Anna Laura Orrico

Anna Laura Orrico, Laurea in Scienze Politiche, lascia Cosenza a 23 anni. Varie esperienze lavorative:  Roma al MAE, Lituania, Bologna e infine Burundi. Torna  a 29 anni nella sua città natale, poi si sposta a Pizzo nella provincia di Vibo Valentia.

Non vi sveliamo altro, possiamo solo dirvi che le parole chiave della sua storia sono: innovazione, cultura, tecnologia, cooperazione, condivisione. Il resto lo scoprirete leggendo le sue risposte…

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Per quale motivo sei ritornato al Sud?
Per costruire qualcosa nella mia terra con le competenze e le esperienze realizzate fuori e all’estero soprattutto.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
Certamente piena di esperienze e di una maggiore capacità di adattamento alle situazioni diverse per cultura e per approccio, una capacità di osservare il contesto che mi circonda con occhi critici ma propositivi. Un senso di vuoto perché la mia Calabria sembra apparentemente condannata all’isolamento e all’oblio.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Non so fare una scelta netta tra positivo e negativo perché ogni giorno quando inizio a lavorare penso agli aspetti negativi del restare in Calabria e subito dopo li rivolto in motivazione per restare provando a generare qualcosa di diverso, di migliore rispetto a quanto vedo. Ritornare è stato positivo perché mi ha permesso di iniziare a costruire il mio progetto di impresa, ma è stato anche negativo perché la distanza della Calabria dal resto del Paese e dell’Europa si percepisce ogni giorno…siamo ultimi e considerati tali, riuscire a far venire in Calabria anche un esperto a tenere un workshop formativo è difficilissimo perché le persone trovano non agevole venire da noi a causa della carenza di collegamenti e da noi non trovano “mercato”; così come è difficile spostarsi dalla Calabria per andare ad aggiornarsi in altre città: scarsi collegamenti e costi allucinanti. Ma tutto questo si trasforma in motivazione a cambiare queste cose e in desiderio di supportare chi prova a costruire nuove idee in questa regione.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
La difficoltà principale del rientro è stata quella di farsi capire quando provavo a costruire progetti con altre persone, mettendo insieme competenze ed esperienze diverse. Lavorare insieme, condividere idee e competenze è la cosa più difficile in una terra dove l’individualismo è portato all’estremo, dove il “non fidarti che ti rubano l’idea” è praticato come un mantra, dove tutti si lamentano ma non decidono mai di lavorare insieme per risolvere il problema. Diciamo che il problema non si supera ma per affrontarlo non ho smesso mai di ricercare in giro per la Calabria persone ed esperienze che avessero voglia di cooperare su obiettivi comuni. Dal mio punto di vista uno dei modi migliori per cambiare questa mentalità di chiusura è lavorare sulle nuove generazioni, a partire dalle scuole spingere i ragazzi a costruire progetti insieme, a non aver paura di condividere le proprie idee sperimentandole in progetti sul territorio e non solo tra le mura scolastiche.”

Di cosa ti occupi?
Sono un Project Manager in ambito sociale e culturale, mi occupo anche di organizzazione e gestione di eventi per aziende ed organizzazioni che desiderano promuovere i propri valori, prodotti e servizi. Sono imprenditrice e, quindi, co-founder di Talent Garden Cosenza Srl, il primo spazio di coworking in Calabria dedicato all’innovazione digitale. La mia passione più grande è la progettazione partecipata. I miei hobby sono il teatro, la danza. Amo viaggiare e scrivere: ho un blog che è anche il mio sito web, annalauraorrico.it

Ci lasci un pensiero per BaS…
E’ molto importante raccontare le storie di chi è tornato al Sud, lo trovo un buon modo per osservare un fenomeno che la nostra generazione e quelle successive vivranno ancora per molto tempo, ovvero la presa di coscienza che l’altrove spesso è sotto i nostri occhi.

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
Si. Lo scambio di esperienze è sempre positivo purché si dica sempre la verità e ci sia onestà nel confronto.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
Organizziamo gli Stati generali di chi torna o resta al Sud per far emergere una nuova classe dirigente provando a collaborare tra di noi.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
Credo che andare via o restare a Sud non debba essere una “costrizione” ma una libera scelta perché andare via arrabbiati con un territorio dove non c’è meritocrazia o dove crediamo di non avere possibilità è tanto grave quanto restare senza sentire il dovere/diritto di provare a cambiare in meglio il nostro status e il contesto nel qualche viviamo. Andare via non è il male assoluto, anzi bisogna viaggiare e lavorare fuori per capire il potenziale che c’è in noi ampliando i nostri orizzonti mentali; restare non è sempre un bene se vuol dire arrendersi al destino e lamentarsi solo di ciò che non funziona.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Quando stavo fuori non mi mancava nulla della Calabria perché adoro viaggiare e scoprire nuovi mondi, ma avevo sempre un senso di vuoto perché capivo che la differenza avrei potuto farla nella mia terra dalla quale tutti vanno via prima o poi.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
Vi suggerisco una persona che è veneta ma si è innamorata della Calabria e da diversi anni lavora all’osservatorio sulla ‘ndrangheta realizzando progetti davvero interessanti. Lei si chiama Stefania Ziglio e secondo me rappresenta il meglio del Nord che incontra il meglio del Sud per costruire una Italia migliore.”

Grazie Anna Laura, la tua storia che parla di innovazione sociale è lo stimolo migliore per iniziare il 2017!!

Marianna per BaS

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Flavia Amato

Flavia Amato lascia Guardavalle Marina (CZ) e la sua amata Calabria, poco più che maggiorenne, per completare il suo percorso formativo presso l’accademia di Belle Arti di Macerata. Termina con successo gli studi con una tesi sugli “abiti scultura”. Tesi illuminante per il prosieguo della sua carriera. Infatti, di lì a poco, raddrizza il tiro formativo e sceglie di seguire un desiderio intimo e profondo che la spinge a frequentare, in breve tempo, un corso di modellista professionale ed un master in gestione d’impresa e startup. Dopo quasi otto anni torna nella sua Calabria, per cercare di dar forma ad un sogno cullato fin da bambina, quando vedeva la mamma e la nonna cucire. Crea Malìa, atelier di moda dove il concetto di stile e benessere si uniscono, laboratorio di idee e creazioni dove si realizzano abiti con tessuti organici e naturali.

flaviaamato2Com’è stata la tua vita prima di partire verso il Nord?
“Sono nata il giorno di Natale, nel 1989, ed ho vissuto la ma infanzia e la mia giovinezza a giocare al sole con i miei amici fino alla sera. Un sole che ti scaldava e ti avvolgeva con i suoi tiepidi e gradevoli raggi. Quando cresci con quel calore dentro, è difficile trovarlo in altri luoghi che non sia la tua terra. Il sole, in ogni regione, è sempre lo stesso cerchio un po’ giallo che ci guarda dall’alto ma chi è del meridione, della Calabria in particolare lo sa, il sole calabrese è un’altra cosa. Un sole che il calore te lo trasmette non solo sulla pelle, ma fino alle ossa.”

Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Quando sei lontana chilometri da casa, quella mancanza la senti come una carenza di ossigeno, e quando ti manca l’ossigeno ti dimeni e ti agiti per ritrovarlo. Così mi sentivo lontana da casa, lontana dalle mie radici e dalla mia famiglia, lontana dal mio sole. Volevo tornare nel mio Sud, nella mia terra, con un sogno nemmeno troppo nascosto nel cassetto. Volevo unirmi alla schiera di piccoli imprenditori che cercano, tra mille difficoltà di tipo ambientale, territoriale, concettuale e ahimè non solo, di fare qualcosa per il Sud. Non se ne parla più di tanto, non si trova sui giornali, non lo dicono alla televisione, ma sotto il “velo di Maya“ creato ad hoc dalle istituzioni e dalle credenze, la tanto bistrattata terra calabrese, nasconde come altre realtà del meridione, un humus fertile di piccole imprese, che stanno germogliando, fiorendo, con l’obiettivo del biologico e della sostenibilità. La regione Calabria è stata la culla dei primi insediamenti italici, un concentrato di cultura e tradizione, una terra affascinante per varietà paesaggistica, che è vittima però di sé stessa e della reticenza nazionale. L’amore per la mia terra, mi ha spinto a ritornare, a cercare di fare impresa, dove tutti dicono che è impossibile creare qualcosa di nuovo e sano, dove tutti dicono: “Ma chi te l’ha fatto fare? Dovevi restare dov’eri… Come mai questa scelta? Speriamo bene… Qui non ci riuscirai mai!” Dove tutti, per primi gli abitanti stessi, danno per morto un territorio così ricco. Io no. Sono testarda, orgogliosa e tenace quanto basta per dire che non ci si può e non ci si deve arrendere. Sono tornata per fare impresa e artigianato e per innovare attraverso il tessile naturale. Sono tornata per presentare una start up che ultimamente ha portato il nostro Paese sui giornali per il “tessile innovativo”.

La tua valigia del ritorno piena di…
Speranza e tanta volontà: desiderio di cambiamento per la nostra terra, voglia di sfidare tutto ciò che viene detto contro il Sud. La mia valigia è piena della forte spinta di quel calore, quel sole, che mi ha fatto crescere fondendosi con le mie ossa e contaminando la mia anima. Un grazie, per tutto questo, va alla mia famiglia, ai valori e ai sani principi che mi hanno inculcato fin da bambina. Una famiglia alla quale sono grata, per avermi sempre sostenuto ed aiutato nelle mie scelte, accompagnandomi nel mio cammino, aggiustando il mio percorso, senza mai ostracizzarlo. Grazie a loro, al mio compagno, al mio sole, ho trovato il coraggio e la forza, di seguire un sogno. Un sogno che mi permette di creare ciò che ho sempre desiderato. Un sogno che mi consente, la mattina, ogni volta che apro la porta del mio atelier, ogni volta che termino uno dei miei abiti, ogni volta che guardo dalla finestra, di uscire, alzare lo sguardo, e volgere il viso a quel cerchio giallo, a cui devo tutto, a cui devo il mio spirito rovente di fiera stilista calabrese.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Certamente, perché ho la sensazione di contribuire a qualcosa di grande è già molto soddisfacente.”

Quali sono state, se ce ne sono statae, le difficoltà del rientro?
Le difficoltà riguardano la riambientazione lavorativa, la logistica, la carenza di infrastrutture e altri servizi per la mia impresa che sembrano ostacolare e rallentare il tutto. Inoltre, essendo un’attività innovativa è sconosciuta alla maggioranza della popolazione e quindi spesso si creano intoppi di diversa natura. Per superarle ci vuole tenacia, passione e molta pazienza.”

Di cosa ti occupi?
Faccio la modellista, la stilista e l’artigiana. Creo abiti. Amo la moda, la natura e il connubio tra i due. Ho così aperto ideato e progettato un atelier con il bran Malìa natural couture lab. Il brand Malìa offre un guardaroba versatile e completo e tutto “green” proponendo capi per ogni occasione Questo modo di fare moda è stato definito innovativo, una svolta e smentisce chi pensava che la moda ecosostenibile fosse poco “glam”. Nell’atelier si realizzano abiti completamente naturali realizzati nel rispetto dell’ambiente e provenienti da fibre vegetali ecologiche certificate che mirano ad un risultato di alta qualità e benessere. Per esempio abiti in tessuto di Bambù, in Canapa, pura Seta, Lino e Cotone biologici ma anche in fibra derivata dal latte! Credo nel Sud e nella possibilità di innovare attraverso il ritorno dei giovani e di coloro che al Nord si precludono questa possibilità.

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Grazie per l’opportunità di raccontare la mia storia e per questo bel progetto da voi ideato.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Certamente, io stessa cercavo una cosa simile per confrontarmi appena ritornata. Così facendo possiamo rendere presente i vantaggi del tornare.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Divulgare tutte le storie di chi torna per dare forza a chi è scoraggiato”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Dopo sette anni di residenza nelle Marche, regione leader del tessile e del manufatturiero e dopo aver ricevuto riconoscimenti nell’ambito delle Start Up ho deciso di sfidare tutto e tornare al Sud per creare un’impresa giovanile femminile e innovativa. Spero di non dovermi pentire per questa scelta. Mio padre negli anni 70 dopo venti anni è tornato al Sud per fare impresa ed ha costruito molto per questa terra e spero di poter fare lo stesso.”

La cosa che più che più ti mancherà?
“Mi mancava il calore del Sud, la genuinità, i ritmi. Mentre mi mancherà l’efficienza e alcuni servizi.”

Grazie mille Flavia, per questo messaggio di speranza che servirà a molti giovani che come te hanno voglia di tornare.

Alice Amato

Barbara Rosanò

Barbara Rosanò, lascia il suo paese natale a 18 anni, per motivi di studio, e si trasferisce a Roma. Torna al Sud a 30 anni.  Non sceglie il suo paese di origine, al centro dell’istmo di Catanzaro (il punto più stretto della penisola italiana), preferisce prendere una casa in affitto di fronte al mare.

Il suo è un ritorno deciso dal caso,  che le ha fatto capire che qui, più che altrove, poteva realizzare alcuni dei suo Sogni…

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Per quale motivo sei ritornato al Sud?
“Sono tornata quasi per caso. Sono partita da Girifalco (CZ) a 18 anni compiuti 3 mesi prima, Roma avrebbe potuto divorarmi ma non lo fece.  Nel maggio del 2012 l’azienda per cui lavoravo chiuse… ed io pensai beh almeno mi godrò l’estate, a settembre risalirò e cercherò altro.

Invece, sorpresa delle sorprese, quasi per caso feci un colloquio a Catania e per gran fortuna mi presero a lavorare per un progetto europeo: 9 mesi di lavoro assicurato nel CARA ( centro accoglienza richiedenti asilo) di Isola Capo Rizzuto. Un lavoro difficile ma meraviglioso.  Io ancora non l’avevo capito, ma ero tornata a casa.

La tua valigia del ritorno è piena di…
“La mia valigia trasborda! per mia fortuna è piena di progetti e castelli in aria! La cosa più divertente di questa mia esperienza è che sono andata a vivere a Roma perchè amo  il cinema e speravo in un futuro in questo campo nella città che consideravo simbolo del neorealismo, ed è stato proprio lì che mi sono arresa credendo che la cosa fosse impossibile. Tornata a casa realizzo in parte questo sogno… metto su un progetto con amici e do vita ad un docufilm “Uscirai Sano” sull’ex Ospedale Psichiatrico del mio paese!  Per la serie la vita è bella. Solo ora, rispondendo a queste domande, ho realizzato che soltanto facendo ritorno ho potuto essere ciò per cui ero andata via.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Sono andata via quasi fosse una tappa obbligata della vita, sono tornata a casa senza neanche rendermene conto scoprendo che Roma era bella…anzi bellissima ma mi portava via tanto tempo tra la fermata di un bus e l’altra. Lavoravo e mi mantenevo a stento… e quando organizzavo qualcosa nel mio quartiere era bello si ma c’erano almeno altre 20 proposte diverse in città.

Qui in Calabria è tutto o quasi tutto da costruire! ed è per questo forse che   ho avuto tantissime soddisfazioni lavorando nel sociale e credendo in quello che desideravo e più mi impegno più vengo premiata in modi sempre diversi.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà ci sono sempre in ogni cosa! ma molte volte il destino vuole  metterci alla prova, certo a volte esagera. Ritornare così come Partire a volte è un pò come essere lasciati… che fai stai a casa e ti deprimi? No! esci e provi a sorridere e divertirti un pò, a distrarti, ricominci, riprovi, ti riproponi, riscopri e scopri.”

Di cosa ti occupi?
“Ho diverse passioni: immaginare è la prima! immagino tutti i giorni per qualche ora 😀 .

Anche per questo ho voluto dar vita, insieme ad alcuni amici, a KINEMA, associazione culturale  in movimento che si occupa principalmente di quella cosa bella che si chiama audiovisivo. Kinema  ha in attivo due documentari prodotti e realizzati in Calabria, spot sociali, un cortometraggio sui migranti e  in cantiere nuovi progetti che mirano a cambiare la concezione del calabrese in Italia.

Per mia grande fortuna faccio anche parte di MEET Project che si impegna attivamente tutti i giorni nella progettazione di una provincia meno ottusa e più accogliente, facciamo grandi cose per un cambiamento vero e di qualità! Meet in un solo anno di vita ha già imparato a correre.

Altra passione è la grafica!  Dopo il lavoro, la pulizia della casa, i cani, la fit box mi occupo di riciclo creativo! E da un anno che compro attrezzi… questa del fai da te è stata una scoperta fantastica del ritorno in Calabria.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Vi auguro di crescere sempre di più, la vostra è una idea valida, la vostra valigia mette allegria e il vostro bentornato sa di speranza! di terra e mare! 🙂 spero di collaborare con voi in un modo o nell’altro.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Vedo Bentornati al Sud come ad un “comitato di bentornato” che fa sentire le persone meno sole, abbiamo tutti bisogno di qualcuno che ci aiuti a capire dove ci troviamo anche se quel posto è la nostra casa, che metta in contatto la gente che vuole fare.

Rispondere a questo questionario è un pò come capire la direzione da prendere, una mappa delle persone presenti sul territorio con i loro progetti e con la voglia di mettersi alla prova.

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Potrebbe rendere il Sud più forte, più consapevole e anche più mobile! io ci spero !”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Mi sembra di aver già parlato troppo.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancava il mare visto dalla montagna, l’aria, il sapore dei pomodori, alcuni odori, mia nonna, il rumore della mia famiglia, “andare ad acqua”, i “quadri” che percorriamo spostandoci in macchina. L’estate, le ciliegie raccolte dall’albero, le lucciole…

Sono una nostalgica mi mancava un pò tutto… ma comunque non posso dire che a Roma stessi male, un po’ mi manca anche lei e vado spesso a trovarla ma era un pò come l’isola che non c’è, avevo dimenticato com’era casa.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
Antonio Pintimalli che è tornato mollando il suo lavoro a Roma per lavorare in un “bar” all’interno del polivalente per i giovani di Catanzaro. La sua esperienza nasce dalla consapevolezza a differenza della mia… io devo solo ringraziare il caso.”

Grazie Barbara
per la bellezza delle tue parole,
per quelle riservate al nostro progetto,
per la tua “agguerritissima” testimonianza! 🙂

Marianna per BaS

Stefania Emmanuele

Stefania Emmanuele, torna a Civita (Calabria) dopo più di 10 anni a Roma. Sceglie però, non il suo paese di nascita ma quello dei nonni paterni. Appassionata di cultura, arte, natura… crea un mondo “magico” che cerca di valorizzare la meravigliosa terra in cui vive attraverso l’ospitalità familiare a “Km zero”.

Questo il suo libero racconto:

StefaniaEmmanuele“Il ritorno in Calabria è avvenuto visceralmente, senza grandi progetti e strategie, dopo più di un decennio trascorso a Roma. Ma il ritorno per me è stato ancora più intimo perché non ho riabitato la cittadina in cui ho vissuto per 18 anni, bensì il paese dei nonni paterni, dove da bambina mi recavo le domeniche e in cui i ricordi erano quelli del caminetto acceso, della merenda con pane e pomodoro e dei giochi pericolosi lungo le timpe di roccia.

Il mio ritorno è stato uno strano ritorno. Vivere in un villaggio di poche anime e ritrovarsi catapultati in una dimensione completamente opposta a quella di una grande metropoli. Ritmi lenti, giornate lunghissime, relazioni interpersonali dirette, ma paradossalmente chiuse, più chiuse di quanto potessi immaginare. I primi cinque anni a Civita sono stati come una startup della mia ragione di vita, piena di contrasti, conflitti ed esperienze difficili, in cui ho dovuto rielaborare quasi tutto di me e del mio ruolo nel mondo. Civita, tuttavia mi affascinava e mi affascina tuttora, nonostante sia esattamente il paradosso della mia personalità volitiva. E’ a Civita che ho iniziato ad alimentare la mia vena artistica e posso immaginare che questa nasca come estrema resistenza alla sofferenza, al sentirsi un po’ estranei e avulsi da una realtà che ti appartiene solo nel profondo. Mai come a Civita mi sono sentita incompresa e di questa sensazione di disagio ne ho fatto una condizione di vita e in un certo senso, senza pretese, un’opera d’arte. La mia casa nel 2008 è diventata un bed and breakfast (Il Comignolo di Sofia un po’ casa un po’ albergo) e dopo qualche anno è divenuta luogo di incontri e relazioni tra viaggiatori di diverse nazionalità; mi sembrava incredibile ed eccitante poter ospitare viaggiatori australiani, canadesi, americani, qui, in questo piccolo angolo di mondo. Mia figlia Sofia cresce in un piccolo paese di 800 anime, ma contemporaneamente vive e cresce a contatto di viaggiatori stranieri con cui si relaziona. E’ questo paradosso che trovo incredibile e affascinante; stare qui e contemporaneamente viaggiare stando fermi, se è vero che il vero viaggio è nella testa!

Il mio lavoro attuale è quello di insegnante di scuola primaria – l’unica “carta” da potermi giocare qui – un po’ inaspettato anche questo, dato che ho investito molto per costruire le mie competenze in marketing culturale e progettazione europea. Ma propormi come agente di sviluppo locale non ha sortito grandi soddisfazioni professionali, poiché non è un ruolo molto compreso nel Sud dei piccoli centri, dove gli enti sono “omnicompetenti” e sempre a corto di strategie di sviluppo locale. Dopo aver lavorato gratis per anni ho deciso di fare qualche passo indietro e utilizzare la mia abilitazione all’insegnamento, portando avanti una tradizione di famiglia di circa 3 generazioni. Il mio tempo quindi, è conciliare il mio lavoro di insegnante con l’attività del bed and breakfast che nel tempo è diventata anche organizzazione di piccoli eventi culturali e creazione artistica e artigiana di design autoprodotto. Le Case Kodra sono la mia passione. Si tratta di casette antropomorfe scoperte durante i primi anni a Civita dalle quali è nato un brand che sto sviluppando alimentandomi degli input dei miei ospiti, di mia figlia e degli amici. Casette che hanno un volto umano e che incredibilmente lungo 10 anni sono divenute un’attrattiva turistica e sulle quali ho pubblicato ben 3 edizioni di una guida tascabile che invita alla loro scoperta con un trekking urbano – “L’itinerario dei comignoli e delle Case Kodra”. L’appellativo Kodra celebra l’arte post cubista di un’artista albanese di fama internazionale, Ibrahim Kodra, conosciuto per caso nel 1996 e riemerso nei miei ricordi nel 2007, l’anno della sua scomparsa, in cui ho deciso di denominarle “Kodra”. Le casette ne evocano il suo messaggio poetico e provocatorio; Ibrahim Kodra era definito “Il primitivo di una nuova civiltà” e le casette antropomorfe rimandano ad un tempo quasi dimenticato, ma stupiscono per le loro espressioni chiunque le osservi. Le Case Kodra mi ricordano anche l’Urlo di Munch che è un manifesto all’indifferenza, la condanna della condizione esistenziale resa in pittura. L’urlo di Munch è suscitato da nulla e dal Nulla, proprio quel Nulla che sottende la calma apparente della vita quotidiana in un piccolo paese come Civita.

Rappresentarle ed interpretarle con tecniche artistiche svariate, dall’illustrazione su carta alla riproduzione su stoffa e terracotta, disegnate sui sassi delle nostre spiagge, è diventato il mio “tormento” preferito. Ho depositato il name “Case Kodra” e il design ed è in corso un progetto di sviluppo di un design autoprodotto e merchandising. Questo è il progetto di cui nutro le mie giornate in casa e il sogno da cui spero, molto presto, di dare un senso “creativo” al mio ritorno in Calabria.”

Stefania per BaS

Viviana Gentile

Viviana Gentile, a 18 anni, parte da Catanzaro e va a Milano per motivi di studio. A 27 anni, torna nella sua città natale. Un ritorno temporaneo, che si è straformato in definitivo grazie ad un canto improvviso dal “sapore antico”….

 VivianaGentilePer quale motivo sei tornata al Sud?

“All’inizio ero solo di passaggio per un periodo di pausa di due mesi, dopo i quali sarei dovuta ripartire per la meta che credevo fosse il mio obiettivo, gli Stati Uniti.”

La tua valigia del ritorno è piena di…

“Piena di competenze, capacità, curiosità, amore e voglia di resistenza. Sono tornata pensando che mi sarei fermata poco. Poi ho prestato il mio orecchio al canto della sirena, al Sud, e il suo canto mi ha ammaliato, come un’antica nenia mi risuonava in testa. E’ stato come non riuscire più a farne a meno. Mi ha catturato. Io non volevo.”

 Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?

“Positivo. Ho percepito, da un luogo da cui non mi aspettavo più nulla, una vita, una passione e una forza straordinaria! Una voglia di rinascita e di resistenza intensa! Nella sua complessa contraddittorietà il Sud, la Calabria, mi ha sempre attratto. Negli anni passati mi ero limitata a osservarla da lontano (per tutte e due le tesi di laurea ho fatto dei lavori di ricerca che avevano come oggetto il meridione), ma il mio sguardo era innamorato e distante allo stesso tempo.”

 Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?

“Moltissime. Forse, quello che più mi pesa è la secolare vocazione al lamento. In realtà pian piano stiamo già provando a superarla impegnandoci attivamente. Con degli amici ho fondato l’associazione MEET Project con cui cerchiamo di “dare nuovi occhi a vecchie terre” promuovendo la cultura dell’integrazione, dell’accoglienza e cercando di stimolare il dibattito sui temi dell’ambiente, della cultura, dell’impresa e della cooperazione. Non è facile. Ci vuole costanza, pazienza e presenza sul territorio. Moltissimi giovani sono rientrati, dopo anni di vita in giro per il mondo, e questo mi dà molta fiducia. Quello che più manca è una nuova visione, uno sguardo acceso e libero che riesca a cogliere e diffondere la bellezza che già c’è e che si può generare. Paradossalmente, vista la congiuntura storico-economica che viviamo, il Sud ha una grande possibilità in questo momento ed è proprio la mia generazione, altamente formata e aperta al mondo, che sta facendo ritorno.”

 Di cosa ti occupi?

“Mi occupo di editoria e progettazione. Ho studiato editoria e lavoro in una casa editrice La Rondine Edizioni, curo la collana di libri per bambini. Con MEET Project mi occupo di progettazione e promozione culturale. Inoltre, come ufficio stampa, collaboro con  Trame-Festival dei libri sulle mafie.”

Ci lasci un pensiero per BaS…

“La speranza ha due bellissimi figli, lo sdegno e il coraggio. Sdegno per le cose come sono e coraggio per cambiarle.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna? 

“Si. Solo insieme e in cooperazione si possono cambiare le cose, con costanza e perseveranza.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?

“Far conoscere le persone che lavorano attivamente e diffondono buone pratiche.”

 La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.

“La mia famiglia (che in buona parte non vive più qui) e i miei amici espatriati in tutti gli angoli del mondo. Ma questa mancanza è la mia forza, non mi fa paura. So di avere molte case, una per ogni persona che mi vuole bene. Una per ogni posto dove ho vissuto.”

Grazie Viviana, la forza delle tue parole…. trasmette tanta Forza anche a noi!

Marianna per BaS

Mary Curatola

A volte le persone si incontrano per caso e, forse, più il caso ci mette lo zampino più trovi affinità. Tra le tante, il sentirsi spaesate a casa propria…
In Mary (tornata a Reggio Calabria, sua città natale, dopo 5 anni a Milano per motivi di studio) mi sono imbattuta per caso in uno di quei gruppi monotematici di Facebook, scoprirete che il web le ha dato anche altre opportunità!

MaryCuratola - Ph. Angela Currò

Ph. Angela Currò

Per quale motivo sei tornata al Sud?

“Era un periodo di stress e di piccoli problemi di salute. Il mio corpo mi ha chiesto di fermarmi, la casa a Milano era in vendita e quindi ho deciso di fermarmi per qualche mese.”

La tua valigia del ritorno è piena di…

“Di stanchezza e di stress, di bei ricordi, ma di voglia di andar via da una città che non ho mai sentito mia.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?

“Negativo. Dopo essere tornata a Reggio Calabria, ho dovuto ricreare i miei spazi, la mia routine, i miei (non) impegni. Prima ancora di raggiungere un obiettivo (es. Laurea) ho sempre saputo cosa avrei fatto il giorno dopo. Questa volta avevo deciso di fermarmi e dopo la laurea specialistica non avevo nuovi obiettivi e mi sentivo disorientata.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro? Cosa consiglieresti di fare per superarle?

Non tornare. Non fermarsi. Uscire, conoscere nuova gente, cercare spazi e momenti di “contaminazione”. Cercare online nuove opportunità. Così ho trovato due opportunità che mi hanno cambiato la vita: master in social media marketing e progetto “Eccellenze in Digitale” di Google e UnionCamere.”

Di cosa ti occupi?

“Hobby e passione: danza (hip hop). Lavoro: marketing digitale – social media marketing.”

Ci lasci un pensiero per BaS…

“Grazie, mi avete fatto riflettere.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?

“Si. Mettendo in contatto i “bentornati” 🙂 Non saprei dove cercarli.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?

“Al momento non saprei, ma se rimaniamo in contatto, appena mi verrà in mente ve lo comunicherò :)”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.

Di Milano, mi mancano le amiche che, per fortuna, dopo 4 anni ancora sento. Mi mancano i locali (California Bakery, All you can eat), non le discoteche. Mi mancano i teatri e i musical. Mi mancano le novità, le opportunità. Ci sono anche a Reggio C., ma sono di minore entità.

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?

“Sono l’unica pazza che è tornata! Nel frattempo, sono andati tutti via!”

 

Grazie Mary per la tua testimonianza, un giorno forse ci troveremo a parlare di persona, di quello che non ci manca più, al Californai Bakery!  🙂

Paola Muti per BaS

Elio Lobello

Elio Lobello, dopo cinque anni a Bologna per motivi di studio, torna a Catanzaro sua città di origine. Si occupa di progettazione sociale, in particolare di progetti finanziati dall’Unione Europea in ambito sociale, cooperazione territoriale e impresa. Con alcuni amici, ha dato vita ad un progetto che si occupa di sviluppo locale partecipato. Strettamente legato a questo progetto è il suo Sogno di ritorno, che ben si riassume in questa frase: “Fornire nuovi occhi a chi vuole reinventare vecchie terre” che accoglie chi visita il sito dell’associazione.

Scopriamo insieme la Calabria progettata da Elio….

Elio LobelloPer quale motivo sei ritornata al Sud?
“Perché trovo che il mio lavoro abbia meno senso fuori dalla Calabria.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“La mia valigia per il momento è sempre a portata di mano. Sono ancora pendolare per l’Italia, in particolare da Roma, dove ho lavorato negli ultimi 2 anni e dove ancora ho degli incarichi.
La mia valigia a parte un kit da pendolare sempre pronto ha un sogno che si chiama MEET Project e che vuole unire i puntini sparsi per l’Italia e per il mondo che ho tracciato negli anni. E’ piena di amici che ora sono diventati anche colleghi, con i quali stiamo provando a darci una possibilità diversa, nuova e indipendente da chi fin ora nel bene o nel male ci ha sostanzialmente sfruttati.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Mantengo ancora l’entusiasmo del rientro, anche se parziale, nonostante le mille difficoltà di rientrare in una terra in cui purtroppo i ritardi sono tantissimi, soprattutto quando vuoi avviare una nuova attività in ambito sociale. Sembra esserci un fermento, anche se ancora non molto forte ed evidente, ma si percepisce qualcosa e questo dà energia.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà sono le più varie, dalla diffidenza delle persone, alla paura della competizione, ai problemi burocratici, alla corruzione, alle clientele. Per superarli si deve essere persistenti e perseveranti. Occorre una buona dose di autodisciplina e soprattutto avere una base di valori ed obiettivi comuni sempre presente.”

Di cosa ti occupi?
“Sono progettista europeo e mi occupo anche dell’organizzazione e gestione di eventi culturali. Con MEET Project mi piacerebbe riuscire ad avere un ruolo e incidere nell’ambito dell’accoglienza ai migranti e per l’apertura a culture alternative alla nostra. Vorrei che la Calabria fosse un laboratorio a livello Europeo in questo ambito, ne ha le capacità e le professionalità, questo è il mio obiettivo di lungo periodo.”

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Ci lasci un pensiero per BaS…
“Credo che il pensiero migliore da dare a chiunque oggi sia: rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo insieme.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna? In che modo?
“Si. Dico si, ma non sono pienamente convinto in realtà. Ho paura che il tutto si riduca a qualche riunione piena di buoni propositi, ma che si conclude nel nulla. Bisogna sempre costruire reti e le occasioni per farlo sono sempre benvenute, ma soprattutto in Calabria penso che una rete debba nascere per un motivo altro dal semplice “fare rete”, si resta sempre troppo nella vaghezza quando si utilizza questo termine, bello ma troppo abusato. Bisogna dare alle reti una concretezza e una solidità in grado di saper resistere alla quotidianità.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Dare visibilità, offrire occasioni di formazione e informazione, promuovere progetti congiunti, fare lobbing sulle autorità locali per una maggiore chiarezza nelle varie pratiche amministrative e burocratiche , ad esempio bandi e finanziamenti.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Il mare.”

Grazie Elio…

…la rete tra tornati che suggerisci… è quella che noi vogliamo!

…la Calabria che tu sogni… è il Sud che noi sogniamo!!

Marianna per BaS