PAROLE DAL “BASSO”

Da Nord a Sud, l’Italia ha bisogno di sempre più voci che si facciano sentire, che promuovano le nuove istanze, ispirate dalla insoddisfazione e dalla indignazione che permeano la società italiana in sezioni trasversali: attraverso le generazioni, attraverso quel che resta delle “classi sociali” tradizionali, anche attraverso le differenti ideologie politiche.

Ha bisogno, l’Italia, di sempre più persone che si azzardino a pronunciare “la parola contraria”, come spiega Erri De Luca nel libro in cui racconta il proprio punto di vista sulla questione riguardo la libertà di parola che lo vede protagonista, per la quale il pubblico ministero ha chiesto due giorni fa la condanna dello scrittore a 8 mesi di reclusione.

E ha bisogno, l’Italia, di gente che sia in grado di manifestare, e questa volta non solo a parole, solidarietà con chi la parola contraria l’ha detta. L’Italia ha bisogno che ci si fermi a pensare a cosa la parola contraria voleva dirci, e a come lasciare che ci sproni a parlare di cosa non va.

Dal mio punto di vista, molto più geografico che ideologico, quella parola contraria è una necessità fisiologica. E’ fondamentale bisbigliare o urlare quello che non va, e che non si può accettare. Farlo in coro, in fila dietro a chi ha detto la prima parola contraria, o in schieramento a testuggine, non importa. Quel che conta è che ciò che non va, vecchio o nuovo che sia, va additato, analizzato, e sventrato. Con voce, pazienza e forza rispettivamente. E con partecipazione.

Dice Maria Luisa Mastrogiovanni, (ben)tornata al Sud, giornalista d’inchiesta e fondatrice del “Il Tacco d’Italia” nel suo blog personale: “non sono l’unica, non sarò l’ultima”. Lo racconta in un libro: “Io non taccio. L’Italia dell’informazione che dà fastidio” insieme ai suoi colleghi giornalisti che come lei hanno svolto e svolgono il duro lavoro del giornalismo impegnato e super partes. Spiega che non c’è nulla di straordinario o eroico nel raccontare la verità, impegnandosi affinché i bachi nel sistema vengano a galla.

Dal mio geografico punto di vista in basso, è di questo che abbiamo bisogno, di ascoltare parole dal basso, parole dal Sud.

Oggi su Bentornati al Sud inauguriamo una nuova sezione in cui abbiamo intenzione di parlare con il resto del mondo virtuale di Sud, ritorni, ostacoli, privilegi, scelte, occasioni, rinunce, questioni, che riguardano i Bentornati, i Benvenuti e il loro Sud.

La inauguriamo dedicando questo primo post alle parole dal basso e alle voci che le pronunciano. Come Giancarlo Siani, giornalista impegnato nell’attività di denuncia delle collusioni illecite mafiose in Campania, ucciso nella stessa data di oggi, 30 anni fa, perché si ostinava ad “urlare con umiltà.”

Roberta Iacovelli

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