quella delle coinquiline, degli amici, che sono poi quasi tutti del sud, venuti, come me, a studiare al nord. Ed anche i pochi amici modenesi, quelli doc, scopri che amano il sud, che vengono in vacanza lì, dalle tue parti, per cui hai la certezza che continuerai a vederli, anche se meno, perché ciò che ha fatto parte di te non puoi dimenticarlo per sempre.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
Penso, ed ho sempre pensato, che bisogna “partire per poi ritornare”. Solo così si può apprezzare realmente da dove si viene, le proprie radici, e nel frattempo si percorre un viaggio, che fa parte della vita, fondamentale sia per la propria crescita umana che per quella professionale.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
E’ importante che chi torna non si senta solo, spaesato. Si possono creare opportunità di incontro e di condivisione tra chi torna, chi è già tornato, chi vuole farlo ed ha paura di farlo. A volte anche solo il parlarne aiuta.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Creare eventi sul territorio per permettere di conoscere sempre più l’esistenza di questa realtà. Creare motivi di incontro, per far capire che il ritorno è possibile, per essere d’aiuto a chi pensa di volerlo fare o deve scegliere se farlo.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Ringrazio Marianna, conosciuta come moderatrice alla presentazione del libro di un amico comune a Nardò, che mi ha permesso di conoscere l’esistenza di questa realtà. Siccome mi sono subito riconosciuta, come promesso, appena tutto si è concretizzato ho mantenuto la parola di scrivere, perciò eccomi qui… perché spero che possa essere realmente d’aiuto, perché io come voi credo nel sud e credo che il ritorno al sud sia possibile, perché il “Sud è molto più del semplice sud.”

Bentornati al Sud

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Francesco Sisto – il pirata che vuole riportare uno “Squalo” in mare

Francesco Sisto, Architetto. Lascia Taranto, a 19 anni, per studiare e lavorare a Milano e a Roma. Torna a 32 anni a Taranto.

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Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Avviare un progetto sperimentale di recupero barche in legno.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Esperienze, punti di vista, orizzonti, fatica, dolori e a volte frustrazioni, amori e amicizie… studio, nottate, ubriacate, ricordi esaltanti, estati interminabili nella calura asfissiante di Roma.

Bagni nella fontana di Trevi, Campioni del Mondo, biciclette e colli, primavere e scale, Valle Giulia, Autocad, esaurimenti nervosi e colleghi esauriti, La Piazzetta di San Lorenzo e il Pigneto, il mare dello Zion e le bestemmie e le maledizioni quando non potevo tornare al Mio di mare, fresco e trasparente, per un maledetto esame o per una consegna che faceva bruciare gli occhi e consumare le unghie.

Ma sopratutto tanta competenza, formazione e fortificazione… professionale, caratteriale e umana. Il servizio, per circa quattro anni, con i senza fissa dimora e i diversamente abili, lo scoutismo e i primi impegni politici (illusori) in Università e nel CUS che mi hanno scottato, parecchio, ma lasciato una consapevolezza che mi ha insegnato ad alzare sempre lo sguardo, a cercare di spingere il pensiero più in là dell’orizzonte e dei limiti che i miei occhi percepivano.

Ho imparato ad aprirmi alle possibilità e a non avvolgermi mai attorno alle mie presunte certezze, alla culturai o ai titoli di studio. Ho imparato ad avere una fame insaziabile di scoperta per partire sempre dalla curiosa voglia di apprendere e di approfondire che mi ha spinto, incosciente, solo e ignaro di tutto, a prendere un treno e lasciare il posto che chiamavo casa.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Entrambi. Al di là delle oggettive difficoltà e storture endemiche della nostra terra, con tenacia, sto provando a mettere in piedi un progetto ambizioso e unico dal nulla, senza nessuna certezza o aiuto esterno se non quello di aver vinto un piccolo bando europeo per avviare questo esperimento tecnico e sociale con cui provare a contribuire a dare nuove chance alla mia città.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“La difficoltà principale è la chiusura mentale di chi rimane e di chi si accomoda in questa dolce latenza “del deserto”.

La presunzione di avere la soluzione pronta e sperimentata per ogni cosa, l’indolenza di non mettersi mai in gioco per provare a superarsi, per provare a rischiare davvero qualcosa di se stessi e delle proprie presunte certezze.

E’ molto molto difficile superare tutto questo, sopratutto per chi ritorna carico di voglia di fare e di esperienze a contatto con vite e modi di fare così diversi e per certi versi molto più veloci di quelli ritrovati.

Consigli non ne ho. Sperimento anche io, giorno dopo giorno, il modo migliore e più indolore di affrontare e superare questo muro di gomma che spesso si frappone e avvilisce la voglia di fare e di far cambiare la prospettiva. Forse solo un consiglio mi sento di dare: diventare testardi e caparbi, cercare di non voltare la testa o distogliere lo sguardo ad ogni sussurro o dubbio o incertezza che arriva alle orecchie… sbagliare sempre, sbagliare ogni volta, sbagliare meglio di prima.”

Di cosa ti occupi?
“Sono un Architetto con un Master in “Progettazione di Impianti Sportivi e grandi infrastrutture” che ha aperto un’Officina (un laboratorio sociale per l’apprendimento del mare attraverso le tecniche lavorative della tradizione marinara) di restauro per il recupero di vecchie barche a vela in legno: Officina Maremosso e che nel suo futuro vede distese di alberi di ulivo e vigne da coltivare vicino al mare.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancava il mare… di giorno, di notte, nelle giornate di lavoro a sudare davanti ad uno schermo o nelle sere fresche a bere una birra in piazzetta con gli amici. Mi mancava sempre, ogni attimo, e se dovessi per qualche ragione ripartire, sarà l’unica e vera cosa che mi mancherà… sempre!”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Credo che per noi “Sudisti” la tenacia e l’essere fuori dagli schemi sia conditio sine qua non per ogni cosa: sia che si decida di tornare, di restare o di partire… che si decida di cancellare le proprie origini o che ci si faccia mandare “il pacco da giù” ogni mese.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì.  Conoscersi, fare rete e scambiarsi le esperienze. Un modo necessario per dare valore aggiunto al lavoro di tutti in generale e nel particolare delle attività quotidiane. Attenzione però a non cadere nell’illusione di autoproclamarsi in detentori delle “buone pratiche” (termine di memoria “vendoliana” che sto cominciando a non tollerare più).

Cosa può fare la rete BaS?
“Raccontare, raccontare e ancora raccontare… il bello ma anche i fallimenti di chi decide di tornare ma si accorge che non era la strada giusta o la migliore per il proprio percorso personale di vita.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
E’ bello ogni tanto trovare una realtà che infonda un po’ di coraggio in chi decide, spesso assalito da ogni tipo di dubbio, di fare questo salto nel buio e risalire testardamente la corrente quando voci, giudizi e consigli tentano ogni giorno e momento di dissuaderti.”

Bentornati al Sud

Carmine Tortorella

Carmine Tortorella, Fashion Designer. A 21 anni lascia Minervino Murge (BAT) per  lavorare a Milano. A 27 anni rientra nel suo paese d’origine.

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Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Sono rientrato al Sud perchè mi sentivo umiliato da un meccanismo subdolo che offusca la vera identità del sistema Italiano… ovvero che le più importanti multinazionali del nord e non solo, anche imprese più piccole, siano capitanate da menti meridionali emigrate, con dipendenti e collaboratori meridionali…. praticamente il nord eccelle grazie alle mani, al sudore, all’ingegnio e alla forza di chi ha lasciato il SUD.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“E’ piena di risposte, di mezzi forti e comparati per poter intraprendere un nuovo percorso innovativo nella mia terra, ora nel mirino del mondo intero, una terra “dall’oro colato” che ho imparato a riconoscere e valorizzare standoci lontano.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Innanzitutto dopo anni di spostamenti e infiniti sacrifici, posso parlare di benessere. Trovo che la vita al Sud, nelle sue province specialmente, sia diventata incredibilmente raffinata ma te ne accorgi solo se sei stato fuori.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Non esistono difficoltà, è importante dimostrare di essere CREDIBILI in quello che si fa, facendo notare che chi torna ha nettamente una marcia in più e sono le uniche persone, secondo me, in grado nel loro piccolo di poter cambiare il territorio.”

Di cosa ti occupi?
“Il mio hobby e la mia passione sin da bambino sono diventati il mio lavoro. Mi occupo di moda, non nel senso evocativo della parola ma produttivo nella pratica. Sono un couturriere… progetto e realizzo abiti di alta moda, soprattutto abiti da sposa.

A breve aprirò il mio atelier: Tortorella Atelier Studio che ho deciso di realizzare nel mio bellissimo paese dal borgo incantevole MINERVINO MURGE.”

 

 

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“L’ossigeno… quello puro della mia terra che ti rende lucido in tutto quello che fai e che provi, i sapori, la famiglia… tutto… mi mancava me stesso!”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì. Le testimonianze sono molto importanti… aiutano a far chiarezza sulla decisione da prendere.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Bisogna far scoprire a tutti che ci sono tantissimi giovani che rientrano in patria con tanto talento da poter utilizzare al meglio per rilanciare il Sud.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
ANDARE PER IMPARARE…..TORNARE PER ESSERE!”

Bentornati al Sud

Piergiuseppe Esercizio

“Esperienza”, “vita sociale”, “progetti” e “famiglia” sono dei concetti che ritornano costantemente, se non nelle loro parole nero su bianco, sempre nelle conversazioni che abbiamo, de visu o sul web, con i ragazzi che decidono di affidarci le proprie storie.

Ogni volta si genera una magica alchimia per cui qualcuno, su invito o spontaneamente, decide di parlarci un po’ di sé, dei propri perché e dei propri come, del proprio ritorno o del proprio arrivo al Sud, e per magia riaffiorano, quando scorriamo le righe che ci hanno regalato o ascoltiamo le parole che ci consegnano, quelle parole che ci riportano sempre alla stessa incontrovertibile realtà: “nessun uomo è un’isola“, come scriveva John Donne.

Ecco un altro dei motivi per i quali spesso il Sud “vince” sul Nord, perché oltre alla sua rinascita, oltre al suo potenziamento, oltre al suo fascino, nei bilanci dei Bentornati il Sud rappresenta le radici. E le radici umane sanno crescere forti, in infanzia e giovinezza, e assorbire il nutrimento dalla terra, ed il terreno per propria natura non può traslocare. Ecco perché chi nasce al Sud, a volte, non riesce a ritrovare altrove lo stesso “nutrimento”, anche quando quell’ altrove gli ha offerto più di ciò che sperava.

La storia di oggi è quella raccontata dalle parole di Piergiuseppe Esercizio, classe 1975, da Bari a Modena e ritorno.

Piergiuseppe Esercizio

La crisi economica e del lavoro non ha scalfito gli ambienti ipertecnologici dell’informatica, anzi: si pensi alle statistiche di luglio 2017, quando la percentuale di impiego dei laureati in tale ambito si attestava al 96% dei laureati. Un boom che ha permesso a Piergiuseppe di cercare di tornare a casa, mantenendo intatto il proprio profilo professionale.

Gli chiediamo, come sempre facciamo, quali siano state le difficoltà del rientro, e ci dice: “La difficoltà principale è stata trovare un progetto in cui credere, per questo ho cercato sempre attraverso i tanti canali che internet mette a disposizione“. “Progetto”, si diceva: l’importanza di sapere che se si torna non si dovranno accantonare tutte le aspettative di crescita e coerenza che si erano coltivate da quando ci si era iscritti all’università o si era iniziata una carriera.

Piergiuseppe è andato via proprio per lavoro, a Modena, città esempio di architettura industriale che ne segna inequivocabilmente l’identità e i tratti, ed è andato via, diversamente da molti altri che al Nord si trasferiscono per studiare, quando aveva 31 anni. Per poi lasciarla all’età di 42.

Lasciate che ve lo dica una che è andata via tante volte e da tante città: questa è una storia diversa. Andar via da un posto a 18 anni, quando hai solo voglia di lasciar casa e imparare ad autogestirti ( e magari riuscirci poco), è un conto. Poi conoscere nuovi amici, nuovi luoghi, e magari rientrare a casa solo per le vacanze e guardarla con nostalgia. Ma a 30 anni il luogo in cui vivi è Casa, molto di più, molto più intensamente, quindi lasciarlo è più impegnativo ancora. Poi – parla sempre quella che ha lasciato tante città – una volta che ti sei ri-radicato in un nuovo posto, quando hai il tuo giro, il tuo pub preferito, la tua lavanderia di fiducia, riprendere tutto e andare via ancora una volta non è, semplicemente, difficile: è coraggioso, temerario.

Lo fai per un motivo valido. Dice Piergiuseppe che è tornato “per portare la (propria) esperienza nelle aziende meridionali”. “Esperienza”, l’ho scritta per prima, questa parola. Perché è così che succede: ti viene un dubbio, quando sei fuori: “Ma perché queste cose che so fare devo farle qui, e non a casa mia?”

Non è un caso che Piergiuseppe ci dica che il suo bilancio del ritorno è positivo perché ha “realizzato il sogno di lavorare per il Sud”.

È un sogno comune fra i trapiantati. Poi bisogna trovare il progetto giusto, diceva Piergiuseppe qualche riga più su, e in questo è stata fondamentale l’esistenza di Bentornati al Sud: “Mi siete stati molto d’aiuto quando credevo di non trovare un’opportunità per tornare“. Perché la rete di Bentornati al Sud (cito testualmente) è utile “per reinserirsi anche socialmente, e per fare squadra, tornare dopo un’esperienza fuori apre la mente, avere a che fare con persone che hanno avuto un’esperienza di vita/lavorativa simile aiuta a diffondere quanto di positivo c’è fuori“.

La socializzazione intesa non solo come reinserimento nella vita sociale (sic), abbattendo il muro della paura del “ma c’è ancora qualcuno di simile a me, nel posto da cui sono andato via tanti anni fa?”, ma anche come condivisione delle informazioni e delle storie, che, condivise, contribuiscono alla narrazione del Sud del Possibile.

Ma cosa è mancato, e cosa mancherà a Piergiuseppe, protagonista di questa storia un po’ diversa, che ha avuto il coraggio e la fortuna di tornare al Sud e riuscire a realizzare se stesso? La famiglia. La famiglia d’origine, di cui sentiva la mancanza quando era a Modena, che è stata uno dei propulsori della sua scelta di rientrare, e la famiglia acquisita, quella modenese, quella adottiva, che lo ha accolto nel suo periodo settentrionale, le tante persone che ha “trovato e lasciato” e che gli hanno sempre mostrato affetto e rispetto indiscutibili.

Perché “nessun uomo è un’isola”, e quindi a Piergiuseppe va il nostro “bentornato” nell’arcipelago-Sud.

Roberta Iacovelli

A spasso nella Bellezza – 4 Puntata

17/03/2018

Quarta puntata programma Web Radio Inversione a Sud:

A spasso nella Bellezza
(clicca per ascoltare)

Una puntata davvero ricca ricca ricca!

Abbiamo parlato degli Amici di Casa Netural e intervistato uno dei due fondatori, il benvenuto al Sud, Andrea Paoletti che ci ha raccontato l’ultimo progetto Wonder Grottole.

Abbiamo esplorato il mondo del trekking e la bellezza del museo MARTA e del Castello di Taranto.

In chiusura la Rubrica Libri #SognoMeridiano a cura di Alessandro Cannavale.

Sì, Viaggiare… – 3 Puntata

03/03/2018

Terza puntata programma Web Radio Inversione a Sud:

Sì, Viaggiare…
(clicca per ascoltare)

Qual è la situazione delle strade e dei treni? Abbiamo indagato e cercato di capire leggendo articoli a tema per saperne di più.

Ringraziamo il giornalista Marco Esposito per l’articolo che ci ha fornito, sul tema strade, scritto per Il Mattino nel 2016 ed Alessandro Cannavale per quello sui treni, pubblicato per il blog de Il Fatto Quotidiano.

Durante la puntata abbiamo intervistato il #BaS Giuseppe Sciretta per un post, in cui ha taggato Bentornati al Sud, dedicato al confronto tra vivere in città e vivere in paese, tra vivre al Nord e vivere al Sud. Inoltre, Giuseppe è stato promotore di una petizione strade “Monte Dauni” inviata  alla Regione Puglia e oggetto di un servizio TV a cura di “Striscia la Notizia.”

In chiusura la Rubrica Libri #SognoMeridiano curata da Alessandro Cannavale.

Migrazioni interne – 2 Puntata

17/02/2018

Seconda puntata programma Web Radio Inversione a Sud:

Migrazioni interne
(clicca per ascoltare)

Partendo dai dati del CNR relativi al 2015 sul fenomeno delle migrazioni interne abbiamo ricordato il servizio dal titolo “Cambio Vita” girato nel 2016 per Speciale TG1 – Rai 1 con la giornalista Federica Balestrieri che abbiamo intervistato telefonicamente perchè anche lei ha deciso di “cambiare vita dopo 25 anni in RAI”

Abbiamo concluso la puntata con la Rubrica Libri #SognoMeridiano intervistando Alessandro Cannavale che ci ha presentato il suo libro “A me piace il Sud”