Laura Schirosi – Biologa molecolare di ritorno in Puglia.

Laura Schirosi, Laurea in Biotecnologie Mediche, dottorato di ricerca in Biotecnologie e Medicina Molecolare e specializzazione in Patologia clinica. A 19 anni lascia Nardò per studiare a Modena. Torna a 31 anni, vive a Lecce e lavora a Bari.

LauraSchirosiPer quale motivo sei tornata al Sud?
“Sono partita per Modena, come tanti ragazzi, subito dopo la maturità. Volevo studiare Biotecnologie Mediche, corso di laurea esistente, fino a quegli anni, in pochi atenei italiani e soprattutto con accesso a numero chiuso. Così dopo aver tentato i test d’ingresso in due atenei emiliani, nelle città di Modena e Bologna, i risultati del test hanno favorito il primo ateneo a discapito del secondo, forse più gettonato ed anche da me in un certo qual modo preferito, per questa prima esperienza lontano da casa. Con il senno di poi sono contenta sia andata così, perché l’esperienza di vita a Modena è stata bellissima, professionalmente ed umanamente. Dopo la laurea, sono rimasta per i 3 anni di dottorato di ricerca in Biotecnologie e Medicina Molecolare e per i 4 anni di assegno di ricerca che si sono susseguiti, durante i quali ho potuto fare anche la scuola di specializzazione in Patologia Clinica. Ma, per quanto potessi starci bene a Modena, era pur vero che non l’ho mai sentita realmente “casa mia” e non si sono mai create le condizioni perché diventasse tale. Negli ultimi tempi, poi, iniziava sempre di più a pesarmi il fatto di dover prendere quel treno, dopo i brevi o lunghi periodi di vacanza, che mi riportava ogni volta verso il nord, anche se per lavoro. Così appena l’Università, come spesso accade, non ha più avuto i fondi per rinnovare il mio contratto di ricerca, completato il mio percorso di studi e professionale, ho capito che era arrivato il momento di ricominciare. E dove, se non con un ritorno al sud?”

La tua valigia del ritorno è piena di…
La mia valigia del ritorno era piena di voglia di “ripartire”, di ricominciare, ma soprattutto di poter mettere a frutto tutta l’esperienza professionale acquisita in quegli anni, per il “mio” sud. Sì, perché, in fondo, ho sempre coltivato questo desiderio, di poter dare il mio piccolo contributo a quel sud così bistrattato, soprattutto nel campo della sanità, evitando magari i viaggi della speranza a chi doveva farsi curare, soprattutto, a chi doveva attendere l’esito di un esame per settimane o mesi perché il campione era stato mandato fuori per ulteriori accertamenti. Io qualcosa sapevo fare e forse si poteva fare, al sud. Ma la paura di scoprire che tutto ciò non fosse possibile c’era. Ricordo che durante il primo periodo, mentre inviavo il curriculum in vari centri e ricercavo il posto migliore dove l’esperienza acquisita potesse essere messa a frutto (e non essere gettata alle ortiche pur di restare a tutti i costi al sud), tenevo sempre e comunque mentalmente aperto uno spiraglio, pronta a ripartire di nuovo, con la mia valigia, verso altri posti, di nuovo al nord, se mi fossi resa conto che non potevo farcela.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Positivo sì. Ora a distanza di 7 anni lo posso dire. Perché finalmente si è realizzato pienamente il mio percorso professionale. Ho firmato da poco un contratto a tempo indeterminato come Dirigente Biologo presso l’IRCCS Istituto Tumori “G.Paolo II” di Bari. Ho ricreato una cerchia di amicizie, vivo a Lecce in un piccolo appartamento tutto mio, faccio la pendolare per scelta, almeno per ora… poi chissà. Godo del clima e del mare, due delle cose che mi mancavano di più quando ero al nord. Apprezzo la qualità della vita che il sud mi offre, nonostante i suoi limiti, perché non tutto è perfetto.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“All’inizio non è stato affatto facile. Ritornare, anche se nella terra in cui sei nata, vuol dire necessariamente ricominciare. Tutto si azzera, perché le persone che hai lasciato non è detto che siano quelle che credi, non è detto che siano disponibili a riaccoglierti, anche se nel tempo hai mantenuto i rapporti. Per me poi era quasi inevitabile la scelta di continuare a vivere fuori da casa, dopo tanti anni che già lo facevo, perciò non sono rientrata nel mio paese di origine ma ho scelto di vivere a Lecce, città che mi era sempre piaciuta ma in cui di fatto non avevo mai vissuto e che non conoscevo approfonditamente. Unico punto di riferimento incrollabile, soprattutto nelle difficoltà, ed imprescindibile è sempre stata la mia famiglia, i miei genitori. Non è stato facile neppure da un punto di vista professionale, perché subito è stato chiaro che lesperienza che avevo maturato ed acquisito negli anni serviva, era utile, ma ciò non si accompagnava ad un altrettanto adeguato inquadramento professionale. Molto “volontariato”, poche certezze. E poi ti scontri purtroppo con la mentalità di chi è sempre “rimasto al sud”, che vuol dire essere rimasto sempre chiuso in sé stesso e fermo nelle proprie convinzioni. Secondo me, questo è il vero “male” del sud. Ti senti un po’ come “Don Chisciotte contro i mulini a vento” e cerchi chi ha fatto la tua stessa esperienza, chi è andato via ed è ritornato, sperando che l’unione faccia la forza… ma a volte ciò non è sufficiente per sconfiggere un sistema così ben radicato. Nonostante tutto, ed un po’ di sconforto nei primi anni, neanche per un solo istante mi sono pentita di essere tornata. Mi piaceva la qualità di vita che potevo avere: il sole, il mare e poi avevo la mia famiglia, i primi amici ed un sogno in cui credere. Un sogno che volevo diventasse reale, a costo di fatica e sacrifici. Così ho iniziato a fare concorsi, in lungo ed in largo, finché non è arrivato prima un contratto a progetto a Bari come ricercatore, poi un incarico a tempo determinato come dirigente biologo ed infine la tanto attesa firma su un contratto che metteva finalmente definitivamente fine al lungo precariato.”

Di cosa ti occupi?
Sono una Biologa che esegue esami di biologia molecolare in ambito oncologico. Servono per la caratterizzazione diagnostica delle neoplasie maligne, tumori solidi ed ematologici, e per poter scegliere di conseguenza la terapia migliore per ogni paziente. E’ un campo in continuo sviluppo, perché per fortuna la medicina fa grossi passi in avanti in questo senso. Mi piace l’idea di poter essere utile, nel mio piccolo, a chi sta affrontando questo tipo di malattia, di far parte di un’equipe di professionisti che prendono in cura il paziente. L’idea di essere sempre aggiornati, al passo con i tempi, e di introdurre indagini diagnostiche innovative, in linea con le nuove “target therapy”, rappresenta uno degli stimoli principali del mio lavoro.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Sicuramente il clima ed il mare, perché queste due cose proprio a Modena non c’erano. Non ci si abitua mai al cielo grigio che a volte dura intere settimane, ed invece quando compare un raggio di sole in un cielo limpido è inevitabile pensare: “questa è proprio la giornata ideale per un giro a mare”… ma il tuo mare non c’è. E poi la famiglia, l’idea che i tuoi genitori diventando grandi possano aver bisogno di te… di non esserci. A Modena comunque ho trascorso anni bellissimi, quelli universitari, con la mia “seconda famiglia”, quella delle coinquiline, degli amici, che sono poi quasi tutti del sud, venuti, come me, a studiare al nord. Ed anche i pochi amici modenesi, quelli doc, scopri che amano il sud, che vengono in vacanza lì, dalle tue parti, per cui hai la certezza che continuerai a vederli, anche se meno, perché ciò che ha fatto parte di te non puoi dimenticarlo per sempre.”

Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
Penso, ed ho sempre pensato, che bisogna “partire per poi ritornare”. Solo così si può apprezzare realmente da dove si viene, le proprie radici, e nel frattempo si percorre un viaggio, che fa parte della vita, fondamentale sia per la propria crescita umana che per quella professionale.”

Una rete tra tornati al Sud può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
E’ importante che chi torna non si senta solo, spaesato. Si possono creare opportunità di incontro e di condivisione tra chi torna, chi è già tornato, chi vuole farlo ed ha paura di farlo. A volte anche solo il parlarne aiuta.”

Cosa può fare la rete BaS?
“Creare eventi sul territorio per permettere di conoscere sempre più l’esistenza di questa realtà. Creare motivi di incontro, per far capire che il ritorno è possibile, per essere d’aiuto a chi pensa di volerlo fare o deve scegliere se farlo.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Ringrazio Marianna, conosciuta come moderatrice alla presentazione del libro di un amico comune a Nardò, che mi ha permesso di conoscere l’esistenza di questa realtà. Siccome mi sono subito riconosciuta, come promesso, appena tutto si è concretizzato ho mantenuto la parola di scrivere, perciò eccomi qui… perché spero che possa essere realmente d’aiuto, perché io come voi credo nel sud e credo che il ritorno al sud sia possibile, perché il “Sud è molto più del semplice sud.”

Bentornati al Sud

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