Lorenza Dadduzio

Lorenza Dadduzio l’ho incontrata circa 2 anni fa sul palco di Next, La Repubblica delle Idee a Bari.
Insieme alla sua socia, Flavia Giordano, erano tra gli startupper dell’evento e presentavano in un minuto il loro progetto Cucina Mancina. Dire che la loro presentazione mi aveva colpito per contenuti, originalità e semplicità è poco…
E non era solo un’pressione visto che un anno dopo sono state premiate ben tre volte come miglior startup di food in Italia (Next La Repubblica delle Idee, Re-Food di 3040 e StartupItalia!)

Ho voluto intervistarla per Bas.

10390901_10152578690000563_7905583671495161276_nPer quale motivo sei ritornata al sud?

Volevo costruire nella mia terra il mio futuro.
Non mi andava di regalare le mie energie alle multinazionali. 

Ciascuno sceglie la sua scala di valori. Io ho messo in cima la profondità del cielo, l’intensità degli sguardi e gli abbracci di chi amo.  

Un altro motivo credo sia stata anche l’incoscienza…

La tua valigia del ritorno è piena di…

Esperienze, sguardi oltre l’orizzonte ed energia positiva. Ispirazioni che ho importato e fatto mie. Vivere altrove ti apre la mente e non posso negare che si sente differenza rispetto a chi non si è mai mosso. Tornando hai l’esigenza di circondarti di persone che hanno avuto la tua stessa esperienza.

Complessivamente è stato un ritorno  positivo o negativo? Sai dirmi perché?

Positivo. Solo allontanandoti dal posto in cui sei nato riesci a guardare per intero la bellezza dei frammenti di cui è composto il mosaico. Ogni giorno qui c’è qualcosa da inventare. Senza aspettare che sia qualcuno a cercarti e proporti il “da fare”. E poi se hai una famiglia accanto, tutto diventa più facile.

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro? Cosa hai fatto per superarle? Cosa consiglieresti di fare per superarle?

La mia vita qui non è facile così come sembra dall’esterno, ci sono alti e bassi, bollette da pagare, clienti che non pagano, ma il valore umano ripaga tutto. Bisogna crearsi il lavoro giorno per giorno, non arrendersi. Ma saper fare rete con altre persone positive e propositive, generose e trasparenti, ti aiuta a sentirti meno solo, meno alieno nella tua terra.

Parlaci delle tue attività, oltre a cucinaMancina, di cosa ti occupi?

cucinaMancina è l’ultimo e più saporito progetto della mia vita lavorativa, una startup fondata nel 2013 insieme alla mia socia Flavia Giordano, grazie alla quale offriamo a chi mangia differente per scelta o necessità un luogo digitale dove cercare e condividere ricette, informazioni, eventi, ristoranti, negozi e presto anche prodotti dedicati ai “diversamente onnivori”: vegetariani, vegani, allergici, curiosi alimentari e persone mangiano con pochi zuccheri, grassi o sodio. In questi giorni abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding su Eppela per realizzare il “mercato mancino”.

Ma nelle mie giornate multicomposte si stratificano anche altri pezzi professionali della mia vita:
dal 2007 sono titolare e direttore creativo di Metròfili, uno studio di comunicazione che racconta di cibo e territorio. Da 6 anni mi occupo anche di processi di valorizzazione integrata e partecipata del territorio e dei beni culturali per enti pubblici e privati.

Nel 2011, grazie al bando Principi Attivi, ho potuto realizzare Rivisitazioni, una mostra a cielo aperto di fotografia e scrittura per la promozione del turismo indigeno, un format che punta a far ri-innamorare i cittadini delle proprie città attraverso le “visioni inconsuete della consuetudine” di fotografi e scrittori appartenenti alla città stessa. Ad oggi abbiamo realizzato in Puglia 10 tappe. 

Da un paio d’anni sono anche direttore artistico e curatore di Sentinelle d’Innovazione, uno storytelling partecipato dell’innovazione nel lavoro in Puglia che ha prodotto le polaroid georeferenziate dell’innovazione, un album e una mostra-evento e aggregato ad oggi 50 fotografi pugliesi e 70 storie d’innovazione. Abbiamo appena riaperto la chiamata alle arti per fotografi, scrittori, videomaker e illustratori che abbiano storie di innovazione nel lavoro da raccontare.

Ci lasci un pensiero per BaS?

Ci vuole coraggio (e incoscienza!) per tornare, ma ancora più coraggio per restare.

Una rete tra tornati al sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?

Una rete aiuta a tornare, allevia il ritorno. Fa bene partire, andare via tutte le volte che si vuole e si può, ma non bisogna mai stancarsi di tornare.

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?

Sarebbe interessante leggere delle lettere di chi è fuori, in modo da intrecciare la visione tra chi è ritornato e chi ancora non è riuscito a farlo.

Grazie Lorenza per la tua disponibilità e tienici aggiornati su i tuoi prossimi successi.
In bocca al lupo!

 

Paola Muti per BaS

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