Marco Abbro

Marco Abbro. Osteopata. A 19 anni lascia Cava de’ Tirreni (SA) per studiare a Pescara. Torna al Sud a 25 anni. Ora vive a Napoli.

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Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Sono ritornato perché nella mia realtà di orgine non esistevano ancora figure professionali come la mia. Oltre che per un vantaggio determinato dal mercato, ne volevo fare una sorta di “battaglia” pionieristica per portare una figura nuova, che in realtà più articolate rappresenta comunque un elemento attivo nel tessuto sociale.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Esperienze, conoscenza, determinazione e curiosità.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Ho ritrovato un ambiente vivo e assetato di curiosità. Adesso che collaboro con altre realtà quali: Open Biomedical Initiative Onlus per la protesica a basso costo stampata in 3D, COME Collaboration Associazione Internazionale di ricerca in ambito osteopatico, ho creato una rete che comprende anche il mio territorio senza lasciarlo fuori da questi circuiti di progresso che sono importanti per accrescere la coscienza comune verso problematiche e tecnologie nuove.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Difficoltà in verità non ne ho trovate, grazie alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto fortemente e ai miei amici storici con i quali si sono rafforzati i rapporti non solo in ambito affettivo ma anche lavorativo.”

Di cosa ti occupi?
“Sono Osteopata e con un gruppo di amici sto creando un BioFabLab, una struttura nella quale integrare nuove tecnologie e competenze biologiche al servizio del design e della prototipazione di tecnologie vive. Collaboro attivamente con Open Biomedical per la divulgazione dei progetti umanitari che fanno capo a questa iniziativa come la protesica di arti superiori a basso costo e di incubatrici realizzate con stampanti 3D.

Inoltre, grazie alla spinta del mio amico Fabiano Pagliara, abbiamo messo su un duo comico: Marco e Fabiano. In realtà abbiamo reso pubbliche le nostre serate sul divano, portando la nostra voglia di divertirci in giro. L’ultima parodia ha avuto un successo inaspettato con oltre 600000 visualizzazioni. Grazie a lui non ho messo a riposo la vena “artistica” (premettendo che l’arte è un’altra cosa).

Ho la passione per il Crossfit, disciplina che permette di scaricare le tensioni di una giornata di lavoro, creando dipendenza per la scarica di endorfine, oltre che per il gruppo fantastico che è la “famiglia BMH” di Casoria. Quando non posso andare in palestra mi sento male.

Tra i progetti futuri, insieme al BioFabLab stiamo perfeziondo un nostro macchinario  pensato per la creazione di capsule farmaceutiche, l’intento è rendere le cure più efficaci in problematiche come il cancro o malattie infettive nei paesi in via di sviluppo. La possibilità di creare una macchina che personalizza e articola la cura in maniera digitale ha risvolti che speriamo possano aiutare dal singolo alla comunità in maniera concreta.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Accogliere testimonianze è la cosa migliore che si possa fare per far conoscere la realtà di tutti i giorni, senza filtri e senza remore.”

Una rete tra tornati al Sud è d’aiuto e supporto a chi torna?
“Si, ci sono molte persone che tornano animate dalla possibilità di migliorare delle realtà, una rete potrebbe accrescere queste possibilità creando link tra vari professionalità e non solo.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Aiutare a conoscersi.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
Penso che nella vita non ci si debba porre dei limiti di conoscenza o opportunità senza prima averli contattati materialmente. Dalla scienza all’arte, dal serio al faceto, ritengo che abbassare le barriere di questi mondi possa essere una chiave di lettura per incontrare opportunità e punti di vista diversi. Guardare verso orizzonti futuri con una mano stretta al presente può permetterci di raggiungere confini sempre più ampi. Viaggiare dentro se stessi e conoscersi è direttamente proporzionale al comprendere con consapevolezza ciò che ci si para davanti nell’incontro di nuove esperienze. Viaggiare, nel vero senso della parola, ti permette di incontrare nuovi occhi e nuovi sguardi per osservare tutto con rinnovato interesse. Esperire senza paura e aprire la propria mente. Qualsiasi persona che incroci la tua strada ha una chiave che ti permetterà di aprire porte fuori e dentro di te, basta chiedere, ascoltare e riflettere. Un gesto, una parola, uno sguardo possono cambiare il corso di un destino.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“La costiera.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
“Gianni Onorato – fisico delle particelle che ha vissuto due anni a Chicago, lavorando al Fermi lab.”

Grazie Marco, per averci aperto le porte del tuo bellissimo mondo!

 Marianna per BaS

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Rossella Lauro

Rossella Lauro, a 18 anni lascia la sua isola e parte per Roma. Qui, inizia a lavorare dopo la laurea in Servizi Sociali. Torna a Procida a 31 anni, spinta da una forte passione per la sua terra e dal desiderio di dare il suo contributo “dal basso” fatto di azioni concrete e fiducia.

Oggi è Assessore ai Lavori Pubblici, politiche giovanili, comunicazione e promozione territoriali ed è felice perchè il cambiamento tanto desiderato è in atto.

Questa la sua bellissima storia:

Rossella LauroPer quale motivo sei tornata al Sud?
“Ho scelto di ritornare a Procida perché a Roma non ero più felice. Sentivo che avevo bisogno di riappropriarmi delle mie radici ma questa volta come scelta consapevole.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Se tutto ciò è accaduto è anche merito vostro. Una sera ero a nella mia casa in affitto a Roma e, girando su fb un pò annoiata, ho trovato la vostra pagina Bentornati al Sud. Storie di giovani che in qualche modo erano vicini al mio disagio e che tornando nelle loro città (nel nostro meraviglioso Sud) avevano riscoperto parti di sè completamente nuove e stimolanti.

marianna pozzuloHo pensato subito che forse la mia idea di mollare tutto ed andare via non era così folle ma, anzi, condivisa. Ho sentito che comprendevo perfettamente lo stato d’animo delle tante storie di successo raccontate dalle persone coinvolte sulla vostra pagina. Appena iscritta  mi hai contattata (ti invio, l’immagine della nostra conversazione). A distanza di due anni ho scelto di andare via e ritornare a Procida con una valigia piena di entusiasmo, di sogni, di speranze e di energia positiva. Ma la realtà ha superato qualsiasi mia aspettativa…”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. La mia aspirazione era quella di creare una cooperativa sull’isola per dare lavoro ad un gruppo di giovani e per proporre servizi sociali di qualità. Ciò mi ha fatto conoscere e riscoprire tanti isolani sensibili all’argomento. Allo stesso tempo però, mi sono scontrata con una realtà molto chiusa e complessa. Segno della necessità di un cambiamento forte, importante e dal basso.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Tutte le persone con cui ho trovato da subito un feeling poi si sono rivelate le stesse con cui ho condiviso  un percorso politico, ciò non è casuale. Tra l’anno 2013 e inizio 2014, il mio viaggio verso Procida diventa più frequente. Nel mese di maggio 2014, partecipo ad una riunione durante la quale un gruppo di cittadini decide di approfondire la scelta amministrativa di installare un’opera molto grande in una delle zone più belle dell’isola, tra l’altro, ad alto rischio di frana. Propongo di seguire la comunicazione, così a distanza potevo dare il mio contributo. Inizia così il percorso che ci ha portati verso la salvaguardia della nostra meravigliosa isola.”

Di cosa ti occupi?
“A Roma mi sono laureata e specializzata come Educatrice Professionale Coordinatrice dei Servizi Sociali. Dopo un anno di servizio civile presso una casa famiglia per persone con disabilità, la cooperativa mi ha assunta come responsabile della comunicazione e raccolta fondi. Dal 2005 al 2014 la cooperativa “Spes contra spem” mi ha dato tante opportunità, sono diventata socia credendo tanto nelle attività che portavamo avanti. Ma ad un certo punto non mi bastava più. Sentivo che avevo dato tutto, non vedevo prospettive di crescita professionale e personale… Avevo solo 30 anni. Con  tanti sacrifici, tanto impegno e tante rinunce potevo solo essere fiera di me stessa ma non mi bastava. Mi mancava qualcosa. Da qui, la decisione di tornare. ”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Grazie, grazie per la spinta e la forza che mi avete dato. E’ importante sentire il sostegno di una rete di persone che vivono le tue stesse emozioni, che hanno le tue stesse sensazioni. Tutto ciò fa sentire meno soli e ti indica la strada verso il futuro… la reciprocità è crescita, è scambio, è vicinanza affettiva.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Non è semplice ritornare ed essere compresi… Spesso viene vista come una forma di tradimento o di abbandono. Io ho scelto di conquistare la fiducia dei procidani trasformando le parole in fatti. Essere in prima linea non solo con le “chiacchiere” ma con le azioni.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Raccontare sempre di più e potenziare le storie con un percorso itinerante. Per esempio, il raccontare la mia storia potrebbe sembrare un volersi mettere in mostra, invece è un modo per dare speranza a tanti giovani sfiduciati. Abbiamo il compito di raccontare le tante belle storie e di essere di supporto a chi non ha ancora trovato il coraggio.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Volete sapere come è andata a finire la storia? A giugno 2014 consegno le dimissioni a lavoro. Momenti di tensione e smarrimento dentro e fuori la cooperativa hanno caratterizzato quel periodo. Ad agosto ritorno a Procida (Vivere Procida) con un furgone di scatole piene di speranza. Regalo la macchina ad un amico di Roma. Compro una bici elettrica nella mia nuova isola. Ogni fine settimana mi incontro con un gruppo di amici che intraprendono un percorso verso le elezioni comunali. Io mi occupo della comunicazione della campagna elettorale e creo un gruppo di lavoro per approfondire le tematiche sociali. Partecipo ad un lavoro realizzato da giovani procidani per parlare di dipendenze da droga, alcol e gioco. Attiviamo un percorso democratico per decidere il candidato sindaco attraverso le primarie. Viene scelto Dino Ambrosino, un ragazzo di 36 anni già all’opposizione da 15 anni, il quale mi chiede di candidarmi con lui…
Dopo le elezioni dello scorso maggio, il 2 giugno ci siamo insediati al Comune di Procida e sono Assessore ai Lavori Pubblici, politiche giovanili, comunicazione e promozione territoriali.

Beh, nel frattempo ho ristrutturato una piccola casetta in cui vivo, ho partecipato alle selezioni per diventare insegnante di sostegno, tra poco inizierò i corsi, e collaboro con una scuola di osteopatia di Roma occupandomi di comunicazione.

La rivoluzione è in atto. Dopo 30 anni di stallo politico, il cambiamento che stiamo portando avanti è culturale e non è semplice. Grande sfida che approccio con amore perchè è la mia terra e a lei devo tutto!”

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La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Nonostante le amicizie che porto ancora nel cuore, Roma è una città in cui non si può vivere per sempre. Molti colleghi romani sceglievano di comprarsi una cosa fuori città e da pendolari, ogni mattina, attraversavano una serie di disagi per raggiungere la cooperativa. Purtroppo doveva diventare anche la mia scelta obbligata se volevo comprare una piccola casetta e lasciare le case in affitto condivise con studenti e lavoratori. A 30 anni, dopo aver condiviso sempre tutti gli spazi, volevo un piccolo posto  nel mondo tutto mio, in cui rifugiarmi dopo lunghe giornate di lavoro. Il pensiero di svegliarmi ogni mattina e mettermi in viaggio ore prima per arrivare a lavoro puntuale, prendere la macchina e scontrarsi con il traffico della capitale, oppure incastrarsi in un mezzo pubblico schiacciata da altri 1000 pendolari o inciampare in uno dei tanti disagi che la città propone, mi faceva pensare sempre più alla mia isola. In realtà a Procida potevo avere una piccola casetta subito, un luogo tutto mio, stare vicino alla mia famiglia e agli amici, una qualità della vita migliore e arrivare a lavoro a piedi o con la bici in pochi minuti.”

Grazie Rossella, aprendo la tua valigia abbiamo scoperto che è anche un pò merito nostro questo tuo ritorno a casa e ne siamo super orgogliosi! 🙂 A questo punto, la butto lì… che ne dici di organizzare una tappa dei nostri incontri itineranti dal titolo: Bentornati al Sud – Procida!!?? 😉

Marianna per Bas

Marino Maiorino

Marino Maiorino, Laurea in Fisica, quattordici anni fa partiva per un esperienza lavorativa all’estero, prima Spagna poi Olanda, un ricercatore, un professore universitario, poteva essere l’ennesimo talento che il nostro paese perdeva e invece… è tornato.
Il rientro non è stato ovviamente merito delle politiche italiane ma del suo amore per Napoli, un amore talmente forte da portarlo a dedicarle un romanzo “Neapolis”.
Una vera fortuna riaverlo a casa…

marino_300Per quale motivo sei ritornato al Sud?

“Perché quando sono partito, quattordici anni fa, era solo per fare la famosa “esperienza all’estero”, un’esperienza da sfruttare per tornare a cogliere opportunità prima irraggiungibili.

Poi ho capito che quando vai via tutti ne sono contenti: l’emigrazione è una grossa valvola di sfogo per calmierare la concorrenza tra quelli che restano.

E poi, per amore di Napoli, senza dubbio! Altrimenti, da fisico, non avrei scritto un romanzo storico su Parthenope (Neapolis – Il Richiamo della Sirena), alla riscoperta delle origine mitiche e storiche di questa straordinaria città alla quale devo tanto.

Miscelate tutto questo, ed era naturale che tornassi d’impeto, per un semplice esercizio di arroganza: in fondo, dove ci sono milioni di disoccupati, uno di più non avrebbe fatto differenza, ed eccomi qua.”

La tua valigia del ritorno è piena di…

“Punti di vista differenti. Sono stato in Spagna e in Olanda, ho lavorato nella ricerca, ho insegnato in ambito universitario, ho lavorato in azienda. Essere meridionale ti dà la capacità di vedere le cose oltre la loro apparenza al primo sguardo; tornare dall’estero ti fa cadere dagli occhi quel velo di consuetudini che ti impediscono di affrontare i problemi nella loro essenza.”

Complessivamente, è stato un ritorno positivo o negativo?

“Ci sono risvolti personali (e dunque non desidero esporli) assai positivi, e un grosso problema collettivo terribilmente negativo.

Lasciando da parte il fatto che, dodici anni dopo la mia partenza, mi son trovato come in un altro Paese estero, tanto è cambiata la testa degli italiani in genere, e i meridionali non fanno eccezione, quello che mi sconcerta è il grado di egoismo raggiunto dalle persone.

Persino tra colleghi, tra amici, tra coinquilini, tra familiari, il pensiero individualista prevale sul vantaggio comune. È ovvio che una società non può (e non merita di) sopravvivere in questo modo.

Forse è stato sempre così, non lo so, non credo. Quello che penso è che, se abbandonassimo quest’atteggiamento autolesionista, viste le cose delle quali siamo capaci tra tante difficoltà, noi meridionali non saremmo secondi proprio a nessuno.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?

“Al giorno d’oggi, se non lavori non esisti. Io sono un fisico, il mio mestiere è la ricerca, in Italia la ricerca la fa l’Università, al Nord, il resto sono chiacchiere da “transatlantico”.

Potevo contare su me stesso, sulla mia esperienza, e sulla voglia di andare a pestare i calli all’università fin quando non fosse uscito qualcosa, proprio come fa un neolaureato.

Parlo dunque per esperienza personale e relativamente al mio ambito lavorativo: per superare queste difficoltà bisogna innanzi tutto far fare un bagno di realismo ai tanti ministri che, quando sentono parlare di fuga dei cervelli farfugliano sciocchezze come fisiologico avvicendamento necessario in determinati ambiti, e soprattutto nella ricerca. Il punto è che, a fronte dei tanti italiani che vanno via, non esiste un ugual numero di stranieri che si avvicendano in Italia!

Ma il problema non è solo nella ricerca, è tutto il mercato del lavoro che in Italia non funziona e non permette l’immissione di forze nel circuito produttivo. Questa dovrebbe essere la priorità per qualunque amministratore, non solo per chi rientra, ma per qualunque cittadino! In fondo, chi rientra non vuole trattamenti di favore, vuole solo poter fare ciò che sa fare nel luogo che ha scelto.”

 Di cosa ti occupi?

“Beh, come già detto, sono un fisico, un ricercatore, e uno scrittore a tempo perso. E vorrei tornare a fare ricerca in ambito universitario.

Sono esperto in rivelatori a stato solido per dispositivi di immagine (praticamente, i sensori coi quali scattate le fotografie coi vostri cellulari), ho realizzato un prototipo di dispositivo per mammografia digitale a Barcellona, ho contribuito alla caratterizzazione dell’occhio di un telescopio in Cile e uno alle Canarie, ciascuno da 500 Mpixel, poi ho lavorato nell’analisi di segnali per l’analisi di materiali mediante raggi X. Ora mi occupo di terminare il progetto CHEESE, una piattaforma di Realtà Aumentata realizzata da HubSpA, una start-up con sede a Giugliano in Campania, da applicare in ambito museale: HUB spa realtà aumentata & realtà virtuale

Ci lasci un pensiero per BaS…

“Penso che BaS sia una bella iniziativa, un primo passo, una presa di coscienza. Ce ne vorrebbero di più, perché ciascuna potrebbe portare il suo contributo a rendere più vivibile questa nostra terra.

La normalità è fatta di tante voci che dicono la stessa cosa, ciascuna a modo suo. Quando uno solo dice una cosa, lo prendono per pazzo.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e di supporto a chi torna?

“Sì, potrebbe, ma ritengo che questi dovrebbero essere i compiti di un ministero.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?

“Una rete tra tornati al Sud dovrebbe svolgere una serie di mansioni che altrove (intendo in altri Paesi) sono la norma per un ufficio comunale, un ordine professionale, una camera di commercio, un ufficio di collocamento e uno delle imposte: soprattutto informare.

Ad esempio, chi rientra in Italia ha diritto a un discreto aiuto economico per il trasloco, ma di questa legge assai pochi sono al corrente, e i fondi sono gestiti dalle regioni. Guarda caso, in Campania i fondi non ci sono.

Mi rendo però conto che questa sarebbe una concorrenza sleale nei confronti del resto della popolazione…”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà

“La cosa che più mi mancava era il sentirmi a casa: scrivo queste righe mentre la pastiera cuoce nel forno, e certo era con altro spirito che la facevo in Spagna o in Olanda. Queste cose si sentono soprattutto durante le feste, quando non si è occupati col lavoro.

Quello che mi mancherà sono le persone che ho conosciuto, gli amici che non rivedrò tanto facilmente e coi quali ho condiviso tanti momenti anche importanti della mia vita.”

Valentina Ambrosio per BaS

Antonio Caraviello

Antonio Caraviello, Ingegnere Meccanico, dopo un paio di anni in Germania decide di tornare nel suo paese di origine,  Torre Annunziata (NA). In Campania, con alcuni amici ingegneri, crea un’azienda di cui è Amministratore unico.

La sua intervista è ricca di riflessioni, citazioni, consigli, spunti e qualche mito da sfatare sul lavoro all’estero. Lega le parole rischio, passione, studio e soddisfazione e le colloca in Italia.

Non vi sveliamo di più,  vi invitiamo a leggere con molta attenzione la sua intervista…

 Foto Antonio C.Per quale motivo sei ritornato al Sud?
“Per fondare, con altri colleghi: Sòphia, la società in cui ricopro la carica di CEO.
Per intraprendere una via guidata dall’innovazione e dell’avanguardia.
Perchè all’estero insegnano il metodo, ma le sfide le lasciano in Italia.
Perchè il Sud, ed in particolar modo la mia città natale, mi ha dato molto in merito alla crescita personale.
Per restituire alla FEDERICO II, l’Ateneo Napoletano che ha contribuito a forgiare la mia figura professionale, ciò che mi ha dato in prestito in questi anni: la conoscenza.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“L’idea di lavorare all’estero mi ha sempre affascinato poiché rappresenta una difficile sfida da affrontare e, siccome sono fortemente amante delle sfide, ho subito accettato. In seguito, mi sono accorto che la vera sfida è tornare in Italia….
Avevo sempre in mente l’idea di creare qualcosa di diverso, di unico e di particolarmente stimolante. L’idea era condivisa con i miei soci (Raffaele, Pierluigi e Rocco, tre colleghi di corso della facoltà di Ingegneria Meccanica), quindi il 10 luglio del 2013 è nata Sòphia, azienda operante nel settore dei trasporti.
Per tal motivo ho vissuto l’esperienza tedesca, soprattutto nell’ultimo periodo, come una palestra di conoscenza per affrontare la vera sfida in Italia. In Germania, ho lavorato all’incirca un anno e mezzo e non sono mai riuscito a trovare alcuna sfumatura stimolante nei miei obiettivi lavorativi, i quali si componevano di una serie di automatismi che, a mio avviso, annichiliscono l’intelletto. Anche se quel lavoro fortificava le mie basi ingegneristiche e riempiva sempre più le mie tasche, depauperava l’attitudine mentale al Problem Solving, proprio quella che caratterizza noi italiani. Ricordo che quando parlavo con i miei cari, via Skype, gli trasferivo l’esigenza differente di un conto pieno a fine mese e loro, nonostante riconoscevano in me le potenzialità per creare qualcosa di nuovo, mi hanno sempre creduto un po’ folle. Folle come tra l’altro sono i manager di Sòphia, i quali hanno rinunciato a delle allettanti prospettive di crescita, per inseguire insieme un sogno lungo una vita.”

FotoGruppoSophia

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“L’esperienza all’estero è stata oltremodo formativa, sotto diversi punti di vista.
Dal lato umano, mi ha spinto a familiarizzare con persone provenienti da diverse parti del mondo, ho migliorato la mia conoscenza dell’inglese ed imparato sempre più a rispettare le altre culture, vivendone le diverse sfumature.
Essere da soli inoltre, responsabilizza enormemente. Dalle azioni più stupide (ad esempio, imparare a programmare una lavatrice) fino a quelle più complesse (cercare casa in affitto).
Ho imparato ad amare sempre di più i miei cari, la mia ragazza e la mia terra. Infatti uno dei primi investimenti fatti in Italia, a valle della creazione di Sòphia (identificata come figlia e non come azienda), è stato l’acquisto di un immobile proprio nella mia città natale.
Da un punto di vista professionale, sapendo che il mio tempo in Germania era limitato, ho cercato di assorbire quante più nozioni possibili per rendermi autonomo nell’attività in Sòphia. In parallelo alle 7 ore e 45 minuti di lavoro abituali, al rientro a casa, studiavo per migliorarmi.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Non conosco cambiamenti senza transizioni. Quindi anche io ho dovuto necessariamente “riadattarmi” al vecchio stile di vita. Citando il pensiero antropologico di Darwin direi che la specie più forte non è quella che resiste più a lungo ma quella che si adatta in maniera più marcata ai cambiamenti. Adattarsi non vuol dire subire passivamente ciò che la vita ci palesa giorno dopo giorno, anzi vuol dire reagire, costituendo l’azione forzante del sistema. Le difficoltà rappresentano solo un ostacolo per tagliare la linea del traguardo, ho realmente capito che sono “uno stato mentale.”

Invito tutti a valutare, in modo positivo, quello che di bello abbiamo conquistato nel tempo qui al Sud. Consiglio alle persone che sono in procinto di fare una scelta di RISCHIARE, poichè il rischio è alla base della conoscenza, delle arti, della filosofia, dell’ingegneria e quindi del raggiungimento dei propri obiettivi. Non conosco persone di valore che non siano famose per una scelta fatta, rischiando.

Per ciò che concerne le mie responsabilità, avviare Sòphia non è stato particolarmente difficile; una volta investiti i risparmi tedeschi nella mia quota di capitale sociale, la società è stata opportunamente registrata alla camera di commercio di Napoli. Poiché l’approccio societario è rivolto verso la ricerca industriale siamo stati considerati, dalla stessa camera di commercio, come start up innovativa. Mediante tale classificazione abbiamo partecipato al programma di finanziamento di Invitalia, denominato Smart & Start, il quale ha mostrato esito positivo. Adesso è circa un anno che rendicontiamo gli investimenti effettuati (circa 100 k€). Siamo stati quindi definiti dal Invitalia, operante per conto del MISE, come caso di successo nazionale.

Per i marcati risultati conseguiti Sòphia è anche riconosciuta, da parte dell’Università degli studi di Napoli Federico II, come Spin off accademico non partecipato. Tale onorificenza rappresenta una medaglia di enorme valore morale e competitivo poiché certifica il nostro impegno, come dottorandi, nella ricerca industriale. Attualmente in società lavorano 12 persone (il nostro reale capitale), tra cui quattro soci impiegati ed otto collaboratori. Il numero è fortemente positivo considerando la data di nascita dell’impresa.”

Di cosa ti occupi?
“Sono l’Amministratore unico della Sòphia High Tech Srl. Inoltre, sto conducendo anche un percorso di dottorato di ricerca, focalizzato sui materiali (laminati compositi e schiume metalliche).

Il poco tempo libero che rimane cerco di dedicarlo alla mia metà: Rosa, che condivide le scelte di questo mio cammino. Quando ho tempo, cerco sempre di leggere. Sono appassionato di filosofia, in cui trovo un motivazione sempre più valida per continuare a rischiare.”

Logo Sophia

Ci lasci un pensiero per BaS…

Vola solo chi osa farlo” di Luis Sepulveda.

“Se una gabbianella ha insegnato a volare ad un gatto allora, tutti noi possiamo spingerci oltre, come ad esempio migliorare noi stessi ed il paese che ci OSPITA.
E necessario però che vi siano operazioni divulgative come le vostre, altrimenti, in altre parti di Italia, nessuna gabbianella proverà a far volare alcun gatto: l’esempio è la miglior strategia di comunicazione.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Si, il network è sempre positivo poiché porta conoscenza sia tecnica che personale.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Divulgare i casi di successo del rientro dei cervelli, creare convegni per forgiare il network.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Viviamo in un mondo complesso in cui ognuno di noi ha una propria storia personale, segnata da esperienze che ne influenzano le scelte. Proprio tali esperienze costringono l’intelletto a frenare la voglia di nuovo e lo obbligano a seguire le strade del conosciuto. Ebbene, penso di aver stravolto la mia vita, cambiando istantaneamente l’approccio con il lavoro.
Il giorno primo ero stipendiato ed eseguivo il lavoro proveniente da un mio supervisore, il giorno dopo erogavo stipendi e dovevo necessariamente trovare commesse soddisfacenti. È vero che questo comporta responsabilità differenti, ma vi invito a riflettere sulle nuove soddisfazioni di cui il mio animo si nutre.
Invito tutti, quindi, ad abbondare il proprio animo razionale, legato alla sicurezza del certo, del conosciuto, cercando di seguire le proprie passioni, poiché sono solo quelle che consentiranno un guadagno più ampio. Nell’indirizzare tutti i progettisti verso la scelta istintiva delle passioni, ho piacere di citare la massima che contraddistingue le mie scelte giornaliere: “Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando che essere vivo richiede uno sforzo, di gran lunga maggiore, del semplice fatto di respirare.” (Pablo Neruda).
Invito inoltre, i progettisti che abbiamo voglia di intraprendere una carriere manageriale a seguire un determinato percorso di formazione, non necessariamente universitario, in modo altamente critico. Solo conoscendo a fondo la materia nella quale operiamo siamo capaci di analizzare le possibili soluzioni ad un problema e siamo quindi capaci di scegliere.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Molte volte in Germania mi mancavano gli abbracci di Rosa, il modo di guardarmi di mia Madre e l’odore del mare, anche se il team di persone con le quali lavoravo mi faceva sentire più partenopeo che mai. Soprattutto, in Germania mi mancava il sano rischio, quello che porta alle soddisfazioni.

Grazie Antonio, siamo davvero felici di avere tra i nostri bentornati al Sud… un Ingegnere Filosofo!! 🙂

Marianna per BaS

Valentina Ambrosio

Valentina, Dottore Commercialista laureata a Napoli nel 2004, dopo un periodo a Roma parte per il Lussemburgo per lavoro. Dopo tre anni all’estero decide di tornare a Napoli…

… si definisce “Commercialista per missione e Napoletana per passione.” Di sicuro, è una donna del Sud con le idee chiare e con buoni consigli…

Valentina Ambrosio

Per quale motivo sei ritornata al Sud?
“Difficile spiegare in poche parole perché si sceglie di fare quello che, per molti, potrebbe essere un passo indietro nella propria vita professionale.
In realtà ho sempre desiderato fare esperienze lavorative all’estero e quando questo desiderio si è realizzato finalmente ho sentito appagate le mie ambizioni professionali, questa sensazione piacevole è durata , tra alti e bassi, quasi 3 anni. Con il tempo questa meravigliosa esperienza ha cominciato a crearmi un senso di insoddisfazione, avevo l’impressione di essere scappata, di aver scelto la strada più facile, di aver gettato la spugna…
L’insoddisfazione era legata alla voglia di dimostrare a me stessa di poter riuscire anche nella mia città, Napoli, quindi, con un bel po’ di coraggio ho dato le dimissioni e ho fatto la valigia per tornare.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Entusiasmo! La voglia di dirmi tra qualche anno “hai fatto proprio bene a tornare” è tanta!
Lavorare all’estero mi ha dato la possibilità di crescere e di credere nelle mie potenzialità, è una esperienza da fare e voglio sfruttare ogni competenza acquisita per i miei clienti attuali.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. I motivi sono tanti, ma il principale e perché a Napoli mi sento “a casa.””

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà maggiori che mi hanno spesso avvilita e che non avevo messo in conto sono quelle create dalle persone “rassegnate” che ci circondano, purtroppo le ritroviamo in tutti gli ambiti. Ero, e sono, sempre pronta alle più disparate difficoltà amministrative, burocratiche ma non avevo messo in conto la lotta contro coloro che sentono la necessità di ricordarci, con la loro lagna quotidiana, che “il Sud non ha speranze”.
La soluzione? Ignorare i “rassegnati” e circondarsi di persone capaci e propositive.”

Di cosa ti occupi?
“Sono una Commercialista, sono titolare del mio studio. Non appena rientrata dal Lussemburgo ho deciso con un amico e collega di creare uno studio di consulenza fiscale e del lavoro:Studio A&P – Consulenza Fiscale e del Lavoro.

Logo A&P

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Sono una felicissima figlia del SUD”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“In generale le connessioni tra persone competenti, preparate e predisposte alla collaborazione sono una risorsa preziosa, nel nostro caso ancor di più in quanto l’esperienza comune del “rientro” potrebbe permetterci di creare affinità professionali e personali tali da determinare davvero un bel passo in avanti per il Nostro Sud.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Spronare alla condivisione! Spesso, noi “italiani” tendiamo ad occuparci e a proteggere il nostro piccolo orticello, vorrei che BaS riuscisse a creare sinergie positive promuovendo collaborazioni.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Viaggiare, spostarsi, conoscere nuovi luoghi e culture è una ricchezza che dovremmo poter apprezzare senza avere la sensazione di fuggire dalla Nostra Terra.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancava la sensazione di sentirmi “a casa.””

Marianna per BaS

Christian Barone

Christian Barone, lascia Napoli, a 25 anni, dopo la Laurea Specialistica in Ingegneria Informatica e si trasferisce a Torino per lavoro. Torna, dopo 5 anni, nella sua città d’origine. Quando l’ho sentito telefonicamente, la prima volta, mi ha travolto con il suo racconto e la sua energia. Questa energia, ha dato vita a Napoli Tá-Ttá un’azienda che si rivolge alle realtà del Sud Italia e in particolar modo a quelle di Napoli, coinvolgendo giovani ingegneri, marketer e creativi che condividono l’amore per la Nostra Terra.

ChristianSei ritornato nella tua città natale?
“Si, a Napoli”

Per quale motivo sei ritornato al Sud?
“Intendo dare una svolta al Sud attraverso le conoscenze che mi sono state date all’Università e soprattutto grazie alla forza delle mie idee e la voglia di fare.”

La tua valigia del ritorno è piena di...
“Piena di speranze di “startuppare” un Sud troppo spesso messo in disparte da uno stato nord-centrico”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo? Ci puoi spiegare perchè?
“Positivissimo. Ho ritrovato il sorriso. Lo avevo perso.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“La difficoltà è stata rinunciare a un ottimo stipendio e un contratto a tempo indeterminato.”

Napoli TaTtaRaccontaci la tua attività…
Napoli Tà-Ttà, (www.napolitatta.com) nasce con l’intento di essere un collettore tra creatività/arte, moda e commercio. È il primo store co-creativo del Sud e andiamo fieri di questo. Siamo un’innovazione non solo per questo motivo ma anche perché abbiamo deciso di puntare sul Web che tra 10 anni in questo paese sarà il mezzo principe per gli acquisti.

Dobbiamo solo resistere. 😉

La nostra startup‬ è nata nel 2014 dall’idea di due amici d’infanzia: io e Francesco. Cercavamo un’idea per diffondere la cultura partenopea in maniera non banale e per permettere a chiunque di farlo. Abbiamo pensato che dovesse essere alla portata di tutti (Tà-Ttà!).

Io lavoravo per una grossa multinazionale con sede a Milano. Avevo un contratto a tempo indeterminato. Francesco pronto a partire, destinazione Canada, con la sua valigia e una borsa di studio in tasca. Abbiamo detto “NO” all’emigrazione dalla nostra Napoli. Abbiamo deciso di ritornare e rimanere nella Nostra Terra. Nel nostro piccolo cerchiamo di dare qualcosa al Sud. Ci auguriamo che molti seguano il nostro esempio.”

Un pensiero per BaS…
“Complimenti per il lavoro che fate. Avete fatto la mia stessa scelta e vi stimo. Viva il Sud. Siamo il motore di questo paese che si regge sull’emigrazione interna.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna? In che modo?
“Esportare l’esempio di chi è tornato è importante.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Incentivare le idee promuovendo le attività intraprese da chi torna.”

Ringraziamo Christian per la sua testimonianza

e vi invitiamo a seguire e a partecipare attivamente al progetto Napoli Tà-Ttà!

Marianna per BaS