Bentornati al Sud

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cropped-cropped-bas_logo_12.jpgBentornati al Sud nasce nel 2011 per mettere in contatto coloro che, dopo lunghi o brevi periodi di lontananza, sono tornati nella propria Terra d’origine.
Il nome richiama “Benvenuti al Sud”,  il film.
BaS invece, è una realtà. Una realtà fatta da tantissimi che tornano e da “tanti tantissimi” che desiderano tornare.

“Si parte, con una valigia piena di Speranza. Si torna, con un bagaglio ricco di Esperienza.” Il nostro motto. Ed è questa esperienza, fatta di vita professionale e di vita personale, che mettiamo in contatto. Non solo competenze quindi, ma soprattutto entusiasmo, volontà e sogni che accompagnano ogni ritorno. La valigia dove vengono riposte, in partenza, le speranze e dove, al ritorno, si custodiscono le esperienze. Questo simboleggia la nostra valigia, che ha i colori del mare, del Mare Mediterraneo e della Terra rossa, la Terra del Sud. Terra e Mare, dove nascono e si ancorano le nostre radici e dove ognuno desidera tornare.

Se il progetto è ambizioso, il fine ultimo è ancor più folle:

non far andare più via chi è tornato e far tornare chi lo desidera!!!

Anna Maria Bisceglia

Anna Maria Bisceglia, giovanissima, lascia Monte Sant’Angelo per  motivi di studio, frequentare l’Istituto Alberghiero. Dopo il diploma, si sposta per lavoro in Italia e all’estero. A 29 anni torna nel suo paese natale per investire nella sua amata Puglia tutta la sua  professionalità. Nasce così AMB Restaurant Coach & Event Planner.

In questa intervista ci racconta il suo ritorno e ci spiega di cosa si occupa…

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Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Perché credo nel mio territorio, credo nelle risorse che ha e che puó offrirci. Ed oggi dopo 15 anni di assenza penso di avere la maturità e la consapevolezza per affrontarlo!”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Piena di buoni propositi e tanti progetti basati soprattutto sulla sponsorizzazione del mio territorio! Sono tornata con una valigia stracarica di positività, progetti e soprattutto innovazione!”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Fino ad ora positivo! Ho avuto un riscontro altissimo già nei primi tre mesi! La gente sta imparando a conoscermi, partecipa ai miei eventi anzi li aspetta con ansia! Ho portato tante novità e la gente aveva bisogno di questo, aveva bisogno di qualcuno che si “prendesse cura di loro” ed è ciò che voglio fare! Amo il mio paese e i miei compaesani.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Non ho avuto grandi difficoltà, devo essere sincera, sono stata molto fortunata. In tanti mi hanno aperto le proprie porte fin da subito! Il mio consiglio però, qualora qualcuno ne abbia bisogno, è quello di crederci tantissimo e di non aver timore di essere visti come chi porta scompiglio perché il bello è proprio quello!”

Di cosa ti occupi?
Nasco nel mondo ristorativo, principalmente, come maîtresse d’hotel  e restaurant coach. Inoltre, sono una organizzatrice di eventi una così detta: event planner. Ho una passione fortissima per tutto ciò che riguarda il mio lavoro, amo il contatto con la gente. Adoro il mondo della moda,  il mio hobby preferito fare shopping, amo i balli caraibici e poi mi piace moltissimo leggere, scrivere e viaggiare! Per il futuro ho tantissimi progetti, tra gli altri, un tour in giro per la Puglia con protagonista una accoppiata vincente: vino e musica! Oltre a vari corsi di formazione e a tante tantissime altre novità!”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Siete meravigliosi, per me è stato un onore ricevere il vostro invito a raccontarmi per il blog! Vi apprezzo moltissimo per quello che fate!! Grazie mille ancora!”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Ci si potrebbe consigliare a vicenda! Ognuno con le proprie esperienze sia positive che negative!”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Aiutare a crescere e a migliorarci sempre, raccontando come già state facendo le storie di chi è tornato.”

 Se hai dell’altro da raccontarci questo spazio è tutto per te!
“Sono partita a 14 anni per andare a Vieste a studiare. Lì sono rimasta per cinque anni. Durante l’inverno studiavo e l’estate partivo. Lavoro stagionale a Riccione, Rimini, Gallipoli, Bibione. Dopo il diploma, sono partita in giro per l’Italia e non mi sono fatta mancare qualche capatina all’estero vicino Londra. Gli ultimi otto anni li ho passati in alto Adige a Selva di Val Gardena che considero un pò la mia seconda casa. Se sono arrivata dove sono e perché ho fatto la così detta gavetta e consiglio a tutti di farla, è importantissima! Sono tornata nel mio paese natale perché avevo voglia e bisogno di casa! Perché ci credo e perché le vibrazioni positive che mi regala la mia terrà nessun altro luogo riesce a darmele!

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Le orecchiette della nonna sicuramente mi sono mancate moltissimo, la mia famiglia, mio nipote che ho visto crescere pochissimo, i miei amici ma soprattutto il calore che provo ogni volta che metto piede nella mia terra, l’allegria, la solarità, il volersi bene che a noi del Sud viene sempre spontaneo!”

Ci suggeriresti altri nominativi di Bentornati al Sud?
Domenico Prencipe! Lui sicuramente ha molte cose da raccontarvi ha aperto un pastificio e una rete di produttorì con nome Sapefà!”

Grazie a te Anna Maria! Per averci parlato di te e della tua scelta di tornare. Per saperne di più, consigliamo di visitare il sito  www.annamariabisceglia.it scoprirete anche come rendere più bello il vostro Natale!! Per approfondire, non perdete l’articolo dedicato alla “Restaurant Coach di Puglia” della nostra BaS Ines Pesce per il suo omonimo blog.🙂

Marianna per BaS

Evento: presentazione libro “Il meglio sud” di Lino Patruno

Venerdì 18 novembre a Ceglie Messapica (BR), presso il MAAC -Museo Archeologico e di Arte Contemporanea, si è tenuto l’ultimo appuntamento dell’evento “LIBRIAMO”, la Rassegna Letteraria d’Autunno organizzata dall’ Associazione GIOIA patrocinata dal Comune e con la media partnership di Idea Radio. Ospite Lino Patruno per presentare il suo libro “Il meglio Sud” – Rubbettino Editore.

Il libro è un viaggio in quel Sud migliore, area dalle inaspettate ricchezze poco conosciute agli stessi meridionali. Un Sud in grado di attraversare il deserto nonostante i danni che continua a subire da gran parte delle politiche economiche nazionali. Tu non conosci le Resistenze del Sud: la traversata dei cento nuovi Mosè. Tutti uniti nelle Re-esistenze del Sud: giovanile, economica, sociale.

Preziosa la testimonianza di Valerio Tanzarella, avvocato, tornato al Sud per salvare dall’estinzione e diventare, con l’amico agronomo Angelo Giordano,  “AgriCultore custode di semi.” Noi di Bentornati al Sud abbiamo raccontato il nostro progetto e i ritorni al Sud della nostra rete proiettando il servizio RAI – Speciale TG1Cambio Vita” realizzato lo scorso inverno con la giornalista Federica Balestrieri.

Ha moderato l’incontro la giornalista e scrittrice Federica Marangio

Seguiteci, presto torneremo a parlare del Sud più bello…

Valentina Nesi e Luana Casalnuovo – Metis Magazine

Valentina Nesi, dopo la Laurea in lettere moderne, trova lavoro come insegnante in Toscana. Luana Casalnuovo, lascia il suo paese natale a 19 anni quando si trasferisce a Roma per frequentare l’università, corso di laurea in giurisprudenza.

A 27 anni, decidono di partire alla volta di Salamanca, in Spagna, per perfezionare la conoscenza della lingua spagnola. Al termine del periodo di studio, un’esperienza ricca e determinante per il loro futuro, sono tornate in Basilicata.

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Per quale motivo siete tornate al Sud?
“Principalmente perché il motivo della nostra permanenza in Spagna si stava per esaurire. In più avevamo in cantiere la nascita del nostro giornale: Metis magazine, progetto che siamo riuscite ad ultimare negli ultimi mesi.

Nonostante amassimo molto vivere in Spagna avevamo in mente di creare un qualcosa che avesse origine laddove abbiamo le nostre radici: in Basilicata, e ci sembrava giusto perseguire quest’obiettivo.”

La vostra valigia e’ piena di…
“La nostra valigia di ritorno è stato un bagaglio di emozioni, esperienze inaspettate ma anche tanta malinconia, il dispiacere del lasciare un posto che ci è rimasto nel cuore ma anche nostalgia verso la nostra terra natale.

Di sicuro il periodo spagnolo ci ha fatto assumere una maggiore consapevolezza su chi eravamo e su cosa avremo voluto realizzare.”

Complessivamente e’ stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Le esperienze vissute, sia a livello umano che dal punto di vista culturale, sono stata più che costruttive. In Spagna ci siamo potute relazionare con un ambiente, a tratti, molto differente da quello italiano e questa cosa ci ha aiutate molto nel momento in cui abbiamo deciso di fondare Metis magazine.

La voglia di tornare era tanta, ma al contempo, lasciare una città che ci ha dato tanto, anche dal punto di vista professionale, ha reso il ritorno in Basilicata più duro. Forti di questa esperienza, in pochi mesi, abbiamo dato vita a quello che prima di allora era solo un sogno nel cassetto: creare il nostro giornale.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltàà del rientro?
“Beh senz’altro la prima difficoltà è stata il dover salutare persone che erano entrate a far parte della nostra vita quotidiana, ma anche il non poter più vivere quei luoghi, le tradizioni tipiche ispaniche e sicuramente il cibo. In Spagna l’ambiente era molto conviviale, sia dal punto di vista scolastico che lavorativo, quindi, rientrate in Basilicata ci siamo dovute scontrare con una realtà per certi versi più dura.

Nel momento in cui Metis magazine stava muovendo i suoi primi passi, ci è capitato di sentire colleghi che cercavano di denigrare il nostro lavoro o ancora peggio, tendevano a banalizzarlo, probabilmente anche perché a capo del giornale ci sono due donne. Nonostante tutto, però, ci siamo lasciate scivolare di dosso le critiche e abbiamo perseguito il nostro obiettivo.

Con un pò di dispiacere abbiamo appurato che il detto: “Nemo propheta in patria sua” è vero, e i dati di Metis magazine lo dimostrano: siamo molto lette al centro-nord Italia e persino all’estero, con una punta molto alta di lettori nella città americana di Oshkosh, nel Wisconsin, dove è presente una grande comunità italiana,  ma in Basilicata e soprattutto nel Metapontino ( dove viviamo), ci seguono in pochi,  cosa che per certi versi ci ha un po’ rammaricato.”

Di cosa vi occupate?
“Siamo nel direttivo dell’associazione culturale “Metis factory” e dirigiamo il magazine di approfondimento, attualità, cultura e tanto altro, da noi stesse fondato. In questo periodo, siamo anche impegnate nella realizzazione di una Web TV e di una Radio.

Nel tempo libero ci occupiamo di varie attività che spaziano dalla lettura alla scrittura sino ai viaggi. Infatti, almeno un paio di volte l’anno, partiamo alla scoperta di nuovi posti.”

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Ci lasciate un pensiero per BaS…
Viaggiate, siate affamati di conoscenza e sempre pronti a prendere la valigia e partire per conoscere nuovi posti, culture e persone ma conservate sempre intatto l’amore per il vostro luogo d’origine. Quel “nostos” che non deve essere inteso solo come un ritorno in senso geografico ma simboleggia un vero e proprio attaccamento alle proprie radici e origini e che dopo tante peripezie può rappresentare l’ultimo tassello di quel puzzle che conduce alla completa conoscenza di se stessi.”

Una rete tra tornati al può essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Sì certo, pensiamo che sia fondamentale soprattutto perché l’unione fa la forza e creare una rete BaS potrebbe portare anche alla nascita di nuove idee e progetti atti alla valorizzazione delle nostre regioni.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“In primis dovrebbe offrire supporto e sostegno a chi decide di tornare al Sud. Ma, al tempo stesso, dovrebbe anche essere una sorta di network che porti all’ideazione e alla realizzazione di progetti innovativi per il meridione. Spesso quando si parla di “fuga di cervelli” si fa riferimento solo a chi emigra dall’Italia verso l’estero senza tenere in considerazione tutte quelle intelligenze che a causa della precarietà lavorativa sono costrette a lasciare il Sud Italia per trasferirsi al Nord.

Una rete progettuale e fattiva, quindi, potrebbe consentire loro di mettere a frutto il proprio talento creando una miriade di opportunità per sé e per gli altri.”

La cosa che più vi mancava e/o la cosa che più vi mancherà?
“Gli aperitivi nella Plaza Mayor di Salamanca, il calore della gente, i monumenti e persino la scuola. I passanti con i quali ti ritrovavi, quasi sempre, a scambiare quattro chiacchiere e l’informalità dei contesti anche più professionali.”

Grazie Valentina, grazie Luana! A noi, piace moltissimo che a capo di Metis magazine ci siano due giovani donne grintose come voi!

 Marianna per BaS

Elio Enrico Palumbieri

Elio Enrico Palumbieri, a 19 anni lascia Barletta per motivi di studio. Si trasferisce a Trento, dove si laurea in Giurisprudenza. A 25 anni torna in Puglia. Innamorato della sua terra, per farne emergere le potenzialità crea NIDOnet, associazione dedicata a tutti gli innovatori Bari e BAT.

Tifosissimo del Bari, ci racconta con grande entusiasmo il suo ritorno…

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Per quale motivo sei tornato al Sud?
Per tentare, per provare. Perché sono profondamente convinto delle possibilità della mia terra. Ma, ammetto, non sono l’unico a crederci: il supporto di uno studio associato trentino mi ha aiutato molto. Ora, insieme allo Studio Palumbieri a Barletta, proviamo a creare qualcosa di bello nella mia Puglia.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
Voglia di fare e di impegnarsi, di portare a casa quanto di bello e importante visto altrove.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
Positivo. Ho trovato persone nuove, che hanno davvero voglia di impegnarsi per inseguire un’idea, un progetto e anche un’ideale nuovo. Ho trovato curiosità e tanta bellezza.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
Bisogna superare le apparenze e puntare alla sostanza. Bisogna imparare ad affrontare la cultura della concorrenza inconcludente e fine a se stessa e cercare di fare sistema. Il futuro credo risieda in questo, sia tra i professionisti che tra le imprese.”

Di cosa ti occupi?
Sono praticante avvocato, specializzando in diritto agroalimentare europeo, diritto dell’innovazione e internazionalizzazione d’impresa. Inoltre, grazie al lavoro di un fantastico team, ho portato in Puglia il progetto NIDOnet: laboratorio di opportunità in cui vogliamo coinvolgere tutti i giovani motivati e interessati al mondo dell’innovazione.”

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Ci lasci un pensiero per BaS…
Non bisogna avere paura del ritorno. Ci vuole molto coraggio e intraprendenza…il Sud non è un posto per chi non sa rimboccarsi le maniche e lavorare.

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
Parliamo di professioni e di opportunità. Servono per far capire che chi torna non è solo.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
Creare una mappa di chi torna, le sue competenze, i suoi progetti.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
Il mare! Mi mancava il mare. Mi mancherà la serenità e la gentilezza del popolo trentino.”

Grazie Elio, BaS e NIDOnet hanno molti punti in comune per… fare “sistema”!!

Marianna per BaS

Stefania Pastore

Stefania Pastore, lascia Canosa di Puglia (BAT) per studiare Lettere presso L’Università Sapienza di Roma. Obiettivo: diventare giornalista. Cambia idea e dopo varie esperienze di lavoro, Roma inizia a non dare più risposte adeguate alle sue domande. Dopo 7 anni, a gennaio, torna in Puglia. Da marzo lavora per Atres Factory, per loro realizza reportage raccontando “paesi a modo mio”.

Qui, il suo racconto….

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“Il ritorno. Credo ci siano letterature infinite su i ritorni, reali, immaginati, sperati, auspicati, mancati, negati. Le radici. Si dice che un albero sia più forte quanto più siano forti e ben aggrappate al suolo le sue radici. Con una base solida l’albero riesce con più facilità ad espandersi, ad allungare le sue chiome, a crescere. Se non ci fossero quelle radici l’albero potrebbe tirare avanti per un po’, con l’inganno, l’illusione che l’aria possa bastargli. Ma non durerebbe molto. Quella tra l’albero e l’aria sarebbe una storia superficiale, destinata a fallire. Le radici, quelle si, belle, grosse, contorte, stravaganti, portanti. Alcune volte capita che però la terra si ammali, si distragga per un po’, troppi pensieri, troppe preoccupazioni. – Dai non ho tempo per pensare a te, dice all’albero. E l’albero che fa? L’albero se ne va, prova a trapiantarsi. -Si adesso sto con quest’altra, pensa l’albero. Niente di serio eh, però ci provo. E quello ci prova davvero a farsela andare bene la terra nuova, la sistema un po’ perché assomigli il più possibile alla sua. – Tanto la terra è terra ovunque, così pensa. -Niente, non va, prova a capirmi, ma niente. Mi manca la mia terra, l’odore, il colore, il modo in cui posso affondare le mie radici, mi manca arida, asciugata dal sole, mi manca morbida, quando piove. L’albero ci pensa un po’ su, pensa a quanta fatica deve fare per far si che possa dire: è la mia terra e ne vado fiero. Poi pensa che quella terra è sua madre, che è suo padre anche, sua sorella, sua nonna, sua nipote, sua zia, suo nonno. È sua e quando una cosa è tua devi occupartene. Ci devi almeno provare. L’albero decide di tornare, lui e la sua terra sono andati a convivere. I primi tempi, si sa, sono complicati. Discutono molto. Ma l’amore c’è. Tutto l’amore che c’è.

Questo, riassumendo, è quello che è successo a me e a tanti altri. Guardate, io proprio non me lo ricordavo che volesse dire sentirsi parte di un luogo. È strano, sai che non gli devi spiegazioni. Il tuo luogo se ne sta lì come un vecchietto dietro la vetrina in attesa dei nipotini. Parliamoci chiaro, quando si parla di ritorno e quando questo ritorno riguarda un paesino del Sud Italia, le cose si fanno complicate. Sapete qual è la cosa che più temo, la domanda che più mi mette a disagio, mi disorienta, mi disarma? E tu? Ecco, questo “e”, congiunzione, con “tu”, seconda persona singolare, seguito da punto interrogativo insinuante, è una di quelle cose che mi provoca dolore fisico quasi. Perché in quel -e tu- c’è un sacco di roba: e tu perché sei tornata? E tu il lavoro? E tu il fidanzato? E tu il matrimonio? E tu i figli? E tu la famiglia? E tu? Tu! Proprio tu, quando ti muovi? Eppur si muove! Diceva quello là. E io? Io ritorno e ci provo. Ci provo a dare un senso, a fidarmi dell’istinto, della mia natura. – Sei una tosta, con le palle. Così mi dicono. Ebbene cari, le palle non mi servono. E tu? Chi, io? Io voglio essere una femmina pugliese, con la vagina. La Puglia, d’altronde, è un gran bel pezzo di gnocca.”

Stefania Pastore per BaS

Antonella Sardelli

Antonella Sardelli, all’età di 25 anni lascia San Vito dei Normanni (BR) e si trasferisce a Madrid per completare il suo percorso formativo.  A 32 anni torna in Puglia. A Bari.

La sua passione: la Spagna e la sua cultura. Il suo hobby, dopo la lettura, il suo lavoro: “Perché quando lo si fa con passione, non è più solo un lavoro, ma la vita stessa.” Il suo ritorno è legato non solo ad un forte desiderio di tornare a casa ma ad un’opportunità lavorativa sfumata che le farà prendere un’importante decisione…

antonella5Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Mi sono trasferita a Madrid per completare la mia formazione. E mentre finivo di redigere i due tomi della mia tesi dottorale ho cominciato a lavorare come docente di italiano per stranieri presso il Dipartimento di Filologia Italiana della Facultad de Filología della Universidad Complutense de Madrid. Anche se il lavoro e la ricerca mi davano immensa soddisfazione, sono sempre rimasta legata alla mia terra. Ragion per cui, non appena mi si è presentata l’occasione, ho deciso di tornare. E nel mio caso, galeotto è stato un concorso per ricercatore bandito dall’Università degli Studi di Bari. Concorso che credevo di vincere, anche se poi così non è stato.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“La mia valigia del ritorno è piena di nostalgia per una università, la UCM, che funziona benissimo, in cui la didattica ruota intorno alla figura dello studente, ed in cui si può fare ricerca seria su un ramo della linguistica che in Italia viene ignorato dai più: la Fraseologia e la Paremiologia.
Ma la mia valigia è piena anche di tanti insegnamenti e tante conoscenze eredità della mia esperienza madrilena, insegnamenti e conoscenze che ho cercato di trasmettere ai miei studenti dell’ex Facoltà di Lingue dell’Università degli Studi Aldo Moro di Bari nel periodo in cui ho prestato servizio tra le sue mura. Certo non è stato facile adattarsi ad un sistema la cui impostazione è totalmente diversa rispetto a quella in cui mi sono formata e sono cresciuta professionalmente. Non sono quindi mancati momenti di scoramento e protesta in linea con un modo tutto spagnolo di affrontare gli ostacoli e ribellarsi contro quelle che si considerano ingiustizie. La valigia del ritorno è quindi piena di voglia di fare e di lottare per un sistema migliore.

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Positivo. Uno dei proverbi che ho imparato a ripetermi da quando sono rientrata a Bari è QUANDO SI CHIUDE UNA PORTA, SI APRE UN PORTONE. La mia esperienza universitaria a Bari non è stata delle più rosee. Sono rientrata nell’ottobre 2011 credendo di aver vinto un concorso di ricercatore e mi sono ritrovata a coprire delle vacanze con dei contratti di collaborazione, che purtroppo in ambito universitario sono una prerogativa tutta italiana, per poi essere riconvocata e scartata qualche anno dopo. La delusione è stata forte. Ma quando si chiude una porta, si apre un portone. Ed è lì che ho deciso di abbandonare quella che non era più una carriera universitaria per aprirmi un’attività in proprio e fare quello che so fare meglio: insegnare lo spagnolo. Oggi, dopo tre anni, il CENTRO DE ESTUDIOS LINGÜÍSTICOS è diventato un punto di riferimento per chi studia spagnolo su Bari e dintorni, sinonimo di professionalità e competenza. Dal 2014 poi, l’associazione DICUNT, di cui sono presidente, si occupa di promuovere e diffondere la cultura spagnola sul territorio e lo fa soprattutto attraverso due dei suoi fiori all’occhiello: 1) il CORO DICUNT, formazione giovane ed innovativa, diretta dal Maestro Leonardo Grittani, che si dedica essenzialmente allo studio e riscoperta di repertorio spagnolo dal Rinascimento ai giorni nostri; 2) BARI VALE, il primo ed unico programma radiofonico di diffusione della cultura spagnola in Italia, che si avvale del patrocinio morale del Consolato Onorario di Spagna a Bari e dell’Ambasciata di Spagna in Italia. Da pochissimo abbiamo anche fondato, con la collaborazione ed il supporto del Consolato di Spagna a Bari e dell’Ambasciata di Spagna in Italia, l’associazione  italo-spagnola ACIS-BARI, che si propone di continuare il lavoro di diffusione della cultura spagnola dedicandosi nello specifico alla cultura artistica spagnola.

In definitiva, non si può che parlare di un ritorno positivo, anche se ha implicato un “giro di vita” sostanziale.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Sono state numerose le difficoltà del rientro.È stato difficile abituarsi ad un sistema diverso da quello spagnolo, per molti versi meglio organizzato e più funzionale. Per superare queste difficoltà, ho sempre cercato di fare il mio lavoro con passione e dedizione. Quando non è più bastato, non mi sono persa d’animo. E mi sono creata una nuova opportunità di lavoro. E devo ammettere che sono stata fortunata. Il segreto è crederci e non arrendersi mai.

Di cosa ti occupi?
“Come accennato, da qualche anno sono la responsabile del CENTRO DE ESTUDIOS LINGÜÍSTICOS, l’unico centro dedicato esclusivamente alla didattica dello spagnolo e dell’italiano per stranieri. Dal 2014 sono anche la presidente di DICUNT, un’associazione che si occupa essenzialmente di Diffusione della cultura spagnola. Ma non solo. DICUNT è anche sede d’esame PLIDA e porta avanti e fomenta studi ricerca di Dialettologia, Fraseología e Paremiología in collaborazione con il Grupo de Investigación UCM 930235 FRASEOLOGÍA Y PAREMIOLOGÍA. Da quest’anno sono anche presidente dell’associazione italo-spagnola ACIS-BARI, che da poco ha presentato in conferenza stampa la sua I STAGIONE ARTISTICA sotto la direzione di Leonardo Grittani, che ricopre anche l’incarico di vicepresidente dell’associazione. Una stagione che si fonda sulla sinergia delle arti e in cui si spazia dalla musica al teatro, dal baile alla poesia.”

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Grazie di questa meravigliosa possibilità!!! È importante poter lasciare questa testimonianza. È stato facile andar via e cominciare a costruirmi un futuro fuori. La cosa più difficile è  tornare e rimboccarsi le maniche per offrire qualcosa di nuovo ed utile nel nostro territorio!!

Una rete tra tornati al Sud è d’aiuto e supporto a chi torna?
“Creare rete e far conoscere chi ha vissuto esperienze simili è un gran aiuto.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Sono tanti coloro che decidono di tornare ma spesso è difficile ricominciare. BaS potrebbe essere d’aiuto in questo senso, dando supporto e facendo conoscere realtà interessanti e innovative che si muovono sul territorio.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“La cosa che più mi mancava della mia terra è il mare. E la cosa che più mi mancherà della Spagna? …… La Spagna!”

Grazie Antonella, la tua storia sprigiona amore per la Spagna in ogni singola parola… e siamo contenti  che tanta passione tu l’abbia investita nella nostra terra!

 Marianna per BaS

Piera Carrieri

Piera Carrieri, lascia Carosino (TA) a 20 anni per motivi di studio e va a Milano. Torna a 32 anni dopo aver realizzato il suo sogno: fare del ballo il suo mestiere!

Ora ne ha uno nuovo, far ballare tutto il Sud!
Leggete l’intervista per scoprire la sua danza preferita…

pieracarrieri1Per quale motivo sei tornata al Sud?
“Sono tornata al Sud perché ho ereditato una casa che ho ristrutturato e perché si sono presentate proposte lavorative.”

La tua valigia del ritorno è piena di…
“Esperienza… sapere! Sono partita per studiare in un’Accademia di Musical a Milano. Ho sempre ballato e, contrariamente a quello che si pensa in genere in Italia ma soprattutto al Sud, volevo che la danza fosse il mio lavoro non solo una passione da coltivare, un hobby o un’attività extra scolastica! Per me non è mai stato così, era qualcosa di più e doveva essere il mio lavoro. Per diventare un vero professionista, è giusto che si studi in accademie serie e con dei maestri professionisti, perciò sono partita, a 20 anni, per Milano e ci sono rimasta per 12 anni. Ho studiato e sono entrata nel mondo del lavoro artistico teatrale milanese. Sono partita per NYC per approfondire gli studi per un mese poi ancora Milano, insomma tante cose! Nonostante tutto sembri molto bello e affascinante (…e lo è! ) il mio Sud, con tutti i mille problemi, è rimasto sempre nel mio cuore e ormai sentivo l’esigenza di portare un po’ di me anche nella mia terra così sono partire collaborazioni con alcune scuole della provincia: prima a Grottaglie, poi a Taranto, a Brindisi e Lecce… fino a quando non mi è stato proposto di tornare perché sentivano l’esigenza di imparare quello che portavo di nuovo. Una disciplina nuova per la Puglia e per il Sud in generale… il tip tap! Dopo un anno di riflessione ho deciso di rientrare e ho intrapreso l’insegnamento del tip tap nelle scuole di danza mantenendo il mio lavoro da ballerina nella compagnia TAPPERS di cui faccio parte a Milano….è partita così questa bella avventura.”

Complessivamente è stato un ritorno positivo o negativo?
“Il ritorno è stato positivo, lo dico alla luce di questi due anni in cui sono rientrata, perché vivo la mia vita più serenamente senza la frenesia della città, in contatto con la natura, con gli amici di sempre e con la famiglia! La mentalità è quasi come l’ho lasciata, “quasi” perché ci sono dei cambiamenti e miglioramenti lievi ma ci sono. Spero ci possa essere una ripresa, soprattutto se tornano tutti quelli che sono stati fuori perché solo così ci  può essere cambiamento.”

Quali sono state, se ce ne sono state, le difficoltà del rientro?
“Le difficoltà sono state diverse: abitudini diverse, stile di vita diverso ma soprattutto la mentalità molto molto diversa…del resto sono andata via prestissimo, per cui era inevitabile! Inizialmente vedevo mille cose che non andavano e che non ero abituata a vedere, nella quotidianità, ma che rendono comunque il Sud pittoresco e bello. Mi sono scontrata nuovamente con modi di vivere la vita e di affrontare le situazioni che non condividevo e non condivido ma poi ho capito che l’unico modo per potersi reintegrare e vivere con equilibrio è mantenere sempre le proprie idee, i propri obiettivi senza adeguarsi ad un sistema sbagliato. Prima o poi, si trova sempre qualcuno che accetta e condivide anche qui un diverso modo di fare e di lavorare.”

 Di cosa ti occupi?
“Come anticipato, insegno Tip Tap e ballo in una compagnia a Milano i “TAPPERS”. Insegno questa disciplina nella provincia di Taranto, Brindisi e Lecce e mi piacerebbe farla conoscere in tutta la Puglia e perché no anche nelle altre regioni del Sud.

Ci lasci un pensiero per BaS…
“Complimenti per la vostra iniziativa.”

Una rete tra tornati al Sud potrebbe essere d’aiuto e supporto a chi torna?
“Certo! Ascoltando gli altri che fanno questa stessa scelta.”

Cosa dovrebbe/potrebbe fare la rete BaS?
“Degli incontri per conoscersi tutti personalmente.”

La cosa che più ti mancava e/o la cosa che più ti mancherà.
“Mi mancavano il sole e  gli affetti ma la cosa che ora mi manca di Milano è Milano”

Grazie Piera, ci hai incuriositi…. e se organizzassimo un incontro tra tornati al Sud al ritmo di Tip Tap !!??🙂

Marianna per BaS