Carmelo “Milo” Dimartino

Ho conosciuto Milo nel 1999, un cowboy metropolitano, frequentavamo la stessa Università a Milano e lo stesso corso di Laurea in Design. Vivevamo nella stessa casa dello studente, luogo che cita nell’intervista, perchè quando si parla di esperienze non puoi dimenticarti che forse, negli anni che hai trascorso fuori, è quella che umanamente ti ha segnato di più.
Milo mi ha sempre colpito perchè, a differenza di altri ed anche di me, il suo stare a Milano non era la soluzione definitiva per il futuro, un’occasione per stare lontano da casa e divertirsi. Il suo stare a Milano era più simile alla trasferta obbligata di un uomo che è costretto, per lavoro, a stare lontano dal suo amore, che fa tutti gli straordinari possibili in modo da accorciare l’agonia del distacco, sempre concentrato a terminare il suo percorso per… tornare a casa.

Milo DimartinoPer quale motivo sei ritornato al Sud?

“Sono ritornato al Sud perché il mio partire per Milano era un partire con la testa e non col cuore. Lui, il cuore, rimaneva lì ogni volta e per quanto facessi di tutto per metterlo in valigia non ci entrava mai. Ritornare giù, al Sud, è stata una scommessa.

Lavorativamente parlando il mio percorso di studi aveva il suo naturale sbocco professionale in un ambiente dove la mia figura di Photo & Visual Designer era “riconosciuta e cercata”, la scommessa è stata esportarla in un paesino di 15.000 abitanti.”

La tua valigia del ritorno è piena di..

“La mia valigia di ritorno l’ho riempita di esperienze e ricordi, di sbagli e vittorie. Ci ho messo dentro passione, sogni, aspettative e tutte le facce di quella che per me, abitando in uno studentato, era diventata una famiglia.
Ci ho messo dentro le capacità acquisite, le esperienze di crescita utili fatti in 5 anni, dal cucinare un piatto di pasta a sviluppare un progetto di immagine e comunicazione pubblicitaria. Era piena e pesante la mia valigia… di vita vera.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo? Perché?

“Si, perché ritornando sono riuscito ad investire unicamente su me stesso e nonostante le difficoltà iniziali, dopo quasi 14 anni, sono riuscito a crearmi un piccola ma efficiente realtà lavorativa, sentendomi apprezzato dalla comunità a cui appartengo. Ho messo su famiglia e sono felice di poter far crescere i miei figli nella mia terra d’origine con la sua cultura, la sua cucina e i suoi paesaggi.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro? Cosa hai fatto per superarle? Cosa consiglieresti di fare per superarle?

“La maggior difficoltà è stata far capire alla comunità in che cosa consistesse il mio lavoro. Photo & Visual Designer non era 14 anni fa una parola molto “masticata”. Il compromesso è stato quello di presentarmi come fotografo. Introdurmi gradualmente come fotografo “alternativo” non è stato per niente facile in una terra dove la tradizione del matrimonio è molto radicata. Ma le mie difficoltà le ho superate solo con la costanza e la continua ricerca. Non mi sono scoraggiato, ho seguito la mia strada e il mio modo di fare fotografia. Mi sono buttato in qualsiasi cosa pur di esserci come Logo come identità artistica e aziendale. Insistere è la parola d’ordine! Se riesci a fare una breccia anche piccolissima è comunque un successo.”

Raccontaci la tua attività ei tuoi hobby.

Milo Fotografia“Ho avviato uno Studio fotografico (Milo Fotografia) specializzato in matrimoni, utilizzando esperienza e conoscenze nuove con modalità di racconto più reportagistiche, cinematografiche e concettuali. Un racconto che fosse tale, privo da cliché convenzionali e stucchevoli.
Non mi concedo moltissimi hobby perché la famiglia ha le sue esigenze ma quando posso mi concedo un giro in moto e sulla mia fantastica citroen charleston dell’86.
Vivo in campagna e curo un piccolo orticello ricco di verdura di stagione, insegnando, “per quello che posso”, ai miei figli il valore della terra e dei suoi frutti.”

Progetti futuri?

“Non ho ancora disfatto completamente la valigia che mi sono portato da Milano.

Dentro ci ho lasciato il progetto di creare una piccola scuola di fotografia per bimbi, diversamente abili e non, ed intitolarla a mio padre Emanuele che non c’è più; non perché mio padre fosse un luminare o un eroe, ma perché con coraggio ha provato ad affrontare una sua disabilità che lo ha vinto.
Mi ha insegnato che provare a vincere è già di per se una vittoria.”

Ci lasci un pensiero per BaS…

“Ottima iniziativa, ottimo diario di bordo per quanti sono ritornati al Sud.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?  In che modo?

“Si, beh aiuta nel creare contatti e nello scambio di idee, progetti esperienze.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?

“Dovrebbe creare la possibilità di profilo e amicizie stile Facebook.”

Ti dispiace se pubblico qualche tua foto?

Paola per BaS

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