Francesco Sfregola

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Il treno è sempre lo stesso, tutt’al più può essere sostituito da un più veloce biglietto aereo, o da un più corto autobus, ma è così che siamo andati tutti via, per la maggior parte verso il nord, lontani da casa fra un Natale ed una Pasqua (ma “Pasqua è più difficile tornare, le vacanze sono brevi, mamma, lo sai!”), intorno alla maggiore età, per andare a studiare in Atenei migliori, o solo più noti, o nei casi più fortunati meglio organizzati.

Lo ha fatto anche Francesco Sfregola, che a 18 anni è salito sul mezzo che lo avrebbe portato a Milano da Barletta, ed è andato a formarsi, a capire cosa voleva diventare, e cosa voleva fare della sua vita. Francesco, uno di poche parole, protagonista dell’intervista che oggi vi raccontiamo in un formato un po’ diverso. Classe 1987, una Laurea Magistrale in Amministrazione, Finanza Aziendale e Controllo, è andato per imparare ed è tornato per crescere.

Anche per lui, come per la maggior parte dei (Ben)tornati, il motore del rientro a Casa è stato attivato da due fattori molto comuni: da un lato, la nostalgia di una terra, della gente, di un clima, di tutto quello che “casa” rappresenta, dall’altro, il riconoscimento di qualcosa che iniziava a muoversi, e la voglia di cogliere l’attimo giusto per non pentirsene, nelle sue parole “voglia di essere parte attiva dell’evoluzione della nostra terra”. “Nostro” è un aggettivo che Francesco declina varie volte e in vari modi, e chi è tornato sa quanto il senso di comunione e comunità possono essere fondamentali durante il ritorno alle radici.

Francesco ci racconta che ha portato a casa con sé tutto il bagaglio di esperienze che ha acquisito negli anni, quelle personali e quelle professionali, riconducendoli a casa, carico di “voglia di mettersi in gioco”, di provarci. Ed è così che è riuscito ad affermarsi nel proprio ambito lavorativo: “Attualmente ricopro l’incarico di controller per una multinazionale della GDO. Sono abilitato alla professione di Dottore Commercialista e Revisore Legale, e sto studiando e valutando una serie di idee di start up.” Tutto ciò, nonostante uno scontro con una difficoltà molto comune per i tornati: un mondo del lavoro che si presenta completamente differente rispetto a quello a cui era abituato, come racconta lui stesso.

Resta comunque un’esperienza di rientro in tutte le sue sfaccettature positiva, prima di tutto perché è tutto ciò che Francesco ha sempre desiderato (citazione pedissequa), e poi perché in Puglia ha anche il tempo e il modo di coltivare la sua passione per i viaggi e per lo sport, e cimentarsi in nuove discipline – come il kite surf – insieme a vecchie passioni – come il calcio o l’attività subacquea.

Bilancio positivo anche grazie al supporto di reti come Bentornati al Sud, che apostrofa con un “Gran bella iniziativa!”, che possono stimolare chi è ancora fuori, incerto sul da farsi, a rientrare per crescere e far crescere le Terre del Sud, mettendo in rete i talenti rientrati, anche, soprattutto quelli che “hanno voglia di mettersi in luce” e cavalcare l’onda dell’amore per il Sud.

D’altro canto, Francesco ci ha detto che è tornato perché ciò che più gli mancava erano il Sole, e il Mare!

Roberta per BaS

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