Rosanna Petruzzi

Rosanna Petruzzi, Laurea in Economia e Commercio. A 25 anni lascia Conversano (BA) per frequentare un corso a Bolzano. Successivamente si trasferisce a Roma per lavoro.  Torna a 33 anni nella sua città natale.

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Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Per realizzare il sogno di mettere a posto la casa di campagna e aprire un bed and breakfast.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Una nuova forma mentis, più aperta e orientata al risultato, che mi ha aiutato nel concretizzare gli obiettivi e che mi aiuta nella gestione attiva del mio lavoro.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Per lo stile di vita più tranquillo, per la possibilità di vivere più da vicino la famiglia e gli amici.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“La mancanza di servizi adeguati, la cattiva gestione della cosa pubblica, la mentalità più ristretta del paese. La Puglia sta crescendo tantissimo dal punto di vista turistico, ma c’è ancora tanto da fare. Dovremmo capire che la cura del territorio è importante se vogliamo continuare sulla strada dell’accoglienza e del turismo.”

Di cosa ti occupi?
“Sono riuscita nel mio progetto, vivo in campagna e gestisco un bed & breakfast nella casa in cui vivo con mio marito e il nostro piccolo Paolo: B&B Quattrolinari.

Mi piace camminare in campagna, ci vado con i mie due cani, coltivare l’orto, cucinare cibi sani in compagnia di mio figlio.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Io ho cambiato totalmente stile di vita, dai ritmi incalzanti della città e della vita da ufficio, mi occupavo di controllo di gestione in una grande azienda, sono passata alla vita in campagna a gestire una nuova attività prevalentemente stagionale, qual è quella di un B&B. All’inizio non è stato facile, ma col tempo ho capito che è stata la scelta giusta per me!”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancavano i colori e gli odori della mia terra, mi mancherà un po’ il caos di Roma! 🙂 “

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì. Sapere che altri hanno fatto la stessa scelta di vita, cioè quella di tornare nella propria terra, può essere stimolante e rassicurante al tempo stesso.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Vivere fuori ti va vedere, al ritorno, la tua terra con occhi diversi, e magari dal confronto con chi ha vissuto questa stessa esperienza, possono nascere idee costruttive.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
Credo che un’esperienza di studio o lavoro fuori casa sia necessaria per crescere e migliorare se stessi.

Bentornati al Sud

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Maria Grazia Carriero

Maria Grazia Carriero, Diploma accademico di secondo livello in Arti Visive e discipline per lo spettacolo, sezione pittura. A 18 anni lascia Palagiano (TA) per studiare a Roma. Dopo aver lavorato a Modena, a 34 anni, torna nella sua città natale.

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Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Per amore del mio compagno e per amore della mia terra.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“La valigia del ritorno è piena di incertezze, di speranze, di progetti che bollono in pentola e di tante piccole gioie quotidiane. Ci sono cose che mi scaldano il cuore e che mi fanno stare bene, per esempio: il tintinnio delle posate che riecheggia nei vicoli e nelle strade durante l’ora di pranzo, i profumi del cibo che proviene dalle finestre aperte, la visione di un anziano pastore pluriottantenne che attraversa il paese con il suo piccolo gregge di capre per raggiungere la campagna; ma soprattutto, l’estensione visiva che i miei occhi godono di fronte al paesaggio che si apre a 180 gradi davanti la mia finestra e che in qualche modo, ha guarito quel senso di soffocamento e di oppressione che ho vissuto a Roma. Guardare finalmente il cielo in tutta la sua ampiezza senza barriere architettoniche – seppur molto belle come quelle di Roma o Modena – non ha prezzo; per una come me, che ha trascorso la sua infanzia in campagna.

Sul mio profilo instagram ho pubblicato centinaia di cieli immensi, ad un certo punto ho pensato che William Turner si fosse impossessato di me! 🙂 “

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. La decisione di ritornare è stata una decisione ponderata e non facile, negli ultimi anni ho vissuto per lavoro a Modena, rientrare mi ha dato la possibilità di dedicarmi ai miei sogni.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“La difficoltà al rientro, è legata principalmente al lavoro (sono un’insegnante precaria) pertanto mi sono dedicata con maggior intensità ai miei progetti artistici.”

Di cosa ti occupi?
“Il mio principale lavoro è quello di insegnante, insegno al Liceo Artistico “Discipline grafiche pittoriche e scenografiche.” Il mio secondo lavoro – anche se in realtà non può essere classificato come secondo perché occupa gran parte del mio essere 24/24 h– è quello di essere un’artista. Adoro viaggiare, spostarmi in continuazione, conoscere gente nuova, condividere idee, emozioni e creare, progettare, leggere, studiare e ascoltare musica.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà?
“Ogni luogo è una fonte inesauribile di opportunità di crescita e di arricchimento, l’aver vissuto lontana dalla mia terra per molti anni, mi ha dato la possibilità di osservare il Sud con occhi diversi, con uno sguardo critico; dandomi la possibilità di scoprire cosa avrei potuto valorizzare e cosa avrei potuto migliorare nel mio piccolo. Nasce così già dal lontano 2004 attraverso la tesi di laurea in antropologia culturale, l’interesse verso la storia del Sud, verso la questione meridionale, verso la civiltà contadina ed in particolare sulle credenze e gli aspetti magici. Studi ed interessi che si sono riversati nel corso degli anni nella mia produzione artistica, fatta di video, installazioni, fotografie ed in ultimo un libro “Arte e ricerca etnografica. Il laùru: i luoghi, gli incontri, le testimonianze.”

Ho iniziato a lavorare su ciò che poi sarebbe diventato il libro appena citato, proprio quando mi trasferii al Sud, quando tornando in paese, vinsi la selezione ad una residenza artistica.

La cosa che più mi mancava era il contatto con l’altro, la facilità di creare relazioni, di stabilire empatie immediate, l’accoglienza, la fiducia. Quando ho iniziato a raccogliere le video interviste per scrivere il libro, la gente mi faceva entrare in casa, mi raccontava storie anche molto intime. In fondo ero una sconosciuta. Non sempre riuscivo ad usufruire di un “gancio,” di un intermediario che facesse da ponte tra me e l’altro. un’esperienza che mi ha lasciato un gran senso di umanità. Mi ha arricchita moltissimo.”

 

 

 

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
Il libro è uscito ad aprile, edito da Progedit, “Arte e Ricerca etnografica. Il laùru: i luoghi, gli incontri, le testimonianze“. Si tratta di un lavoro che mette insieme queste due discipline che amo profondamente: l’arte e l’antropologia. Il libro è la parte conclusiva di un diario di viaggio che nasce inizialmente come un’opera video dal titolo:”Parole a Sud.” Successivamente, ho pensato di trascrivere le videointerviste ed approndire la tematica per maggiore completezza. Un lavoro che ho iniziato nel 2014, proprio quando decisi di tornare al Sud. Avevo a portata di mano un territorio che mi avrebbe dato la possibilità di approfondire direttamente sul campo aspetti legati alle credenze popolari e dar voce alla gente che avrei incontrato in questo lungo viaggio in lungo e in largo per la Puglia e non solo.

Una figura particolarmente emblematica pervade alcuni luoghi ed è il soggetto principale di antichi racconti: Il laùru (nome attribuitogli in area tarantina) e noto sotto altri nomi a seconda dell’area geografica e del relativo dialetto. Si narra di oggetti che inspiegabilmente cadono al suolo durante la notte, sensazione di soffocamento, lividi sul corpo, crine di cavallo intrecciato, donne o bambine con ciocche di capelli tagliate…L’indagine prende forma attraverso la trascrizione di 38 videointerviste, svolte in diversi comuni specie pugliesi.

Questa pubblicazione nasce soprattutto grazie al fatto di essere tornata al Sud.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì. Attraverso la condivisione delle esperienze.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Potrebbe ambire ad uno spazio televisivo.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Grazie per aver creato BaS, perché mi accorgo attraverso la pubblicazione delle varie storie che non sono la sola ad aver fatto questa bella scelta folle!”

Bentornati al Sud

Carmine Tortorella

Carmine Tortorella, Fashion Designer. A 21 anni lascia Minervino Murge (BAT) per  lavorare a Milano. A 27 anni rientra nel suo paese d’origine.

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Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Sono rientrato al Sud perchè mi sentivo umiliato da un meccanismo subdolo che offusca la vera identità del sistema Italiano… ovvero che le più importanti multinazionali del nord e non solo, anche imprese più piccole, siano capitanate da menti meridionali emigrate, con dipendenti e collaboratori meridionali…. praticamente il nord eccelle grazie alle mani, al sudore, all’ingegnio e alla forza di chi ha lasciato il SUD.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“E’ piena di risposte, di mezzi forti e comparati per poter intraprendere un nuovo percorso innovativo nella mia terra, ora nel mirino del mondo intero, una terra “dall’oro colato” che ho imparato a riconoscere e valorizzare standoci lontano.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Innanzitutto dopo anni di spostamenti e infiniti sacrifici, posso parlare di benessere. Trovo che la vita al Sud, nelle sue province specialmente, sia diventata incredibilmente raffinata ma te ne accorgi solo se sei stato fuori.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Non esistono difficoltà, è importante dimostrare di essere CREDIBILI in quello che si fa, facendo notare che chi torna ha nettamente una marcia in più e sono le uniche persone, secondo me, in grado nel loro piccolo di poter cambiare il territorio.”

Di cosa ti occupi?
“Il mio hobby e la mia passione sin da bambino sono diventati il mio lavoro. Mi occupo di moda, non nel senso evocativo della parola ma produttivo nella pratica. Sono un couturriere… progetto e realizzo abiti di alta moda, soprattutto abiti da sposa.

A breve aprirò il mio atelier: Tortorella Atelier Studio che ho deciso di realizzare nel mio bellissimo paese dal borgo incantevole MINERVINO MURGE.”

 

 

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“L’ossigeno… quello puro della mia terra che ti rende lucido in tutto quello che fai e che provi, i sapori, la famiglia… tutto… mi mancava me stesso!”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì. Le testimonianze sono molto importanti… aiutano a far chiarezza sulla decisione da prendere.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Bisogna far scoprire a tutti che ci sono tantissimi giovani che rientrano in patria con tanto talento da poter utilizzare al meglio per rilanciare il Sud.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
ANDARE PER IMPARARE…..TORNARE PER ESSERE!”

Bentornati al Sud

Piergiuseppe Esercizio

“Esperienza”, “vita sociale”, “progetti” e “famiglia” sono dei concetti che ritornano costantemente, se non nelle loro parole nero su bianco, sempre nelle conversazioni che abbiamo, de visu o sul web, con i ragazzi che decidono di affidarci le proprie storie.

Ogni volta si genera una magica alchimia per cui qualcuno, su invito o spontaneamente, decide di parlarci un po’ di sé, dei propri perché e dei propri come, del proprio ritorno o del proprio arrivo al Sud, e per magia riaffiorano, quando scorriamo le righe che ci hanno regalato o ascoltiamo le parole che ci consegnano, quelle parole che ci riportano sempre alla stessa incontrovertibile realtà: “nessun uomo è un’isola“, come scriveva John Donne.

Ecco un altro dei motivi per i quali spesso il Sud “vince” sul Nord, perché oltre alla sua rinascita, oltre al suo potenziamento, oltre al suo fascino, nei bilanci dei Bentornati il Sud rappresenta le radici. E le radici umane sanno crescere forti, in infanzia e giovinezza, e assorbire il nutrimento dalla terra, ed il terreno per propria natura non può traslocare. Ecco perché chi nasce al Sud, a volte, non riesce a ritrovare altrove lo stesso “nutrimento”, anche quando quell’ altrove gli ha offerto più di ciò che sperava.

La storia di oggi è quella raccontata dalle parole di Piergiuseppe Esercizio, classe 1975, da Bari a Modena e ritorno.

Piergiuseppe Esercizio

La crisi economica e del lavoro non ha scalfito gli ambienti ipertecnologici dell’informatica, anzi: si pensi alle statistiche di luglio 2017, quando la percentuale di impiego dei laureati in tale ambito si attestava al 96% dei laureati. Un boom che ha permesso a Piergiuseppe di cercare di tornare a casa, mantenendo intatto il proprio profilo professionale.

Gli chiediamo, come sempre facciamo, quali siano state le difficoltà del rientro, e ci dice: “La difficoltà principale è stata trovare un progetto in cui credere, per questo ho cercato sempre attraverso i tanti canali che internet mette a disposizione“. “Progetto”, si diceva: l’importanza di sapere che se si torna non si dovranno accantonare tutte le aspettative di crescita e coerenza che si erano coltivate da quando ci si era iscritti all’università o si era iniziata una carriera.

Piergiuseppe è andato via proprio per lavoro, a Modena, città esempio di architettura industriale che ne segna inequivocabilmente l’identità e i tratti, ed è andato via, diversamente da molti altri che al Nord si trasferiscono per studiare, quando aveva 31 anni. Per poi lasciarla all’età di 42.

Lasciate che ve lo dica una che è andata via tante volte e da tante città: questa è una storia diversa. Andar via da un posto a 18 anni, quando hai solo voglia di lasciar casa e imparare ad autogestirti ( e magari riuscirci poco), è un conto. Poi conoscere nuovi amici, nuovi luoghi, e magari rientrare a casa solo per le vacanze e guardarla con nostalgia. Ma a 30 anni il luogo in cui vivi è Casa, molto di più, molto più intensamente, quindi lasciarlo è più impegnativo ancora. Poi – parla sempre quella che ha lasciato tante città – una volta che ti sei ri-radicato in un nuovo posto, quando hai il tuo giro, il tuo pub preferito, la tua lavanderia di fiducia, riprendere tutto e andare via ancora una volta non è, semplicemente, difficile: è coraggioso, temerario.

Lo fai per un motivo valido. Dice Piergiuseppe che è tornato “per portare la (propria) esperienza nelle aziende meridionali”. “Esperienza”, l’ho scritta per prima, questa parola. Perché è così che succede: ti viene un dubbio, quando sei fuori: “Ma perché queste cose che so fare devo farle qui, e non a casa mia?”

Non è un caso che Piergiuseppe ci dica che il suo bilancio del ritorno è positivo perché ha “realizzato il sogno di lavorare per il Sud”.

È un sogno comune fra i trapiantati. Poi bisogna trovare il progetto giusto, diceva Piergiuseppe qualche riga più su, e in questo è stata fondamentale l’esistenza di Bentornati al Sud: “Mi siete stati molto d’aiuto quando credevo di non trovare un’opportunità per tornare“. Perché la rete di Bentornati al Sud (cito testualmente) è utile “per reinserirsi anche socialmente, e per fare squadra, tornare dopo un’esperienza fuori apre la mente, avere a che fare con persone che hanno avuto un’esperienza di vita/lavorativa simile aiuta a diffondere quanto di positivo c’è fuori“.

La socializzazione intesa non solo come reinserimento nella vita sociale (sic), abbattendo il muro della paura del “ma c’è ancora qualcuno di simile a me, nel posto da cui sono andato via tanti anni fa?”, ma anche come condivisione delle informazioni e delle storie, che, condivise, contribuiscono alla narrazione del Sud del Possibile.

Ma cosa è mancato, e cosa mancherà a Piergiuseppe, protagonista di questa storia un po’ diversa, che ha avuto il coraggio e la fortuna di tornare al Sud e riuscire a realizzare se stesso? La famiglia. La famiglia d’origine, di cui sentiva la mancanza quando era a Modena, che è stata uno dei propulsori della sua scelta di rientrare, e la famiglia acquisita, quella modenese, quella adottiva, che lo ha accolto nel suo periodo settentrionale, le tante persone che ha “trovato e lasciato” e che gli hanno sempre mostrato affetto e rispetto indiscutibili.

Perché “nessun uomo è un’isola”, e quindi a Piergiuseppe va il nostro “bentornato” nell’arcipelago-Sud.

Roberta Iacovelli

Maurizio Di Pinto

Maurizio Di Pinto, Laurea in Comunicazione d’impresa. Lascia Bisceglie (BAT) a 19 anni per studiare a Roma. Torna a 30 anni nella sua città natale.

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Per quale motivo sei tornato al Sud?
“Sono andato via dal Sud a 19 anni con tanto entusiasmo e tanta voglia di crescere. Sin da allora, però, il mio obiettivo ultimo è sempre stato quello di tornare e dare vita ad un mio progetto. Ho trascorso a Roma gli anni più importanti della mia vita, quelli della crescita culturale e personale. Ho amato la città e tutte le opportunità che mi ha dato. Roma è una città stupenda ma molto complessa e, se non riesci ad integrarti nei meccanismi, può anche essere molto molto faticosa. Se impari a viverla, però, ti permette di prendere tanto e, in pochi anni, ti crea un bagaglio che in altre città non basterebbe una vita intera. Nonostante tutto, non ho mai pensato di trascorrerci tutta la vita e ho sempre avuto la consapevolezza di tornare alla prima occasione utile. Questa occasione si è presentata a 29 anni e, anche se in quel momento la mia vita a Roma era soddisfacente, ho deciso di approfittare perchè, andando avanti con gli anni, sarebbe stato sempre più difficile cambiare città. Nel 2009, quindi, un’amica pugliese mi ha prospettato un lavoro per cui serviva una figura professionale come la mia e, in 15 giorni, mi sono dimesso dall’azienda per cui lavoravo e sono tornato nel mio paese natale, a Bisceglie.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“La mia valigia di ritorno è piena di tanti progetti e speranze. Sono trascorsi circa 7 anni da quando vivo stabilmente al Sud e devo dire che ho avuto la fortuna di realizzare alcuni progetti. Ne restano comunque ancora molti, motivo per essere sempre dinamici e in continuo movimento. Vivendo al Sud si apprezzano tante cose positive, tante comodità in più rispetto alle grandi città. Tuttavia la cosa che temo di più è l’appiattimento, tipico di tante realtà: l’accontentarsi di quella apparente situazione di calma e stabilità. La mia, quindi, non è stata solo una valigia da portare giù e svuotare. Ho sempre la valigia a portata di mano perchè, per quanto possibile, ho la necessità di andare fuori, riempirla e tornare a svuotarla costantemente.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Il mio ritorno non è stato semplice all’inizio, credo non lo sia mai per nessuno, ma sicuramente molto positivo. Al Sud ho avuto la possibilità di realizzare dei progetti in prima persona che, in città più grandi, difficilmente avrei potuto affrontare in maniera autonoma. Dare vita a progetti di imprenditoria individuale è molto difficile se vivi in una città metropolitana perchè hai bisogno di molte più risorse. Al Sud, da questo punto di vista, invece, ritengo ci sia una maggiore semplicità, anche se poi ci si confronta con una realtà non pronta a certe prospettive e, quindi, per sopravvivere e andare avanti non bisogna mai smettere di fare “cultura”. Oggi sono soddisfatto perchè porto avanti il mio progetto lavorativo e riesco a vivere tutti gli aspetti positivi che il Sud offre. Ritengo che, avendo la fortuna di svolgere un lavoro gratificante, la qualità della vita al Sud, sotto diversi aspetti, sia decisamente migliore rispetto a tante altre realtà più grandi.

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“La cosa più difficile, al rientro, è stata il riabituarsi alla quotidianità. Quando stai via tanti anni, anche se torni nel tuo paese e quindi “casa tua”, in realtà, stai comunque andando in un posto nuovo. Dieci anni sono tanti, il paese non è più lo stesso, gli amici non sono più quelli  lasciati quando avevi 19 anni. In dieci anni cambiano molte cose, cambiano le persone e soprattutto cambiamo noi. All’inizio mi sentivo molto diverso dalle persone che erano sempre rimaste al Sud. Ho vissuto un primo momento di profonda frustrazione. Mi sentivo uno sconosciuto in casa. Ero passato da giornate intense, piene di attività frenetiche, quelle che vivevo a Roma, a giornate in cui oltre il lavoro non avevo altro da fare. Il telefono non squillava per una partita di calcetto o per andare al cinema e quando squillava erano amici di Roma che magari non erano a conoscenza del mio trasferimento. La cosa importante, a quel punto, è stata non abbattersi e riprendere pian piano la quotidianità, ricominciare a farsi una nuova cerchia di amici, cercare nuovi interessi e situazioni in cui esprimere le proprie passioni. Il mio consiglio è di avere pazienza e ricominciare tassello su tassello a ricrearsi la vita che si desidera.”

Di cosa ti occupi?
“Da 4 anni ho aperto un’agenzia di organizzazione di eventi: Vision Management. Mi occupo principalmente di eventi aziendali e ho la fortuna di lavorare in maniera continuativa con importanti clienti del Nord. Offro tutti i servizi legati agli eventi e mi sono focalizzato proprio sul Sud. Ho creato una struttura efficiente, ben organizzata, che va dalla semplice fornitura di hostess e promoter alla completa organizzazione di un evento complesso e strutturato. Ho messo su una proposta di servizi seria, concreta e affidabile e ho trovato il mio mercato di riferimento. Sono molto spesso fuori ma, nel tempo che trascorro al Sud, ho la possibilità di dedicarmi alle mie passioni come il calcio, gli spettacoli e le iniziative culturali. Nonostante i nostri ritmi siano decisamente più calmi rispetto al Nord, ho sempre troppo poco tempo per curare i tanti progetti in cantiere. Ho sempre una grande passione per le nuove sfide, le nuove avventure lavorative e i nuovi progetti. E’ nella nascita e nella crescita dei progetti che trovo i miei stimoli.”

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La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Innanzitutto la famiglia. Per quanto dire questa cosa mi faccia sentire “terrone”, nel senso buono del termine ovviamente, non posso fare a meno di considerarla tra le cause principali del mio rientro. Quando vivevo a Roma, città in cui stavo benissimo, sono successi due episodi che hanno contribuito a far suonare un campanellino. Ho fatto un piccolo incidente e sono rimasto col braccio immobilizzato per un pò di giorni. In quel momento ho avvertito un senso di solitudine, nonostante l’affetto e la collaborazione di tanti amici che mi aiutavano persino a lavarmi. Dopo un po’, invece, hanno operato mio padre (un piccolo intervento) e, per quanto consapevole che figli e genitori debbano fare la propria vita, ho avuto il timore di perdermi qualcosa e di essere assente in alcuni momenti importanti. Roma mi resterà sempre nel cuore però. I suoi luoghi, i posti vissuti, le mille esperienze, gli amici, l’odio per il caos giornaliero e l’emozione che procura quando fai un giro di sera. Mi manca la grande offerta culturale, i tanti spettacoli e i teatri che puoi vivere giornalmente e, per un appassionato di spettacoli, vi assicuro che è una grande rinuncia. Queste sensazioni rimarranno sempre nel cuore e non sarà possibile dimenticarle. Il giorno prima di trasferirmi al Sud, ho trascorso tutta la notte girando in scooter e ripercorrendo tutti i luoghi significativi in cui ero stato nei dieci anni romani: dalla prima casa, all’Università, ai posti preferiti, alle piazze e alle periferie che ho avuto la fortuna di conoscere.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Scherzando dico sempre che, andare via di casa per dieci anni, è stata contemporaneamente la cosa migliore e la peggiore che potessi fare. Quando vivi più realtà, di fatto, ovunque sei ti mancherà qualcosa. In realtà, oggi, non andrei più via dal Sud anche perchè sto realizzando un progetto importante anche nella vita privata.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Credo creando opportunità di incontro, anche se so che si sta facendo, tra tutti i “rimpatriati” e condividere le esperienze che sicuramente si sono apprese stando fuori. In questi ultimi mesi ho scoperto tanti giovani pugliesi, in molti casi tornati a casa, con competenze di altissimo livello. Siamo sempre pochi rispetto alla totalità della popolazione ma facendo un bel lavoro di divulgazione credo si possa dare un grande contributo alla nostra terra.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Creare appuntamenti fissi, in forma di associazionismo, magari mensili, con punti da discutere ed esperienze da condividere, fino ad arrivare ad organizzare eventi regionali di grossa portata. Creando una rete di professionisti si potrebbe mettere su una struttura capace di offrire servizi, informazione e formazione nelle aree in cui si avverte una carenza.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Il mio è solo un ringraziamento per la passione e la costanza che, nonostante i mille impegni di ciascuno, riuscite a mettere in questo bellissimo progetto. Ho fatto tante esperienze e ho girato tanto l’Italia. Se il mio contributo potrà servire sono a disposizione.”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
Giulietta Stasi.”

Bentornati al Sud

Davide Guarini

Davide Guarini, Laurea in Ingegneria civile. Lascia Alessano (LE), a 18 anni, per studiare a Bologna. Dopo 12 anni decide di torna in Puglia, a Conversano (BA).

fotoGuariniPer quale motivo sei tornato al Sud?
“Per contribuire a rendere ancora più speciale la mia regione.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
Ricordi, esperienze e sogni.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Positivo. Ritornare nel proprio territorio è un ritorno alle origini, riscoprire le tradizioni e la cultura con le quali sei cresciuto e che sono radicate dentro di te.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Appena ho avuto la possibilità di tornare, con i giusti presupposti, non ci ho pensato molto. Sapevo di poter incontrare difficoltà dopo tanti anni fuori, a stretto contatto con culture completamente differenti (ho vissuto anche in Spagna e nel Regno Unito) ma sapevo che avrei ritrovato quello che dopo tanti anni avevo lasciato.”

Di cosa ti occupi?
“Mi occupo di efficienza energetica, un settore molto importante per il futuro. La nostra regione è innovativa da questo punto di vista e questo mi ha spinto ad un rientro rapido.

Nel tempo libero amo suonare, scrivere e leggere. Inoltre adoro camminare e perdermi nella natura, e questo mi mancava molto all’interno di una città.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Spero che possiate continuare a raccogliere esperienze di tante altre persone perché ciò significa che come me tanti altri sono ritornati nella loro terra.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Supportare i “rientranti” nella ricerca di una casa, organizzare eventi in cui condividere le esperienze di ognuno e tentare di riproporre nel proprio territorio le idee viste fuori.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Dovrebbe cercare di creare una rete, dalla quale poi numerose idee verranno fuori.

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Credo che ognuno debba fare esperienze fuori dal proprio territorio. Solo conoscendo si può migliorare, non solo se stessi ma anche il posto in cui si vive.”

Bentornati al Sud

Laura Capra

Laura Capra, Laurea in Scienze Politiche e Master in Educazione Ambientale e Green Economy, a 19 anni lascia Olbia (SS) per studiare a Bologna e poi a Pisa. Laura è una #Bentornata, la prima volta è tornata nella sua città natale per un “fortunatissimo” tirocinio presso l’Area Marina Di Tavolara ma è anche una #Benvenuta a 29 anni si è trasferita in Puglia.

Laura Capra FotoPer quale motivo sei tornata al Sud?
“Per lavoro.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Nuove esperienze, conoscenze e voglia di rientrare a casa.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Rientrando a casa in Sardegna ho trovato la mia strada, ho capito cosa volessi fare da “grande”. Arrivando in Puglia invece ho realizzato un sogno lavorativo che stava nel cassetto.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“La parte più difficile è stata ricostruire una rete di amicizie, tanti anni fuori porta ad avere amici sparsi ovunque, e gli amici “storici” a loro volta o sono andati via o delle volte non si ha più tanto da condividere. Ho trovato nuovi amici sia in Sardegna che in Puglia.”

Di cosa ti occupi?
“Sono un’educatrice ambientale, lavoro per il CEA di Bisceglie gestito dall’associazione ZonaEffe. Inoltre, tre anni fa, con Paola Leone ho avviato un progetto dedicato ai bambini: Mammachilegge!.it Letture Condivise. Un e-commerce sostenibile, etico e innovativo, una libreria su misura in cui poter acquistare libri di editori indipendenti e oggetti di artigianato artistico legati al mondo della letteratura per l’infanzia.

Se avete a cuore la crescita dei vostri bambini, siamo pronti ad aiutarvi a scegliere i libri più adatti e le ultime novità editoriali per un acquisto mirato e consapevole!! 🙂 “

LogoMammaChiLeggeSe hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
Mammachilegge nasce come una vera e propria chiamata alla lettura ad alta voce. Ci si incontra in spazi aperti (nei giardini delle città, in un parco, in campagna o al mare) e la formula è questa: si portano libri e merenda da condividere, un telo colorato per sedersi e tutto inizia come per magia. Quella magia che solo la gratuità, il desiderio di condivisione e la passione per le cose belle riescono a creare. Non ci sono limiti di età, possono partecipare tutti coloro che hanno voglia di stare un po’ di tempo in compagnia di libri, di bambini e di tanti sorrisi.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Tornare al Sud è fondamentale e siete bravi a valorizzare questo aspetto.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Penso proprio di sì perchè mettersi in contatto e affrontare le criticità del ritorno con qualcun altro aiuta sempre.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Creare una newsletter (mirata) con eventi delle varie città.”

Bentornati al Sud