Nicola D’Onghia

Nicola D’Onghia, Laurea triennale in Economia e Commercio, Specialistica in Finanza & Risk Management, Master in Banking & Finance. A 19 anni lascia Bari per andare a studiare a Parma e poi a lavorare a Milano. Torna a Bari a 30 anni.

Nicola D'Onghia

Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Per trovare (o ri-trovare) una qualità della vita ed una dimensione professionale più vicina ai miei interessi ed alle mie ambizioni future.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Il primo scomparto sicuramente pieno di dubbi e timori, legati all’incertezza data dal passaggio da una realtà in cui ero ben inserito professionalmente ed umanamente ad un’altra totalmente nuova. Il secondo scomparto carico di entusiasmo e gioia per l’inizio di una nuova avventura nel posto in cui mi sono sempre immaginato.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Anche se, ad oggi, non posso rispondere con certezza a questa domanda. Un anno di tempo è un periodo forse troppo breve per poter formulare un giudizio…”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà del rientro sono state legate in primis ad un ambiente sicuramente meno organizzato e strutturato rispetto a quelli in cui ero abituato ad operare. Ritengo sia necessario adeguarsi al contesto in cui si opera sempre tentando di apportare un quid in più maturato dal nostro bagaglio umano e professionale. L’aver passato un periodo di tempo, più o meno lungo, lontano dai luoghi di nascita spesso può aiutare in quanto permette di vedere realtà diverse nonché relazionarsi con persone ed organizzazioni differenti da quelle che siamo abituati a vedere.”

Di cosa ti occupi?
“Ad oggi mi occupo di Agricoltura Biologica nell’azienda di famiglia: Tenuta D’Onghia. In futuro mi piacerebbe abbinare questa professione ad un’attività di consulenza per la quale sto già studiando.”

LogoTenutaDOnghia

Ci lasci un pensiero per BaS…
“RINGRAZIO BaS perché mi ha dato l’opportunità di raccontare una esperienza che potrebbe essere colta come uno spunto di riflessione per i tanti ragazzi che, pur desiderando rientrare nella propria terra d’origine, vivono delle resistenze “interne” verso un cambiamento così rilevante nelle loro vite.

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna? In che modo?
Chi rientra molto spesso sa che dovrà “rinunciare” a qualcosa per poter realizzare questo progetto (decremento di stipendio, passaggio da lavori a tempo indeterminato a lavori più precari ecc..). Spesso questa situazione rende la scelta molto difficile.
La rete può supportare chi sta pensando di rientrare al Sud provando a porre in evidenza come spesso i benefici possano essere uguali se non maggiori delle rinunce che si prospettano…”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancava molto il contatto con la natura, inevitabilmente carente nelle grandi città.”

Bentornati al Sud

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Marianna Bonghi

Marianna Bonghi, Laurea vecchio ordinamento in Scienze Politiche indirizzo Politico Sociale presso l’Università degli Studi di Bari. A 30 anni lascia la Puglia, per motivi di lavoro, e si trasferisce a Milano. A 37 anni torna a Lucera (FG) sua città natale.

Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Perché solo partendo dalla mia terra potevo ricominciare.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Non ho aspettative. So solo che sono ripartita dalle cose e dalle persone che avevo lasciato e mi sono scoperta autentica. Qui ho la libertà di essere me stessa: imperfetta e con i piedi piantati sulle nuvole. Mi sento libera quindi di sbagliare. Ed è una grande conquista!”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Il mio rientro è stato difficile. Sono vissuta a Milano e fortunatamente ho sempre lavorato in realtà dinamiche e interessanti. Qui riscontro difficoltà sopratutto nel campo professionale, ma sono positiva sui cambiamenti che ci possono essere. C’è tanto fermento ed entusiasmo tra i giovani e i giovani adulti e questa sensazione mi carica molto. A livello personale però sto meglio, molto meglio: ho raggiunto traguardi che onestamente non avrei raggiunto a Milano. Sono contenta anche se consapevole delle difficoltà di vivere in una provincia, quella foggiana, che ha più freni rispetto alle altre province pugliesi.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà sono state nel lavoro. Sono una giornalista che si occupa di comunicazione istituzionale. Ora lavoro per un’associazione di categoria, ma trovo piccoli ostacoli proprio perché all’interno delle realtà lavorative la mia professione viene vista come qualcosa di non concreto dove ognuno può dire la sua. Invece è un mestiere e come tale si impara sul campo, facendo errori e sperimentando.

Come fare per superare le difficoltà del rientro? Ripartire dalle cose che si erano lasciate, anche dagli amici e scoprire quanto amore c’è ancora in loro. Personalmente il mio punto di svolta è stato l’incoraggiamento di un amico che, ahi lui! crede nelle mie capacità professionali, a collaborare alle Feste patronali della mia città. Ho usato le mie competenze e all’improvviso mi sono sentita di nuovo – dopo un periodo non proprio semplice per me – incoraggiata e felice. Alla fine, mentre guardavo lo spettacolo pirotecnico di chiusura con le persone che più mi erano state vicine durante la preparazione della festa, mi sono sentita nuovamente ridere dentro. Proprio per questo motivo la mia è stata un’estate da incorniciare e ho avuto la fortuna di collaborare con piccoli e grandi talenti, creativi e disponibili, che mi hanno donato una carica di buon umore.”

Di cosa ti occupi?
“Sono una giornalista e negli ultimi anni ho lavorato per importanti uffici stampa e tuttora lavoro nel campo della comunicazione istituzionale. Amo scrivere, raccontare ciò che vivo e confrontarmi sui temi della cittadinanza, della politica e del futuro. Il mio obiettivo? Vorrei provare, con il racconto o attraverso il mio spirito allegro, a far emergere ciò che di bello mi arriverà da questa inversione a U che ho fatto nemmeno un anno fa. Per esempio mi piacerebbe raccontarvi di una poetessa e di un librario. Chissà…”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancava la vita all’aria aperta, la facilità dell’incontro. Quello che mi manca di Milano è la sua capacità di funzionare e di realizzare anche l’impossibile, oltre che il suo dinamismo. Milano sarà sempre una parte importante del mio cuore: lì ho lasciato una grandissima amica e professionista che mi ha dato tanto. Grazie Veronica!”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Sono felice, nonostante tutto.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì. Farei più momenti di incontro. Ritrovarsi e anche farsi più coraggio perché in fondo ce ne vuole!”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Rafforzerei la parte in cui si comunicano le offerte di lavoro.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
Ritrovarsi è sempre un gran bel viaggio.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
“Mi trovo in difficoltà a darti questa risposta, purtroppo conosco tante persone capaci che però sono ancora al Nord. Riportiamole al Sud!”

Grazie Marianna!!

Bentornati al Sud

Marta Tardáguila del Castillo

Marta Tardáguila Del Castillo, 29 anni. Laureata in Storia dell’Arte, a 25 anni lascia Madrid e si trasferisce a Bari per iniziare una nuova vita.

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Perché hai scelto il Sud?
“Ho conosciuto Bari nel 2010 grazie ad una borsa di studio Erasmus. Sono sincera, non era stata la mia prima scelta. Non sapevo nemmeno dove fosse. Però il destino ha voluto che io mi trovassi qui, ed è stata una piacevolissima sorpresa. Ho trovato una realtà completamente diversa da quella in cui sono cresciuta. Penso che ogni persona cerchi sempre l’opposto di quello che già conosce, perché si sa, non ci accontentiamo mai. Per questo motivo, per me che sono nata a Madrid e ho sempre vissuto lì, trovare una realtà piccola e a misura d’uomo dove ci vuole molto poco per avere tanto, è stato molto importante. Poi è stata anche la città che all’età di 21 anni mi ha regalato quel pezzettino di “indipendenza” che significa l’Erasmus, e questo non si dimentica mai. Dopo essere stata per circa dieci mesi in questa città, sono tornata in Spagna anche se non me ne sono mai andata completamente perché a Bari ho anche trovato quello che è ancora oggi l’amore della mia vita. Quindi insieme ci siamo trasferiti a Madrid, io a malincuore e lui molto volentieri, ma le cose non sono andate come ci aspettavamo e alla fine nel 2013 siamo tornati qui.”

La “valigia” che hai portato con te è piena di…
“Potrei dire vuota. Vuota perché per me tornare qui è stato come una rinascita. Dopo aver provato a costruirci una vita a Madrid, ma senza successo, dopo due anni di continua lotta per poi ritrovarci sempre a mani vuote, quando finalmente abbiamo deciso di tornare mi sono lasciata tutto alle spalle per andare incontro a quello che più volevo: vivere serenamente la mia indipendenza, la mia vita. E sapevo bene che Bari mi avrebbe dato quello di cui avevo (avevamo) bisogno. Un attimo di respiro. So che molti penseranno che sono pazza (“da Madrid a Bari!”) ma a quel punto della mia vita avevo bisogno di questo.”

Ad oggi, il bilancio è positivo o negativo?
“Positivo ovviamente, altrimenti non sarei rimasta tutto questo tempo. Quando parti da zero non può che andare bene perché puoi soltanto crescere. Non avevo grandi pretese quando sono venuta. L’unico mio obiettivo era quello di vivere. Purtroppo o per fortuna io, come molti miei coetanei, sono cresciuta senza pensieri né preoccupazioni, e questo spesso ha portato a una certa mancanza di identità. Ecco cosa cercavo io: la mia identità. E l’ho trovata.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà?
“Le difficoltà ci sono state, soprattutto all’inizio, ma non più di tanto. Per fortuna non sono mai stata sola. Sia la mia famiglia che la famiglia del mio fidanzato ci hanno sempre sostenuti ed aiutati in tutti i modi e questo ha contribuito a rendere tutto più facile.”

Di cosa ti occupi?
“Ho avuto la fortuna di incontrare Antonella Sardelli (Antonella è una #BaS che abbiamo intervistato lo scorso anno: qui la sua storia), amante dello spagnolo nonché responsabile del Centro de Estudios Lingüísticos e presidente di DICUNT e dell’Associazione Italo-Spagnola (denominata ACIS BARI). Ho iniziato a collaborare con lei quasi da subito e attualmente mi occupo delle lezioni di spagnolo per italiani. A parte questo, sono sempre impegnata nelle diverse attività che organizziamo per la diffusione della cultura spagnola. Sono anche socia fondatrice dell’associazione culturale DICUNT, membro del suo coro, insomma, un sacco di belle cose. Poi nel mio tempo libero c’è sempre qualche vestito da cucire, qualche sciarpa da finire, o qualcosa da creare…”

 

Quali sono le differenze che reputi più importanti, tra la tua precedente città e quella attuale nel meridione?
“Innanzitutto le dimensioni. Io sono di Madrid, una grande città dove tutto è grande, lontano, impersonale. Per quanto sia una bella città, queste sono le cose che più mi rendevano difficile la vita lì, soprattutto dopo aver vissuto in una città come Bari, piccola, a misura d’uomo, dove tutti si conoscono, o quasi (anche se devo dire, a questa cosa non mi sono ancora abituata!!!). A Bari, lo dico e lo dirò sempre, la vita è più facile.”

Cosa ti manca maggiormente?
“Evidentemente la famiglia e gli amici, quelli più vicini. Anche se la maggior parte degli amici sono anche loro fuori dalla Spagna. Insomma, mi manca non avere vicino le persone più care, ma per il resto, non mi manca proprio niente.”

Suggeriresti ai tuoi amici la tua città al Sud?
Io sì, la suggerirei, a chi come me non riesce a trovare il suo posto nel mondo. Credo che questo sia un bel posto da dove iniziare, un bel punto di partenza. Poi qui c’è il mare, qualcosa che per noi madrileni è veramente un lusso. Anziché prendere la metro per andare in centro, ti fai una passeggiata sul lungomare. Cos’altro vuoi?”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Che dire, la mia storia a Bari è molto personale e capisco che non tutti la pensino come me. Ognuno di noi cerca cose diverse dalla vita, e quello che cercavo io l’ho trovato qui. Ciò non toglie che un domani ci siano altre domande ed altre città pronte a darmi una risposta… ¡Nunca se sabe!”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Bellissima iniziativa che ci dà l’opportunità di raccontare e condividere le nostre esperienze personali.”

Una rete tra tornati e benvenuti al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi si trasferisce?
“Per quanto mi riguarda, condividere le esperienze può fornire un sostegno morale a chi arriva, la prova che ce la si può fare.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Potrebbe mettere in contatto gli stranieri che vivono stabilmente a Bari e questo potrebbe essere l’inizio di tante belle cose.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Benvenuti al Sud?
Alberto De La Lama Carbajo

Grazie Marta!

Bentornati al Sud

 

 

Alma Cati

Alma Cati, Laurea in Psicologia e Qualifica in Operatore lavorazioni artistiche in cuoio, parte a 18 anni e, dopo più di dieci anni ad Urbino (PU), torna in Puglia a Latiano (BR).

Si definisce Psico-Artigiana, ama la quiete del suo paese di origine ma è sempre in movimento verso le belle città pugliesi.

AlmaCati

Per quale motivo sei tornata al Sud?
“La mia non è stata una vera scelta di ritorno al Sud. Eventi familiari, improvvisi, mi hanno trattenuta, facendomi scoprire in pochi mesi la bellezza della mia Terra di nascita e la sua gente.

C’è sempre stata però, da parte mia, una ricerca sulla riscoperta delle mie origini iniziata, inconsapevolmente, con la scrittura della tesi di laurea Tarantismo e Isteria tra 800 e 900: “un contributo alla psicologia e alla mia Terra, la Puglia, entrambe provviste di quegli aspetti multiformi e misteriosi che hanno trovato nell ‘isteria e nel tarantismo una chiave di lettura comune.

Le Marche, Urbino, i miei amici che abitano ancora lì, erano la mia nuova famiglia e vivevo felice ma ero curiosa di ciò che succedeva al Sud.

Scendevo giù con una piccola bancarella con manufatti in cuoio da me prodotti. Cominciava il fermento della Taranta/Pizzica e conobbi in quegli anni (1999 – 2004) il Festival Itinerante della Taranta con il concerto conclusivo di Melpignano (LE). Sono state estati per me bellissime, ho conosciuto i paesi della Grecìa Salentina quando le sagre erano davvero occasione di scoperta di antiche tradizioni. Erano gli anni anche di un certo risveglio politico in Puglia, Vendola e i Bollenti Spiriti… tanto fermento!!

Sono stata coinvolta dalla bellezza della mia Terra, un colpo di fulmine… mi ero appena laureata, ero piena di energia e voglia di fare! E così, in questa bella e dura Terra, è nata anche mia figlia Njna che porta appunto uno dei nomi classici della pizzica salentina!”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Ottimismo, entusiasmo e voglia di fare.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Ho conosciuto e continuo a scoprire tante realtà innovative portate avanti da giovani come me, partiti e rientrati, tutti con un’ immensa voglia di fare. E poi continuo ancora a stupirmi della bellezza del nostro Territorio, del suo essere diverso e multiforme.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Io non ho trovato difficoltà ma ho investito tutto il mio entusiasmo per cercare gente e stimoli nuovi anche qui in Puglia… percorrendo km e km con la mia macchina a metano… il consiglio è di non chiudersi e avere occhi aperti sull’orizzonte.”

Di cosa ti occupi?
“Sono una psicologa con una grande passione per la lavorazione del cuoio.

Mi occupo principalmente di minori a rischio, lavoro anche come Orientatore scolastico e professionale. Nel 2012 ho conseguito l’abilitazione come psicologa e ho cominciato a muovere i primi passi come professionista.

Ad oggi, sto lavorando sui progetti in partenza per il Mese del Benessere Psicologico in Puglia che si tiene ogni anno ad ottobre.

In questa occasione, il prossimo 8 ottobre, presso l’associazione TrullloSociale organizzerò un workshop di Psicologia Creativa con cenni sull’importanza dell’agricoltura sociale e dei laboratori ergo terapici in contesti di disagio sociale.

Sempre nel mese di ottobre sarà on-line il mio sito Studio di Psicologia Creativa da cui sarà possibile prenotare consulenze domiciliari di sostegno psicologico, percorsi di orientamento professionale e scolastico, e gruppi di laboratorio ergo terapico di lavorazione del cuoio.

Inoltre, grazie al progetto Bollenti Spiriti ho conosciuto diverse realtà sociali interessanti con cui collaboro ormai da anni, collaborazione fatta di esperienze e valori condivisi.

Ad esempio, nel 2016, ho partecipato come Psicologo sociale al progetto Diverso come me, finanziato dal Ministero della Gioventù, presso l’associazione Venti di Scambio di Conversano (BA) attivando uno sportello di ascolto e orientamento psicologico, e conducendo alcuni laboratori di lavorazione del cuoio.

Dal 2012, con l’associazione TrulloSociale di San Michele Salentino (BR) collaboro alla realizzazione di Rurabilia – centro estivo per bambini e Masseria sotto le stelle essendo una Masseria sociale che si occupa di integrazione attraverso percorsi di agricoltura sociale e riscoperta delle antiche tradizioni.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Appena rientrata in Puglia, nel 2004, ho cominciato a lavorare come educatrice in una comunità riabilitativa psichiatrica con la cooperativa Città Solidale, qui ho conosciuto Tommaso Mola e questa bellissima realtà sociale.

Dallo stimolo avuto con questa esperienza lavorativa è nata l’idea che saper fare corrisponde anche a saper essere, e mentre cambiavo settore sociale, diventando educatrice in una comunità educativa per minori provenienti dal circuito penale, ho sperimentato come ciò fosse ancora più vero e importante per questa tipologia di utenti.

Ho unito le mie due competenze, psicologia e cuoio, dando vita ad un laboratorio di formazione itinerante sulla lavorazione del cuoio: La Fustella, rivolto a varie realtà sociali: cooperative, centri diurni comunità educative, associazioni.

Dalla cooperativa per minori, all’associazione per persone Down, dai pazienti psichiatrici, ai tanti bimbi dei campi estivi… ogni attività formativa che conduco mi ricorda come in ogni ognuno di noi ci sia un talento nascosto, e come i momenti di integrazione e condivisione spesso siano più importanti dei risultati raggiunti.

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Del Sud mi mancava il colore della terra, il cielo immenso, il cibo vario e buonissimo, il calore della gente… anche nelle Marche il mio gruppo di amici era fatto prevalentemente di ragazzi del Sud! Delle belle colline marchigiane conserverò sempre i bei ricordi di una natura immensa: fiumi, boschi, lucciole e non potrò mai dimenticare la loro quiete.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto a chi torna?
“Sì, dando sostegno reciproco alle persone coinvolte per vincere il senso di estraneità che vive chi rientra dopo tanti anni.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Potrebbe organizzare un evento in cui conoscersi tutti.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Complimenti per la bella iniziativa. Un ringraziamento a Bentornati al Sud per l’ascolto e l’accoglienza in questo spazio virtuale… che le nostre storie siano sempre colorate di ottimismo! Continuerò a seguire le vostre storie.”

Grazie Alma! Noi seguiremo te e i tuoi creativi laboratori itineranti.

Marianna per BaS

Ritorno alla Festa

“Non sono tornata al Sud per amore di questo luogo o della mia città natale. No, sono tornata al Sud per una delusione d’amore. A quasi 40 anni non sono riuscita a pensare a qualcosa di diverso che non fosse ritornare a Lucera da Milano.

Ho pensato alla mia città in un pomeriggio in cui tutto era buio, in cui anche le lacrime erano finite. È stato un pensiero istintivo, automatico, così feroce che non mi ha lasciato nei 5 mesi in cui ho vissuto a Milano da sola.

Il lavoro nella città lombarda ti avvolge e, se sei fortunata come lo sono stata io, vivi esperienze professionali che ti cambiano, ti arricchiscono e ti aiutano a crescere.

Sono tornata che era Natale, triste, tesa, ma più di tutto arrabbiata, con i pugni stretti ai lati del mio corpo.

Il trasferimento è coinciso con una nuova chiamata di lavoro a Foggia in un’associazione di categoria, sempre comunicazione, sempre ufficio stampa perché se la sensazione era che lui mi avesse tolto tutto che almeno mantenessi ciò che più mi caratterizza: la mia professione di giornalista.

Sono stati mesi in cui ho combattuto, in cui ho alzato più volte il sopracciglio perché le cose non andavano, non funzionavano, in cui mi sono chiesta tante volte perché non avessi resistito, perché non camminavo su quelle strade con i palazzi importanti in cui ormai ero abituata a passeggiare.

Sono passati i mesi e man mano ho sentito che i pugni si alleggerivano, che la rabbia scivolava via. Ho iniziato ad accorgermi che davanti a me avevo dei puntini che dovevo solo collegare perché sono andata via salutando degli amici, dei conoscenti e delle situazioni che si sono presentate in tutta la loro forza anche ora che sono tornata, come a dire: chiudi questo cerchio perché qui è il tuo posto.

Ho ripreso a vivere grazie a quelle stesse persone che 7 anni fa non mi sono bastate, ho ripreso a vivere facendo quelle cose che 7 anni fa sentivo non fossero alla mia altezza perché volevo di più. Eh sì, adesso so che il di più è bello, stimolante, appagante ma lo stare mi rende autentica, emozionata, forse addirittura felice, che, per una come me, che non crede alle definizioni assolute, è un grande passo in avanti.

Ho fatto cadere le mie difese di fronte a una città che credevo troppo piccola grazie a una tradizione che solo noi, uomini e donne del Sud, possiamo comprendere: le feste patronali.

Ho messo a disposizione le mie capacità, la mia scrittura e il mio essere di corsa e, insieme a un gruppo di ragazzi e giovani adulti, alcuni dei quali avevo lasciato 7 anni fa a un tavolino di un pub, abbiamo in meno di 50 giorni regalato alla nostra città, alla mia città, la Festa.

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Scatto: Serena Checchia

Solo ora dopo quasi 10 mesi dal mio rientro inizio a pensare che davanti alla Fortezza federiciana di Lucera vorrei mettere radici. Anche le radici sono un altro tabù che cade: io non ci ho mai creduto. Sono troppo irrequieta per stare bene per sempre in un luogo. Invece, oggi penso che non si può vagare all’infinito e che a un certo punto devi fermarti in quel luogo e in quella situazione in cui ti senti più autentica anche se le cose non saranno sempre facili, ma bisogna resistere e piantarsi come un albero con le sue radici. Il Sud non sarà facile da vivere per me e tante volte sentirò ancora la voglia di scappare, ma so che è qui che il cerchio si chiuderà.”

Marianna Bonghi

Scatti: Serena Checchia

Federica Costantini

Federica Costantini, Laurea Magistrale in Psicologia, Master in Criminologia e Specializzazione in Comunicazione e Marketing. A 18 anni lascia Zollino (LE) per studiare a Roma. Gira l’Europa e vive in Irlanda, Lettonia, Malta e Messico: “Vivere, scoprire me stessa e il mondo per poterlo presentare e raccontare.” Torna, dopo 11 anni, nel suo paese natale ma è alla ricerca della sua “base salentina”.

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Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Per scelta: per me tornare ‘alla base’ significa prendere la rincorsa per il prossimo volo.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Una collezione infinita di esperienze, ostacoli, abbracci, sberle in faccia, sorrisi e parti di me.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Non so da quale lato pende la bilancia. Qui, al Sud, come nei tanti posti in cui ho vissuto, ho la sensazione di essere costantemente sulle montagne russe: passo dall’arrancare in salita al ribaltare tutto e scendere con facilità in discesa in un attimo. Non esiste un ‘positivo/negativo’ globale per quanto mi riguarda: esistiamo NOI in tutte le nostre forme, modi, creazioni, nature e espressioni… OVUNQUE SIAMO. Ora sono qui e mi sto lanciando in questo nuovo ‘giro di giostra’.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Ogni fase nel mio percorso di vita ha trascinato con sé avventure e difficoltà, anche il rientro. Mi sono sentita, e delle volte continuo tutt’ora a sentirmi, “straniera in patria”: quando vivi 1/3 della tua vita altrove, torni e non ti riconosci più in ciò che pensavi di essere, in ciò che facevi e in ciò che hai lasciato quando sei partita. Sai qual è la cosa divertente? Che la stessa sensazione la provi quando arrivi in un posto per la prima volta! Con questo voglio dire che ovunque vai PORTI TE STESSA, le tue potenzialità, le tue contraddizioni, i tuoi talenti, i tuoi dubbi, le tue paure, la tua natura e le tue parti irrisolte. Se non le affronti nessuno lo farà al tuo posto: puoi cambiare lavoro, nazione, relazioni, partner e, nonostante tutto, non cambierà nulla. Al mio rientro (che non è detto sia definitivo, chi lo sa!) essere ONESTA CON ME STESSA è stato necessario: cosa voglio? Che ‘prezzo’ sono disposta a pagare? Cosa non ha funzionato prima? Quali scuse mi sto raccontando? Che cosa credo essere vero per me? Cosa so fare e cosa non so fare? Cosa ho bisogno di imparare? Queste sono le domande che mi sono fatta e a cui ho fatto seguire ricerche, risposte e azioni massicce. Non ho consigli, suggerimenti o dritte da dare: ognuno “si sana da solo” (come dice Jodorowsky) e, soprattutto, CREA LA PROPRIA REALTA’ perché LIBERO. Una cosa, però, è certa: credere senza agire non porta da nessuna parte.”

Di cosa ti occupi?
“Non amo le definizioni. Faccio ciò che mi piace attraverso ciò che sono. Adoro PRESENTARE IL MONDO NEL MONDO. Ovviamente, AL FEMMINILE.(www.federicacostantini.com).”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Non vivo di nostalgie. Il viaggio mi ha insegnato a valorizzare ciò che è presente in questo momento; quindi, ora che sono al Sud, faccio scorta di persone che amo, risate, abbracci, sole e tanti tanti zuccheri (per sopperire alle voglie di tutti i tipi quando sono lontana) 🙂 “

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“La cultura, le pippe mentali, la resistenza al cambiamento condizionano e bloccano anche i migliori progetti. Restare focalizzati su ciò che sentiamo essere AUTENTICO per noi e FARE DA SOLI, ovvero prendersi la TOTALE RESPONSABILITA’ delle nostre scelte, richiede ovaie ma VALE LA PENA. Le PERSONE FANNO IL CONTESTO, non il contrario. Adoro collaborare e condividere quando competenze, visioni e obiettivi sono orientate nella stessa traiettoria, in maniera naturale e fluida. Il mio motto, non a caso, è A GANAR (vinciamo, ndr) e “il mondo -come dico sempre- è di chi se lo va a prendere”. Magari un pezzettino alla volta. Meglio se INSIEME.

Ci lasci un pensiero per BaS…
Alle bambine ribelli di tutto il mondo: sognate più in grande, puntate più in alto, lottate con più energia. E, nel dubbio, ricordate: AVETE RAGIONE VOI.” In qualunque parte del mondo siate, ANCHE AL SUD :)”

Una rete tra tornati al Sud è d’aiuto e supporto a chi torna?
“Certo… è fondamentale!”

Cosa può fare la rete BaS?
“Iniziative per divertirsi, condividere, collaborare e fare networking.”

Grazie Federica, per aver condiviso con noi il tuo mondo… al femminile!!

Marianna per BaS

Stefania Ressa

Stefania Ressa, Laurea in Comunicazione Linguistica e multimediale. Master in Marketing e Comunicazione digitale. A 18 anni lascia Taranto per studiare e lavorare a Firenze. Nel 2012, vive a Londra. Torna nella sua città a 28 anni.

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Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Per amore, per la famiglia e per costruire qualcosa di mio.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Coraggio ed entusiasmo.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Perché, per quanto Taranto possa essere arretrata su alcuni aspetti, è una città estremamente fertile.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà sono legate alle opportunità che a volte mancano, anche a livello culturale, e al provincialismo che spesso dilaga. Il consiglio per superarle? Fare, fare e fare sapendo dove si vuole arrivare.”

Di cosa ti occupi?
“Sono giornalista e Copywriter. Ho messo su il progetto Se Dico Taranto quando sono tornata e amo raccontare storie. Mi piace il web (con moderazione) e da qualche anno mi occupo anche di social media. Attualmente, oltre alla gestione di alcuni uffici stampa, lavoro in un’agenzia di Web marketing.

Se mi chiedessero cosa vorrei fare da grande (sempre se a 30 anni sia concessa una domanda simile 😃) risponderei: “Certamente scrivere e organizzare occasioni di incontro per e nella mia città”. Non a caso, da quando sono rimpatriata, ho iniziato anche a dedicarmi ad eventi culturali grazie all’esperienza con il Teatro Orfeo e con altre importanti realtà territoriali che mi hanno arricchita umanamente e professionalmente.

Certo è che vivo questo ritorno al Sud con irrequietezza. Non parlo di irrequietezza negativa, eh… ma di quella tensione emotiva costante che ti spinge a superare i limiti che, erroneamente, ci poniamo.  Per questo, mi incuriosisce mettermi in gioco su più fronti, tutti legati in qualche modo a quello che più amo fare: comunicare.”

LogoSeDicoTaranto

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Il mare (strano, eh?) e i punti di riferimento (famiglia e amicizie).”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Di BaS mi piacciono le storie, che amo profondamente leggere; mi piace conoscere l’esperienza di chi è tornato e trarre un po’ di quel coraggio che a volte si smarrisce quando si torna (anche se la mia valigia l’ho riempita proprio con il coraggio).”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Si, per lasciarsi ispirare dalle storie di chi è tornato.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Potrebbe organizzare eventi con tutti i “BaS” 😀

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
“Un’amica: Rosanna Loconsole.”

Grazie Stefania, siamo sicuri che hai fatto bene a disfare la tua valigia del ritorno ed investire il coraggio, in essa contenuta, nella bellissima “Città dei due mari.”

Marianna per BaS